Biografia L'infanzia (1857-1868)

Alfred Loisy nacque il 28 febbraio 1857 nella casa che il bisnonno Léger Sébastien aveva acquistato nel 1808 all'estremità del piccolo comune di campagna di Ambrières, «con una vista molto piacevole sul corso sinuoso della Marna e sui villaggi della valle».A. Loisy, Choses passées, 1913, p. 2. Alfred era il secondo figlio di Charles Sébastien Loisy (1826-1895) e di Marie Justine Desanlis (m. 1901), preceduto dal fratello Charles Auguste (1852-1922), che aiuterà il padre, insieme con alcuni garzoni di fattoria, nella coltivazione delle terre e nell'allevamento degli animali. Il 7 gennaio 1861 nacque l'ultima figlia, Marie Louise (m. 1932).

Come in tanti villaggi rurali, ad Ambrières si seguivano i costumi patriarcali, e i grandi avvenimenti dell'anno consistevano nella festa patronale, nel pellegrinaggio alla cappella di Saint-Aubin, a Moëslains, e nella fiera di Vitry-le-François. Il cattolicesimo era parte della tradizione, anche famigliare, per quanto il padre fosse al riguardo «di un'indifferenza perfettamente serena»,A. Loisy, Choses passées, cit., p. 52. e così furono la madre Marie Justine, oltre a una giovane donna del paese, di cui Charles Loisy era tutore, e al curato d'Ambrières, labbé Jean-François Géant (1804-1871), a dare ad Alfred un'educazione religiosa.

Nella scuola di Ambrières fece gli studi elementari, conclusi nel 1868, primo dell'Istituto, e quell'anno ottenne anche due premi in un concorso tenuto tra gli allievi delle scuole primarie del dipartimento. La cerimonia di premiazione, tenuta davanti al prefetto di Châlons e alle autorità accademiche della regione, lo impressionò: «Quel che c'è di vano in tutte queste cose sfugge allo spirito di un bambino. Quel giorno, ebbi un vago sospetto della gloria alla quale possono condurre le fatiche dello spirito», scriverà Loisy nel 1884.A. Loisy, Note autobiografiche, in A. Houtin, F. Sartiaux, Alfred Loisy. Sa vie - Son œuvre, 1960, p. 11.

Gli studi classici (1869-1874)

Mandato nel 1869 al collegio di Vitry-le-François, vi restò solo un anno, a causa della guerra e dell'occupazione prussiana. Nel 1871 prese lezioni private dal nuovo curato di Ambrières, labbé Henri Munier (1843-1883). Anche la cerimonia d'insediamento del nuovo parroco impressionò fortemente il giovanissimo Alfred: da quel giorno, probabilmente, «io fui orientato, quasi senza accorgermene, verso il sacerdozio».A. Loisy, Choses passées, cit., p. 10.

Dall'ottobre del 1872 tornò agli studi regolari nel collegio di Saint-Dizier, diretto dagli ecclesiastici della diocesi di Langres; «piccolo e mingherlino [...] pessimo nei giochi, timido e maldestro», ispirava ai compagni sentimenti misti di disprezzo per il suo scarso vigore e d'ingenua ammirazione per la sua bravura di scolaro.A. Loisy, Memorie per la storia religiosa dei nostri tempi, I, 1961, pp. 16-17. Dimostrò anche una grande devozione religiosa e le prediche del gesuita lorenese padre Jean-Baptiste Stumpf (1817-1878), insieme, nel 1874, a una lunga e seria malattia della sorella, fecero prendere in profonda considerazione a Loisy l'idea di farsi prete: «la vita era dunque ben poca cosa. In questo caso, perché non sacrificarla?». Promettendo di dedicarsi al sacerdozio, era in qualche modo presente in lui la volontà del sacrificio della propria vita in cambio della salvezza di quella della sorella.

Sedotto altresì dall'idea di consacrarsi «a un servizio disinteressato dell'umanità», la sua inesperienza della vita non gli fece comprendere l'esistenza di tanti altri «servizi di quel genere e che la Chiesa cattolica non ha il monopolio della devozione».A. Loisy, Choses passées, cit., pp. 14-15. Fu così che, rinunciando a conseguire il baccalaureato nel collegio di Saint-Dizier malgrado la disapprovazione dei genitori e dei suoi professori, Loisy decise di entrare immediatamente in seminario.

Gli studi in seminario e l'ordinazione sacerdotale (1874-1879)

Loisy entrò nell'ottobre del 1874 nel Grand Séminaire di Châlons, frequentato da una cinquantina di allievi per lo più provenienti da povere famiglie di contadini e diretto da padre Modeste Roussel (1810-1881), un uomo che dimostrò sempre benevolenza per Loisy.

Il professore di morale, Sosthène Hémard (1831-1905), fedele lettore del reazionario «L'Univers» di Louis Veuillot, era «di stretta ortodossia e di focosa intolleranza. Insieme a questo, volgarità e pretensione». Victor Molard (1842-1905), insegnante di dogmatica, «ignorava profondamente tutto ciò che supponeva di sapere», mentre Ernest Peuchot (1842-1917), professore di Sacra Scrittura che non conosceva l'ebraico, era «lo spirito meno critico e meno adatto allo studio». Il professore di filosofia Onésime Ludot (1848-1905) «era il solo uomo che avesse una giusta idea delle necessità dei tempi nuovi e degli enormi difetti dell'insegnamento clericale».A. Loisy, Note autobiografiche, in A. Houtin, F. Sartiaux, cit., pp. 15-16. Proprio per questo motivo nel 1875 fu scartato dall'insegnamento attraverso la nomina a curato di La Neuville-au-Pont.A. Houtin, F. Sartiaux, cit., p. 16.

La pur breve relazione che Loisy ebbe con lui, e la lettura di Lacordaire produssero un primo effetto di emancipazione sul suo spirito. Loisy studiò la Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino «fino a perdere la ragione. L'impressione che mi restò fu che il grande edificio filosofico del Medioevo posava su fondamenta in rovina» e suo malgrado finì col dubitare «della realtà obbiettiva delle conclusioni metafisiche. La base della mia fede era così compromessa».A. Loisy, Note autobiografiche, in A. Houtin, F. Sartiaux, cit., p. 16.

Loisy apprese i fondamenti della lingua ebraica da un allievo più anziano e poi continuò a studiare da solo. Avrebbe dovuto ricevere la tonsura dopo due anni di seminario, nel 1876, e invece l'ebbe, con gli ordini minori, il 24 giugno 1877. L'anno dopo, il 30 giugno 1878, dopo una notte passata insonne, fu ordinato suddiacono, cominciando l'obbligo del celibato e l'impegno perpetuo nella Chiesa: «Ci prosternammo dinnanzi all'altare e sopra noi si recitarono le litanie dei santi. Il grande errore della mia vita era consumato».A. Loisy, Choses passées, cit, p. 46.

Per due mesi, dalla fine d'ottobre, frequentò a Parigi l'«École supérieure de théologie», appena istituita nel quadro delle Facoltà dell'Institut catholique. Loisy era stato scelto appositamente dal direttore del seminario, ma non fu soddisfatto dei corsi che vi si tenevano e, con l'appoggio di Roussel, in gennaio poté rientrare in seminario. Il 29 marzo 1879 fu consacrato diacono da Guillaume Meignan, vescovo di Châlons e futuro cardinale, e il successivo 29 giugno fu ordinato prete. Il giorno dopo celebrò la sua prima messa, e il 6 luglio fu nominato curato di Broussy-le-Grand, villaggio del cantone di Fère-Champenoise, «notevole, dal punto di vista religioso, per la sua profonda indifferenza».A. Houtin, F. Sartiaux, cit., p. 24.

Curato di campagna (1879-1881) Broussy-le-Grand non aveva parroco da più di due anni e non sembrava averne bisogno, dal momento che i suoi abitanti lo chiamavano solo per amministrare l'estrema unzione e andavano a messa solo il giorno dei morti. Roussel si preoccupò di procurargli una parrocchia più confortevole e la trovò a Landricourt, piacevole villaggio a meno di tre chilometri da Ambrières, più rispettoso del suo curato e più assiduo alla messa domenicale. Qui fu trasferito Loisy il 31 gennaio 1880, pochi mesi prima della morte del suo protettore.A. Houtin, F. Sartiaux, cit., pp. 24-25.

Loisy ebbe però l'impressione che non sarebbe rimasto a lungo a Landricourt. In novembre scrisse a Fréderic Monier (1831-1912), direttore dell'Institut catholique di Parigi, e a Louis Duchesne, professore di storia ecclesiastica, manifestando loro il suo desiderio di frequentare l'Istituto per laurearvisi in teologia. In effetti, nel marzo del 1881 il vicario generale Ulysses Pannet (1824-1911) gli comunicò di doversi trasferire a Fontaine-sur-Coole, e Loisy rifiutò.

Grazie all'intervento in suo favore di Monier e Duchesne, il vescovo Meignan gli concesse il permesso di lasciare Landricourt, e il 12 maggio 1881 Loisy poté entrare all'Institut di Parigi. Loisy, che non amava la grande città, contava di restarvi il tempo necessario a ottenervi il lettorato in teologia per poi insegnare nel seminario di Châlons una dottrina cattolica «che tenesse soprattutto conto dei bisogni dei tempi nuovi».A. Loisy, Note autobiografiche, in A. Houtin, F. Sartiaux, cit., pp. 27-28.

«Maître de conférences» (1882-1890)

Nel giugno del 1881 Loisy divenne uditore magna cum laude e in ottobre superò il primo esame di licenza. Leggeva intanto l'edizione del Nuovo Testamento del Tischendorf, convincendosi che quegli scritti «non erano esenti da contraddizioni, portando tracce evidenti di tendenze personali dei loro autori. L'autenticità di Matteo e di Giovanni mi parve molto sospetta».A. Loisy, Note autobiografiche, in A. Houtin, F. Sartiaux, cit., p. 30.

In dicembre gli fu affidato il corso di ebraico e preparando le lezioni sul Pentateuco, credette di riconoscervi «una collezione di racconti mitici o leggendari, la cui redazione definitiva era molto posteriore a Mosé». Loisy dovette perciò «cercare il modo di conciliare il dogma con i risultati acquisiti dalla scienza moderna».A. Loisy, Note autobiografiche, in A. Houtin, F. Sartiaux, cit., pp. 30-31. Intanto, il rettore monsignor Maurice d'Hulst (1841-1896), otteneva dal vescovo Meignan che Loisy rimanesse a insegnare all'Institut catholique, e il 23 giugno 1882 egli conseguì la licenza in teologia. In attesa di ottenere il dottorato che gli assegnasse il titolo di professore, Loisy poteva insegnare all'Institut catholique come «maître de conférences».

Contemporaneamente, Loisy s'iscrisse all'École pratique des Hautes Études per seguirvi i corsi di assiriologia e, per breve tempo, di egittologia, e frequentò il corso di ebraico tenuto da Ernest Renan al Collège de France, dove dal 1883 al 1885 seguì anche il corso di lingua amarica di Joseph Halévy (1827-1917). Dal 1884 Loisy sostituì spesso labbé Paulin Martin (1840-1890) alla cattedra di sacra Scrittura dell'Institut catholique dove, dal 1886, iniziò a insegnare assiriologia e, dal 1887, lingua amarica.

Sono gli anni in cui si consumava la sua crisi: «nell'inverno 1885-1886 ho preso netta coscienza di non poter mantenere la posizione dell'ortodossia, o piuttosto mi sono reso conto di averla totalmente abbandonata».A. Loisy, lettera del 16 maggio 1912 a Friedrich von Hügel. Conoscendo bene il passato e il presente della Chiesa, vedeva «le cose superate nella sua disciplina, le pratiche del culto non in rapporto con i bisogni del tempo, il senso materiale delle sue formule teologiche ogni giorno meno sostenibile».A. Loisy, Choses passées, cit., p. 77.

In quel periodo avrebbe anche perduto la fede nell'anima, nel libero arbitrio, nella vita futura e nell'esistenza di un dio personale:Confidenza che Loisy avrebbe fatto all'allora amico Albert Houtin il 2 novembre 1906: cfr. A. Houtin, F. Sartiaux, cit., p. 138. Una lunga nota del suo diario, alla data del 15 novembre 1886, esprime la sua crisi religiosa senza arrivare a tali ammissioni: cfr. A. Loisy, Choses passées, cit., pp. 76-77. sincero con se stesso, Loisy non lo fu però con gli altri, nascose il suo conflitto interiore e non lasciò la Chiesa. Loisy affermava allora di considerare ancora la Chiesa «un'istituzione necessaria, come pure quello che di più divino vi sia sulla terra», e di pensare di poter assolvere, al suo interno, «il grande apostolato di umanità del quale pretende di essere investita», di aver sperato che essa non si sarebbe opposta «all'opera di tutti i ricercatori di verità [...] fra i quali intendevo occupare il mio posto», e infine, di non aver voluto, abbandonando la Chiesa, dare un grande dolore ai suoi genitori.A. Loisy, Memorie, cit., I, pp. 93-96.