Peso massimo, soprannominato Brown Bomber oppure The People's Champ ("Il campione del popolo"), contribuì a rendere il pugilato uno sport popolare nel periodo conseguente al ritiro di Jack Dempsey, costruendosi una grande reputazione come atleta onesto e laborioso all'interno di una disciplina allora dominata dal gioco d'azzardo.
Fu detentore del titolo di campione del mondo per quasi 12 anni: dal 22 giugno 1937 al 1º marzo 1949, durante i quali vinse 27 match validi per il titolo mondiale, record rimasti ad oggi imbattuti nella categoria dei massimi. Fu insignito anche del premio di "pugile dell'anno", assegnato da Ring Magazine, in quattro occasioni (1936, 1938, 1939 e 1941).
La sua figura ebbe un impatto culturale anche al di fuori dal pugilato: è infatti considerato il primo afroamericano ad aver ottenuto lo status di eroe nazionale, e fu un punto di riferimento del sentimento antinazista che condusse alla seconda guerra mondiale. Ebbe anche un ruolo determinante nell'integrazione e diffusione del gioco del golf, oltre che come praticante, presentandosi come sponsor in un evento PGA nel 1952, contribuendo a rompere le barriere razziali nello sport americano.
Biografia Primi anni Joseph Louis Barrow nacque il 13 maggio 1914 in una casa fatiscente a circa sei miglia a nord-ovest di La Fayette, nelle zone rurali della Contea di Chambers. Era il settimo degli otto figli di Munroe e Lillie (Reese) Barrow.Richard Bak, Joe Louis: The Great Black Hope, Perseus Publishing, New York, 1998p. 6. Il padre era un afroamericano con alcuni antenati bianchi, mentre la madre era per metà Cherokee. Entrambi i genitori di Joe erano figli di ex schiavi e alternavano la mezzadria con l'allevamento di bestiame in affitto.Bak p. 5
Louis trascorse i suoi primi 12 anni di vita nelle zone rurali dell'Alabama. Soffriva di un particolare impedimento, che non gli dava la possibilità di parlare correttamente. Parlò pochissimo fino ai sei anni.Bak, pp. 6-7. Louis sapeva poco del padre perché nel 1916, creduto mentalmente non sano, venne internato in un istituto psichiatrico.Bak, p. 7. Intorno al 1920 sua madre Lillie, avendo ricevuto la falsa notizia che Munroe Barrow era morto si sposò con Pat Brooks, un imprenditore edile locale. In realtà Munroe era ancora in vita e morì nel 1938, senza sapere nulla della fama del figlio.Bak, pp. 7-8.
Nel 1926 la famiglia di Joe ebbe un alterco con il Ku Klux Klan e, prendendo parte alla grande migrazione afroamericana, si trasferì a Detroit, nel Michigan.Bak, p. 11.Erenberg, p. 23. La famiglia Barrow si stabilì in una casa presso 2700 Catherine (ora Madison) Street nel quartiere di Detroit detto Black Bottom.Bak, pp. 13-14. Louis frequentò la Bronson Vocational School per alcuni anni e sua madre tentò in qualche modo di avvicinarlo al mondo della musica, in particolare a fargli imparare a suonare un violino.Bak, p. 22. Suo fratello trovò lavoro nella Ford e lo stesso Joe lavorò per un breve periodo nella piantagione del River Rouge.
Carriera pugilistica Dilettante La grande depressione colpì anche la famiglia di Joe, ma come alternativa alle varie gang di strada, Louis cominciò a trascorrere il suo tempo in un centro ricreativo giovanile al n. 637 di Brewster Street, a Detroit.Bak, p. 23.
Louis iniziò la sua carriera pugilistica da novizio probabilmente intorno al 1932,La data del debutto da dilettante di Joe è ancora soggetta a varie speculazioni. Alcune fonti datano il suo debutto al 1932, altre al 1933, ma secondo altre informazioni storiche, la data risale probabilmente agli inizi degli anni '30. See Bak, pp. 31-32. all'età di 17 anni, come peso mediomassimo. Secondo una leggenda, prima di un match, Louis, che sapeva a malapena leggere e scrivere, firmò così grande che non ci fu più posto per il suo cognome "Barrow". Venne perciò presentato come Joe Louis e divenne noto con quel nome per tutto il resto della carriera.Adler, p. 6. Dopo il suo debutto (una sconfitta contro Johnny Miler futuro campione olimpico) Bak, pp. 31-32. collezionò una numerosa serie di vittorie e vinse il campionato del club del suo centro ricreativo, culla di molti atleti aspiranti poi vincitori di Golden Gloves nazionali.Bak, p. 33.
Nel 1933 Louis si aggiudicò il Golden Gloves della categoria dei novizi (pesi mediomassimi) dell'area di Detroit, prima di perdere il torneo open dei Golden Gloves di Chicago.Bak, p. 35. L'anno seguente vinse nuovamente il Golden Gloves open di Detroit e trionfò nel torneo open di Chicago, sempre nei mediomassimi. Un infortunio alla mano lo costrinse a rinunciare ai Golden Gloves nazionali di New York-Chicago ma, nell'aprile 1934, vinse il Campionato nazionale AAU a Saint Louis.Bak, p. 40. Terminò la carriera dilettantistica con il record di 50 vittorie, delle quali 43 per KO e 4 sconfitte.Bak, p. 42.
Primi anni di professionismo
Le impressionanti prestazioni da dilettante attirarono subito su di lui l'attenzione dei promoter professionali. Al suo aspetto fisico placido e apparentemente pigro, Louis contrapponeva, sul ring, grandi velocità e agilità unite a una straordinaria potenza, per cui ebbe il soprannome di "Brown Bomber" ("Bombardiere nero"). Louis decise di essere rappresentato da un procuratore di colore, un bookmaker di Detroit di nome John Roxborough. Roxborough lo convinse che i manager bianchi non avevano alcun vero interesse nel vedere un pugile nero farsi strada: «[Roxborough] mi parlò del destino della maggior parte dei pugili neri, quelli con manager di pelle bianca, che finivano con un nulla di fatto e sul lastrico prima ancora di raggiungere il massimo della forma. I manager bianchi non erano interessati agli uomini di cui si occupavano, ma solo ai soldi che potevano guadagnare da loro. Non si prendevano tempo a sufficienza per assicurarsi che i combattenti avessero un allenamento adeguato, che vivessero comodamente o mangiassero bene, o avessero qualche soldo in tasca. Mr. Roxborough stava parlando del Black Power ("il potere nero") prima che diventasse popolare».
Roxborough conosceva un manager dell'area metropolitana di Chicago, di nome Julian Black, che si occupava già di un gruppo di mediocri pesi massimi, contro cui Louis avrebbe potuto affinare la sua arte. Una volta entrato in squadra, Black sollecitò Jack "Chappie" Blackburn, un altro nativo di Chicago, a diventare allenatore di Louis.
I primi incontri professionali di Joe si svolsero tutti nell'area di Chicago. Il suo debutto da professionista avvenne tra i pesi massimi il 4 luglio 1934 contro Jack Kracken, al Bacon Casino di Chicago sud.Vitale, p. 65. Il match terminò con un KO al 1º round per Louis, che guadagnò il premio di 59 dollari.Vitale. p. 67. Nel settembre 1934, mentre stava pubblicizzando un incontro a Detroit contro il canadese Alex Borchuk, Roxborough fu sottoposto a pressioni da parte della Commissione pugilistica dello Stato del Michigan, che aveva intenzione di associare Joe ad un promotore bianco.Vitale, p. 69. John rifiutò e continuò ad occuparsi personalmente della carriera di Louis, organizzando match contro Sykes Arte e Stanley Poreda. Nel 1934 disputò un totale di 12 match, vincendoli tutti di cui 10 prima del limite.
Nel 1935 entrò nel management di Joe Louis uno dei più importanti promotori dell'epoca, Mike Jacobs, con il quale firmò un contratto della durata di 3 anni. Il contratto non escludeva Roxborough e Black, con cui Louis al compimento di 21 anni firmò un contratto molto oneroso che trasferiva ad entrambi la metà delle future entrate. Joe Louis e i suoi manager tentavano di discostarsi dall'immagine di Jack Johnson enfatizzando la modestia del "Bombardiere nero" e la sua sportività. Black e Roxborough continuarono attentamente e deliberatamente a gestire l'immagine pubblica di Joe. Essi diedero a Louis i "Sette Comandamenti" per la sua condotta personale, questi includevano: a) mai farsi fotografare con una donna bianca; b) mai prendersi gioco di un avversario sconfitto; c) vivere e combattere in maniera pulita.Durante questo periodo Louis incontrò anche un amico di lunga data, Truman Gibson, che in seguito sarebbe diventato il suo avvocato personale.Gibson, pag. 67.
Verso il titolo mondiale Sebbene il manager gli trovasse avversari di alto livello, l'iter per combattere per la cintura mondiale era ancora lungo. Negli Stati Uniti, infatti, molti diffidavano della prospettiva di avere un altro campione mondiale nero, dopo Jack Johnson. A molti pugili neri, anche in categorie di peso differenti venivano impediti incontri per i titoli. Quelli a cui venivano concesse occasioni erano pochi.
Il primo ex Campione del Mondo che Louis incontrò fu l'italiano Primo Carnera. Il match fu combattuto il 25 giugno 1935, allo Yankee Stadium di New York, di fronte a una folla di spettatori. Fu un match bollente, pieno di cori di tifosi dell'afroamericano, di agenti della sicurezza e di tecnici. Al sesto round, però, Louis atterrò per tre volte l'ex campione del mondo e l'incontro fu interrotto per Ko tecnico, dopo 2 minuti e 23 secondi dall'inizio della ripresa. Sei settimane dopo incontrò King Levinsky, che batté per knock-out tecnico, dopo averlo atterrato per tre volte in soli 2'21" dall'inizio del match.
Il 24 settembre 1935, allo Yankee Stadium di New York, di fronte a 84.831 spettatori, Joe Louis sconfisse per KO alla quarta ripresa anche Max Baer che aveva scalzato Carnera dal trono mondiale per poi perdere il titolo contro James J. Braddock. Louis inflisse a Max Baer il primo KO della carriera. Un articolo di J.R. Moehringer, dal Los Angeles Times Il match fu riconosciuto Fight of the year per il 1935.
Concluse il 1935 battendo l'ex campione europeo Paulino Uzcudun, al Madison Square Garden di New York, per arresto del combattimento alla quarta ripresa. Fu l'ultimo match del pugile spagnolo. Nel 1935 Louis segnò un bilancio di 11 match, tutti vinti, di cui nove prima del limite.
Il primo match Louis-Schmeling
Louis divenne così lo sfidante n. 1 al titolo mondiale dei pesi massimi e si aggiudicò il premio di "Atleta dell'anno" della Associated Press per il 1935. Il Campione del Mondo James J. Braddock però, ostentando dolori fisici alle articolazioni delle mani, evitava di salire sul ring con il "bombardiere nero".
Fu allora fissato un match per il giugno 1936 contro il tedesco Max Schmeling. Sebbene fosse un ex campione mondiale, Schmeling non era considerato all'altezza di Louis, che aveva un record di imbattibilità di 27–0. Schmeling aveva conquistato il titolo mondiale nel 1930 per squalifica dell'avversario, Jack Sharkey, che lo aveva colpito con un colpo proibito sotto la cintura. Poi lo aveva riconsegnato al medesimo nel 1932, per sconfitta ai punti. Il tedesco aveva inoltre già 30 anni all'epoca dell'incontro con Louis, ed era considerato un pugile in declino. Louis si allenò per il match a Lakewood, New Jersey, dove ebbe la possibilità di giocare per la prima volta a golf, gioco che sarebbe diventato una delle grandi passioni della sua vita.Myler, pag. 89. Louis trascorse la maggior parte del tempo a giocare a golf, piuttosto che allenarsi seriamente.
Al contrario, Schmeling si preparò intensamente per il combattimento. Egli studiò attentamente lo stile di Louis individuando un suo punto debole: l'abitudine di Louis di abbassare la mano sinistra dopo un colpo. Schmeling fu in grado di infliggere a Louis la prima sconfitta in carriera da professionista, mandandolo KO al dodicesimo round allo Yankee Stadium il 19 giugno 1936.Vitale, pag. 14. Il match fu contemporaneamente definito Fight of the year e Sorpresa dell'anno 1936 da Ring Magazine.