San Fele (AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata.
Geografia fisica È situato nella parte nord-occidentale della Basilicata, a 872 , arroccato tra il Monte Castello e il Monte Torretta. Fa parte della Comunità Montana del Vulture.
Sismologia In base alla classificazione sismica del territorio italiano effettuata dal Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il comune di San Fele si trova in zona 1, cioè la zona che presenta un rischio sismologico molto alto, nella quale possono verificarsi fortissimi terremoti.
Origini del nome Il suo nome in origine fu Santo Felice, le forme Santo Fele e San Fele (quella ufficiale) derivano anch'esse dal latino Felix, Felicis, ma nella forma del nominativo (Felix).
Storia
Storicamente proviene dal feudo corrispondente alla Valle di Vitalba, insieme a Rionero in Vulture, Monticchio, Sant'Andrea, Montemarcone, Montesirico, Rapone. In epoca antica, il territorio di San Fele fu abitato dagli Ausoni, che lasciarono diverse testimonianze nel circondario del comune. Il nucleo della città ebbe origine nel 969 d.C. con l'edificazione di un castello fortezza, voluto da Ottone I di Sassonia per avvistare e fronteggiare eventuali assedi da parte dei Bizantini e circa un secolo dopo iniziarono a sorgere intorno al presidio i primi centri abitati. Il quartiere sviluppatosi lungo le pendici del Monte Castello è stato rinominato "Rione Costa". Il castello fortezza era "di forma bislonga e fabricato a guisa di un vascello […] Federico II lo strinse anchora, e per renderlo del tutto inespugnabile, e lo fiancheggiò di alcune mezze lune e torrioni", questo è quanto riportato nella relazione di Ardoini del 1674Descrizione dello Stato di Melfi, Pier Battista Ardoini, vice-governatore pro-interim del Feudo di Melfi, nominato dai Doria, ma al tempo in cui scriveva era "quasi distrutto e con la sola prospettiva di mura". Nel 1036 alcuni ribelli milanesi che osteggiavano l'arcivescovo di Milano furono confinati a San Fele e liberati da Corrado II, rimasero ivi a causa dell'epidemia che colpì Milano. Gli esuli milanesi si imparentarono con le popolazioni della vicina valle di Vitalba, formando le prime famiglie della città. Per porre fine allo scontro tra normanni e papato San Fele ospitò Ruggero II e il papa Onorio II, ove iniziarono a stipulare i primi accordi di pace. Sotto la dominazione angioina la città fu affidata ai feudatari Giovanni Gaulard, Drogone di Beaumont, Guglielmo di Melun. Dal 1432 il feudo di San Fele fu amministrato da Troiano Caracciolo, duca di Melfi, e dai suoi discendenti fino al 1613, quando subentrò la famiglia Doria, che mantenne la proprietà fino al 1811. Nel frattempo il terribile terremoto del 1456 aveva sconvolto San Fele, danneggiando la chiesa di Pierno. Nel 1799 la popolazione innalzò l'Albero della libertà. L'euforia per la nuova era, la Repubblica Napoletana (1799), svanì presto e molti furono giustiziati. All'indomani dell'unità d'Italia, tutta la zona fu coinvolta nel brigantaggio e numerosi briganti come Giovanni Fortunato, detto "Coppa", Vito Di Gianni, detto "Totaro" e Francesco Fasanella, detto "Tinna", si distinsero come luogotenenti del capomassa Carmine Crocco. Come tutti i paesi del Mezzogiorno, San Fele ha subito una forte emigrazione, che si può suddividere in due fasi: Dalla seconda metà del XIX secolo al primo dopoguerra: in questa circostanza le mete erano oltre oceano, ossia l'America (in particolare Brasile, Argentina, Stati Uniti e Canada). Dal secondo dopoguerra fino al giorno d'oggi: nei primi decenni, cioè quelli del boom economico, le famiglie si trasferirono soprattutto verso Svizzera (in particolare nei dintorni di Lucerna e Zurigo) Germania, Belgio e nord Italia (in particolare Piemonte, Lombardia e Toscana). Tuttavia, ulteriori motivazioni che spinsero molti cittadini di San Fele ad abbandonare la propria terra e che presentavano carattere prettamente locale, generarono da due eventi geofisici di particolare gravità: Le frane del 1968, che colpirono la parte nord orientale del paese spazzando via un cospicuo nucleo di case abitate. Il terremoto dell'Irpinia del 1980, che lasciò senzatetto 634 persone, ovvero circa il 10% della popolazione.
Rilevante la presenza di Sanfelesi in Australia ed in particolare nella città di Sydney ove si contano ormai più persone (oltre 3000) rispetto al paese di origine. L'emigrazione degli ultimi anni è costituita da giovani che raggiungono le più importanti città italiane (in particolare Torino, Milano, Firenze e Roma).
Simboli Stemma Questa è la descrizione araldica dello stemma:
Gonfalone Il gonfalone è un drappo di giallo.
Giuseppe Gattini nel 1910 descrive uno stemma civico «d'oro, all'effigie di S. Felice, in sacri paramenti, seduto su una cattedra, con la destra in atto di benedire, e nella sinistra sostenendo una palma, il tutto al naturale» con allusione al santo patrono e al nome stesso del paese.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture militari Ruderi del castello fortezza Costruito da Ottone I di Sassonia nel X secolo, in epoca sveva divenne luogo di temporanea prigionia di Enrico VII di Hohenstaufen, figlio di Federico II. Un altro figlio dell'imperatore, Enrico Carlotto, venne confinato nel castello - fortezza per mano del fratello Corrado IV, nuovo regnante, il quale, secondo alcune fonti, nel 1253 diede ordine al castellano Giovanni Moro di provvedere alla sua uccisione. Sotto la dominazione angioina, la città fu affidata ai feudatari Giovanni Gaulard, Drogone di Beaumont, Guglielmo di Melun. È ricordato per essere stato anche il luogo della prigionia di Giovanna I di Napoli. Carlo d'Angiò fece ristrutturare ed ampliare il castello nel 1270.
Architetture civili Palazzo Frascella È un'imponente architettura posta sotto il Monte Castello e si caratterizza per il riuso di materiali da costruzione crollati dopo i terremoti, in particolare qui sono stati usati conci di pietra provenienti dalla fortezza di Ottone I di Sassonia. Una torre in stile normanno incorporata nel palazzo non è altro che ciò che restò in piedi dell'antica chiesa di San Sebastiano, il patrono della città, dopo il terremoto del 1456.
Palazzo Stia Fu la casa del generale dell'esercito italiano postunitario Francesco Stia, chiamato a fermare il fenomeno del brigantaggio.
Palazzo Faggella Uno tra gli edifici principali della città, edificato nel XVII secolo, appartenuto al casato Faggella, che ha generato personaggi famosi in vari campi. Oggi è sede del Comune.
Casa di confino di Manlio Rossi-Doria In pieno centro storico si trova la casa in cui fu confinato dalla dittatura fascista Manlio Rossi-Doria. Per ricordarne il soggiorno, dal giugno al dicembre 1940, il comune di San Fele ha posto una targa dinanzi all'ingresso dell'edificio.
Ruderi della Gualchiera di San Fele La gualchiera di San Fele, adibita alla follatura della lana, era situata nei pressi delle ascate di San Fele. Seppure allo stato di rudere è stata riconosciuta nel settembre 2014, con apposito decreto della Soprintendenza ai beni culturali di Basilicata, come bene culturale di interesse storico, ambientale ed etnoantropologico, in quanto significativo esempio di tipologia architettonica rurale testimonianza dell'economia tradizionale del territorio di San Fele, legata alla storia e all'identità stessa delle popolazioni locali.
Architetture religiose Chiesa di Santa Maria della Quercia Costruita nel 1514, la chiesa madre si trova ai piedi del Monte Castello, nella zona più alta della città. L'impianto principale a tre navate, a croce greca, risale al XVI secolo, mentre la cupola è del XVIII secolo. È stata costruita riutilizzando materiale residuo di crolli del castello e delle mura. All'interno ci sono un antico crocifisso ligneo a grandezza d'uomo e una tela di ignoto autore del 600, ritrovata nel monastero di Sant'Antonio (sui cui resti venne costruito il cimitero cittadino) raffigurante santa Rosa da Viterbo. Nella navata sinistra è stata posizionata un'urna contenente le reliquie di san Giustino de Jacobis, mentre all'esterno, sulla scalinata principale, sempre in onore del Santo, è stata eretta una statua in memoria della sua canonizzazione, avvenuta nel 1975. Con il terremoto del 1980 subì gravi lesioni verticali nella facciata, negli archi e nelle volte, con distacchi e crolli parziali intonaci e stucchi che hanno comportato la chiusura della chiesa al pubblico fino ai primi anni del 2000.
Badia di Santa Maria di Pierno
Il santuario della Madonna di Pierno, chiesa e resti di un antico monastero, si trova su un altopiano boschivo a circa dieci chilometri dalla città. San Guglielmo da Vercelli volle la costruzione del santuario Mariano. L'impianto dell'architetto Sarolo di Muro, risalente al XII secolo, è stato alterato nel tempo a causa di crolli e successivi rimaneggiamenti. L'ala ovest del monastero è ben conservata e utilizzata come abitazioni private. A monte della chiesa sono stati effettuati scavi archeologici che hanno riportato alla luce i resti dell'antica badia, costruita probabilmente sovrapponendosi a una minore ma analoga struttura di epoca prenormanna.
Casa natale di San Giustino de Jacobis La casa in cui nacque san Giustino de Jacobis, il 9 ottobre 1800, si trova nel centro storico di San Fele. Recentemente restaurata, è meta di pellegrinaggi religiosi.
Chiesa dell'Annunziata Nei pressi della casa natale di san Giustino De Jacobis, è situata la chiesa dell'Annunziata lo spazio interno è diviso in due navate orizzontali separate da archi sostenuti da pilastri fino a concludersi con l’abside.
Chiesa di Santa Lucia La chiesa viene fatta risalire al XVII secolo dalla data indicata dal bassorilievo centrale raffigurante una croce con la scritta: A.D. 1632. L'interno della struttura ad una sola navata con altare in marmo è visitabile in occasione della festività di santa Lucia e del Giovedì santo.
Chiesa dell'Addolorata Tra le più antiche del paese. È chiusa al pubblico a seguito del sisma del 1980.
Aree naturali Bosco Santa Croce: si sviluppa attorno alla zona del santuario di Santa Maria di Pierno. È caratterizzato prevalentemente da castagneti, faggi e abetaie, è altresì habitat naturale della lepre, della volpe e del cinghiale. Bosco Monte dello Squadro: attrezzato per soste e visite, è abitato dalla stessa fauna del Bosco Santa Croce. È ricco di sorgenti di acqua naturale.
Società Evoluzione demografica Dem. XVII/XVIII sec "Il Principato di Melfi - Vicende storiche di un antico stato feudale", Rosanna Ciriello, Basilicata Regione Notizie, 1996.Anno 1656 1668 1732 1795Abitanti 2795 2853 3200 5800
Etnie e minoranze straniere Al 1º gennaio 2025 risultano residenti 145 stranieri.
Religione La maggioranza della popolazione è di religione cristiana di rito cattolico appartenenti alla diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa.
Tradizioni e folclore 20 gennaio: Festa del patrono San Sebastiano. 31 luglio: Festa di San Giustino de Jacobis. 15 agosto: Festa della Madonna di Pierno.
Cultura Cinema San Fele è stata uno dei luoghi di ripresa per la miniserie televisiva Il generale dei briganti (2012) di Paolo Poeti. Cucina La gastronomia sanfelese rientra per molti aspetti in quella regionale e la completa. Ecco alcune specialità:
Antipasti Acquasalë fréddë (pane raffermo ammorbidito con acqua fredda e condito con pomodoro, cipolla, sale e origano).
Primi piatti Cavatiéddè, fusiddë e avrècchjëtèddè (pasta fatta in casa condita con la radice amara cren o rafano, “u rafënë” in dialetto). Laghënë e fasulë (piatto unico composto da tagliatelle fatte in casa e fagioli). Mëgliazze, pizzë dë grandinjë, farënatë (preparati a base di farina di mais). Trëhiddë cu a muddichë (pasta fatta in casa con aggiunta di mollica di pane).
Secondi piatti Cutturriéddë (bollito di carne di pecora o montone con verdure).