Monte San Giovanni in Sabina è un comune italiano di abitanti della provincia di Rieti nel Lazio.

Geografia fisica Territorio Monte San Giovanni in Sabina sorge a 728 metri di altezza sul livello del mare, su un costone dei monti Sabini. Nella parte meridionale del territorio comunale si trova la cima sui 961 m s.l.m. del Colle Pozzoneve.

Clima Classificazione climatica: zona E, 2690 GR/G

Storia Monte San Giovanni, di origine medievale, fu per molto tempo dominio degli Orsini del ramo di Monterotondo, finché nel XVII secolo passò alla diretta giurisdizione della Camera Apostolica.

Il castello (chiamato localmente anche Capo Sabina) aveva una forma circolare, andata in gran parte perduta a causa delle demolizioni di numerose abitazioni, resesi necessarie per la pestilenza del 1650 ed anche per i gravi danni procurati da un terremoto agli inizi del Settecento. Una piccola torre ed il massiccio mastio quadrato testimoniano ancora oggi la presenza dell’antico maniero medievale.

I fatti di sangue del Venerdì santo 1944

Il macabro eccidio avvenne il Venerdì santo in San Michele Arcangelo del Tancia, frazione di Monte San Giovanni in Sabina. La popolazione buona, caritatevole, ospitale s’era sempre mantenuta fuori di ogni contesa, seppur nelle alture circostanti si fossero rifugiati non pochi partigiani. Il comando germanico locale, dal canto suo, lamentava alle autorità italiane ripetuti fatti d'arme millantando il barbaro assassinio di un ufficiale.

Per tutta risposta, il prefetto di Rieti per fronteggiare e rastrellare eventuali ribelli guidò lui stesso (alla testa di un manipolo di repubblichini del reatino) i guastatori tedeschi nella località interessata. Arrivarono in mattinata, quando gli uomini e qualche ragazzo si erano prudentemente allontanati alla vista del contingente, timorosi di deportazioni. Restavano tuttavia le donne ad accudire i lavori di casa e i bambini a pascere i greggi. I guastatori con violenze e maltrattamenti presero queste persone, sospingendole verso la cappella di S. Angelo, da dove dovevano assistere alla distruzione delle loro case e armenti. L’incendio fu sistematico e completo, niente fu risparmiato, gli armenti bruciati od uccisi; si sparava anche ai cani e ai gatti.

Intanto le famiglie non si smarriscono, entrano in cappella e si stringono a pregare intorno all’altare; passano così tutta la giornata, quando verso le quattro e mezzo del pomeriggio, i carnefici li strappano con violenza brutale dalla cappella portandoli fuori di un centinaio di metri. Giunti in uno spiazzaletto prospiciente la fontana del paese, lì vennero sospinti e obbligati a saltare la spinosa siepe con nuovi generi di brutalità e tormenti. Un ragazzetto che tentò la fuga, fu colpito con una fucilata e cadde una trentina di metri più in là, gli altri tutti barbaramente e brutalmente mitragliati sullo stesso posto con diniego di sepoltura.

I caduti, in numero di quindici, erano quattro mamme (una incinta di sette mesi), una bambina di due anni, due bambini di quattro e due di sei, un bambino di nove anni e una bambina di undici, una giovane di diciotto e la zia, più un vecchio infermo di ottantaquattro anni. I tedeschi nei giorni seguenti andavano e ritornavano da trionfatori, sparando e asportando tutte le bestie che potevano trovare. Intanto i pochi superstiti, rinvenuti gli uccisi per iniziativa propria, con terrore e tremore, alla chetichella di notte per non essere sorpresi dai militi germanici, trasportarono i morti nella cappella, dove furono sepolti parecchi giorni dopo in stato di avanzata putrefazione.G. De Mori, Nella tormenta. Rieti città e diocesi…, pp. 55-58.

I nomi e l'età delle persone trucidate:

Valentini Vincenzo di anni 78 Valentini Pasqua di anni 35 Valentini Dina di anni 11 Valentini Domenico di anni 6 Valentini Nello di anni 3 Bonacasata Aldo di anni 6 Bonacasata Arnesina anni 2 Bonacasata Angelo di anni 6 Bonacasata Rosa di anni 37 Capparella Gelsomina di anni 37 Carlucci Domenica di anni 66 Mei Vincenzo di anni 70 Mei Orazio Aristide di anni 73 Ratini Francesco di anni 76 Mei Zefferina di anni 42 Capparella Barbara di anni 55 Capparella Vincenza di anni 19 Capparella Ersilio di anni 3

Simboli Lo stemma attualmente in uso è stato adottato con delibera del consiglio comunale e vi è raffigurata, su sfondo d'argento, un'aquila in volo con le ali spiegate e le zampe legate con una catena spezzata in due parti, accompagnata da tre cime di verde fondate in punta.

In precedenza era in uso in uso uno stemma concesso con DPR del 18 marzo 1971 d'azzurro all'effige di San Giovanni, posta in maestà, vestito d’argento, aureolato d'oro e impugnante con la sinistra un calice dello stesso.

Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse Osteria del Monte Tancia Monte Tancia: in una grotta non lontano dal paese sorge il celebre santuario di San Michele Arcangelo; la vicina Rocca di Tancia invece è stata un centro abitato dal IX al XIV secolo, di cui sono ancora visibili i ruderi (in località Torraccia). Chiesa di San Sebastiano Martire: vi si conservano notevoli affreschi del Quattrocento e del Cinquecento che rappresentano il santo titolare con l’imperatore, Sant’Antonio Abate, San Pietro e San Paolo. Vi sono anche custodite una Madonna del latte ed altre opere murali. Palazzo comunale: ospita tredici tele del pittore seicentesco locale Giulio Bianchi raffiguranti Gesù ed i suoi dodici Apostoli. Parrocchiale di San Giovanni Evangelista: è parzialmente costruita sui resti della fortificazione medievale. Al suo interno si trovano una cinquecentesca Vergine con Bambino di scuola umbro-romana ed il monumento sepolcrale a Giovanni Gentile, opera del romano Tadolini, che fu legato pontificio presso il granducato di Toscana. Sotto l’altare maggiore, vestito da guerriero, è il corpo di san Generoso martire, patrono del paese, tratto dalle catacombe di Roma. Vuole una leggenda che il corpo del santo sia stato trafugato dai reatini, gelosi dei numerosi miracoli, e che fu grande la sorpresa dei trafugatori quando trovarono l’urna deserta ed il corpo del santo tornato a Monte San Giovanni.

Società Evoluzione demografica

Amministrazione Nel 1923 passa dalla provincia di Perugia in Umbria, alla provincia di Roma nel Lazio, e nel 1927, a seguito del riordino delle circoscrizioni provinciali stabilito dal regio decreto n. 1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Rieti, Monte San Giovanni Sabino passa a quella di Rieti. +PeriodoPrimo CittadinoPartitoCaricaNote19461948Elio TomassiSindaco19481949Arnaldo AntonettiSindaco19491958Arnaldo AntonettiSindaco19581967Tullio PalmieriSindaco19671975Filippo AntonettiSindaco19751981Mario SergolaSindaco19811985Renato AvicennaSindaco19851990Claudio P. AleandriSindaco19901995Livio SabettaSindaco19951999Livio Sabettalista civicaSindaco19992004Sandro Orlandolista civicaSindaco20042009Renato Avicennalista civicaSindaco20092014Renato Avicennalista civicaSindaco20142019Salvatore Meilista civica Tra la genteSindaco20192024Salvatore Meilista civica Tra la genteSindaco2024in caricaMarcella Santonilista civica Creare insiemeSindaco

Altre informazioni amministrative Fa parte della Comunità montana Montepiano Reatino

Note

Voci correlate

Eccidio del monte Tancia

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