Secondo le narrazioni dei vangeli canonici, era figlio di Zebedeo e Salome e fratello dell'apostolo Giacomo il Maggiore. Prima di seguire Gesù, era discepolo di Giovanni Battista.
La tradizione gli attribuisce un ruolo speciale all'interno della cerchia dei dodici apostoli: compreso nel ristretto gruppo includente anche Pietro e Giacomo il Maggiore, lo identifica, per quanto attualmente tale ipotesi non sia condivisaRaymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 1240, ISBN 88-399-0054-3., con «il discepolo che Gesù amava», partecipe dei principali eventi della vita e del ministero del maestro e unico degli apostoli presente alla sua morte in croce. Secondo antiche tradizioni cristiane, Giovanni sarebbe morto in tarda età a Efeso, ultimo sopravvissuto dei dodici apostoli e unico a essere morto di cause naturali.
A lui la tradizione cristiana ha attribuito cinque testi neotestamentari: il Vangelo secondo Giovanni, le tre Lettere di Giovanni e lApocalisse di Giovanni; molti critici contemporanei, anche cristiani, ritengono invece che questi testi non siano probabilmente attribuibili all'apostolo Giovanni.Cfr: Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 1240, 1292-1293, 1307, ISBN 88-399-0054-3; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 2414, ISBN 88-01-10612-2; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 2511, 2514, ISBN 978-88-10-82031-5; Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 27, 573, ISBN 0-385-47202-1; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 482-491, 501-511, ISBN 978-88-430-7821-9; Bart Ehrman, Jesus apocalyptic prophet of the new millennium, Oxford University Press, 1999, pp. 41-48, ISBN 978-0-19-512474-3; John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 16-26, ISBN 978-0-06-061480-5. Altra opera a lui attribuita è lApocrifo di Giovanni (non riconosciuto come testo divinamente ispirato dalla Chiesa cattolica né da quella ortodossa). Per la profondità speculativa dei suoi scritti è stato tradizionalmente indicato come "il teologo" per antonomasia, raffigurato artisticamente col simbolo dell'aquila, attribuitogli in quanto, con la sua visione descritta nellApocalisse, avrebbe contemplato la Vera Luce del Verbo, come descritto nel Prologo del quarto vangelo, così come l'aquila, si riteneva, può fissare direttamente la luce solare.Alfredo Cattabiani, Volario, Mondadori, Milano, 2000, ISBN 88-04-47991-4, p. 409
Fonti storiche
Non esistono riferimenti archeologici diretti (come epigrafi) riferibili alla vita e all'operato di Giovanni, e nemmeno riferimenti diretti in opere di autori antichi non cristiani. Le fonti testuali conservatesi sono di tre tipi: i quattro vangeli canonici e gli Atti degli apostoli, redatti in greco tra il I secolo e la prima metà del II, contengono gli unici riferimenti diretti alla vita di Giovanni (gli altri scritti neotestamentari a lui attribuiti dalla tradizione, le tre Lettere di Giovanni e lApocalisse di Giovanni, non forniscono informazioni dirette sulla sua vita); alcuni scritti non canonici a lui attribuiti o riferiti – Atti di Giovanni, Apocrifo di Giovanni, Interrogatio Johannis – che per la datazione tardiva e per il contenuto leggendario non sono considerati come vere e proprie fonti storiche, sebbene sia possibile che il più antico di questi, gli Atti, abbia raccolto alcuni dettagli storicamente fondati; alcuni accenni contenuti negli scritti di alcuni Padri della Chiesa, in particolare Tertulliano, Ireneo di Lione, Eusebio di Cesarea e Girolamo.
Nome ed epiteti Giovanni è noto con diversi nomi ed epiteti, riferiti a lui sia nei vangeli, sia nelle opere a lui attribuite, sia nella tradizione cristiana.
Giovanni. È il nome proprio usato nei testi neotestamentari (ad esclusione del quarto vangelo) e nella tradizione cristiana. Il termine corrisponde all'ebraico יוחנן (Yehohanàn), letteralmente "YH fece grazia", traslitterato in greco Ιωάννης (Ioànnes) e in latino Ioànnes. Si tratta di un nome comune nell'onomastica ebraica e portato da altri personaggi del Nuovo Testamento, in particolare Giovanni Battista e Giovanni Marco discepolo di Pietro. Boanerghes (Βοανηργες). È il soprannome aramaico che Gesù stesso avrebbe dato a Giovanni e suo fratello Giacomo. Secondo lo stesso passo evangelico significa «figli del tuono». In realtà il significato del termine non è immediato, in quanto la resa greca dell'aramaico non è perfetta. La prima parte (βοανη, boanè) può corrispondere al plurale aramaico-ebraico בני (b enè), «figli di» (al singolare sarebbe bar, vedi Barabba). Per la seconda parte (ργες) è stata ipotizzata un'errata lettura da un manoscritto aramaico, precedente alla redazione evangelica in greco, del termine r'm («tuono») nell'evangelico r's (ργες), data la somiglianza tra la mem finale ם (quadrata) e la samech ס (tondeggiante).Così D.R.G. Beattie («Boanerges: A Semiticist's Solution», in Irish Biblical Studies (1983), pp. 11-13). In questo caso l'epiteto viene collegato al temperamento focoso dei due fratelli,Vedi in particolare oppure può riferirsi al fatto che, nelle teofanie dellAntico Testamento il tuono indica la voce di Dio: in tal senso «figli del tuono» indicherebbe la missione dei due fratelli di annunciatori della parola di Dio.Così R. Vignolo, s.v. "Giovanni" in Il Grande libro dei Santi, Cinisello Balsamo 1998, vol. 2 p. 848. Rimane possibilista in tal senso rigettando l'interpretazione psicologica sul carattere dei fratelli J.P. Meier, Un ebreo marginale, vol. 3, tr. it. 2003, pp. 234-235. Un'interpretazione diversa ipotizza altre radici semitiche come רגש (ragàsh), «tumulto», oppure רגז (ragàz), «ira», «turbamento»; in tal senso, è stato ipotizzato che il nome fosse riferito ai fratelli per una ipotetica loro appartenenza al movimento nazionalista zelota. H. Davison, For a true history of the Zealot movement, Philadelphia, Shalom, 2004, p. 111. Figlio di Zebedeo o fratello di Giacomo. «Discepolo che Gesù amava». Come sopra indicato il quarto vangelo non nomina mai l'apostolo Giovanni. Di contro è presente in esso un personaggio assente negli altri testi neotestamentari, il «discepolo che Gesù amava». La tradizione cristiana ha identificato questo anonimo discepolo, indicato anche genericamente come «l'altro discepolo», con lo stesso Giovanni. In caso contrario sarebbe totalmente assente nel quarto vangelo un personaggio che è descritto come di primo piano negli altri tre vangeli e negli Atti degli apostoli. Tale interpretazione non è, comunque, condivisa e gli esegeti del Nuovo Grande Commentario BiblicoRaymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 1240, ISBN 88-399-0054-3. (Cfr anche: Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2511, ISBN 978-88-10-82031-5.). osservano che "l'autore di Gv21 chiaramente non identifica il discepolo prediletto, che sta all'origine della tradizione giovannea, con Giovanni figlio di Zebedeo. Gv21,2 parla de «i (figli) di Zebedeo», mentre 21,7.20 parla del discepolo prediletto. Altrove, il vangelo pare separare i Dodici dagli altri discepoli del Signore, nei quali sarebbe compreso il discepolo prediletto".
Apostolo. Sebbene non sia chiamato mai direttamente «apostolo» (traslitterazione del greco , «inviato»), Giovanni è presente in tutti e quattro gli elenchi apostolici del Nuovo Testamento.. Colonna. In un solo passo del Nuovo Testamento () Paolo di Tarso chiama Giovanni, assieme a Pietro e Giacomo il Giusto, «colonna» della Chiesa, per sottolinearne l'importante ruolo rivestito nella Chiesa di Gerusalemme dopo la morte di Gesù. Evangelista. L'apostolo Giovanni viene dalla tradizione anche detto evangelistaNel Nuovo Testamento viene detto «evangelista» il solo diacono Filippo (), dove però il termine va inteso come annunciatore del vangelo, cioè il buon messaggio di Gesù, e non come autore di un testo letterario. in quanto ritenuto autore del quarto vangelo. Le più antiche indicazioni a proposito risalgono alla prima metà del II secolo.Vedi Canone muratoriano; Ireneo di Lione, Contro le eresie 3,1,1 (tr. ing.). Presbitero. Deriva dall'identificazione di Giovanni, da parte della tradizione cristiana, con l'anonimo «presbitero» (letteralmente «anziano») che nell'incipit della Seconda lettera di Giovanni e della Terza lettera di Giovanni () è definito come autore. La critica testuale contemporanea, però, ritiene che l'autore di queste due lettere non fosse Giovanni, considerandole dunque pseudoepigrafe) e le data all'anno 100.In un frammento dell'opera Esegesi delle parole del Signore di Papia di Ierapoli (inizio II secolo), andata perduta, ma citata da Padri successivi (Eusebio di Cesarea, Storia della Chiesa 3,39,4, tr. ing.), gli autori del quarto vangelo e quello delle lettere sono esplicitamente distinti. Questa posizione è ripresa da Girolamo (De viris illustribus 9;18, tr. ing.): parlando dell'apostolo Giovanni gli attribuisce il Vangelo e la prima lettera, mentre riferisce al Giovanni presbitero le altre due lettere. Riporta però che alcuni identificavano i due personaggi. Di Patmo. L'autore dellApocalisse di Giovanni si presenta col nome di Giovanni () e si dice residente nell'isola di Patmo (). La successiva tradizione cristiana, a partire da inizio II secolo,Giustino Martire, Dialogo con Trifone, 81,4 (tr. ing. ). lo ha identificato con certezza con l'apostolo ed evangelista. Teologo. Il titolo, caro in particolare alla tradizione orientale greca, deriva dal fatto che tra i quattro vangeli quello di Giovanni è caratterizzato da numerose speculazioni teologiche. Epistèthios, aggettivo neologistico plasmato dall'espressione (epì to stèthos, «sopra il petto») di : durante l'ultima cena Giovanni appoggiò il capo sul petto di Gesù per chiedergli chi l'avrebbe tradito. L'epiteto è proprio della tradizione patristica greca. Vergine (parthènos in greco). Sacerdote. Nella tradizione cristiana il solo Eusebio di CesareaEusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica 5,24,2 (tr. ing.). riporta un'affermazione che attribuisce a Policrate di Efeso (fine II secolo), secondo la quale Giovanni, il quale poggiò il capo sul petto del Signore (durante l'ultima cena), indossava la placca sacerdotale (petalon), cioè apparteneva a una delle classi sacerdotali che gestivano il culto del tempio di Gerusalemme. Il valore storico dell'affermazione è controverso. È l'unico dei dodici apostoli a non essere venerato con il titolo di martire, in quanto la tradizione lo dice morto per anzianità e non in modo violento.
Biografia Al pari degli altri personaggi neotestamentari, la cronologia e la vita di Giovanni non ci sono note con precisione. I testi evangelici lo indicano come un fedele seguace del maestro, ma il periodo precedente e seguente alla sua partecipazione al ministero itinerante di Gesù (probabilmente 28-30, vedi data di morte di Gesù) è ipotetico e frammentario.
Origine e caratteristiche personali