Grado (in dialetto gradese Grao o Gravo) è un comune italiano di abitanti dell'ente di decentramento regionale di Gorizia, nel Friuli-Venezia Giulia.
È un centro turistico e termale, noto anche come “la prima Venezia” per la sua storia e le sue origini legate alla nascita della civiltà veneziana.
Geografia fisica Territorio Il territorio del comune di Grado si estende tra la foce dell'Isonzo e il mar Adriatico e la laguna omonima che va da Porto Buso a Fossalon. Il capoluogo si trova sull'isola maggiore ed è diviso in numerose zone e rioni: Gravo vecia (la città antica racchiusa dal perimetro del castrum romano), Borgo de fora, Isola della Schiusa, Colmata (rione definito come "I parioli gradesi" in diverse canzoni popolari), Centro, Squero, Città Giardino, Valle Goppion - ex Valle Cavarera, Grado Pineta, Primero.
La laguna comprende circa 30 isole e copre una superficie di circa 90 chilometri quadrati. Oltre all'isola maggiore, sono abitate stabilmente anche l'isola della Schiusa, collegata a Grado con due ponti, e l'isola di Barbana. Nell'entroterra, rientrano nel territorio comunale le frazioni di Fossalon, un'area agricola ricavata con una bonifica nella prima metà del XX secolo, e Boscat.Dopo un lungo contenzioso con il comune di Marano Lagunare e la provincia di Udine, il comune di Grado, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato del 31 dicembre 2008, è inoltre rientrato in possesso delle località di Barancole (pezzo di terra nei pressi delle foci dei fiumi Aussa e Corno) e del tratto di laguna di La Làccia (o Comenzara). Cfr. Il Consiglio di Stato boccia Marano: restano a Grado 2 aree della laguna – Il Piccolo, 1º febbraio 2009 La Valle Cavanata, presso Fossalon, dal 1996 è una riserva naturale protetta.
Clima
Il clima è piacevolmente temperato, con medie che variano dai di gennaio ai di luglio.
L'isola di Grado, denominata "l'isola del sole", si colloca a sud della pianura friulana; è lontana dalle catene montuose, per cui è caratterizzata da un clima ventilato e meno piovoso. Trovandosi vicino alla costiera triestina, è soggetta alla bora che può raggiungere anche velocità elevate. Non è raro lo scirocco, che porta umidità e può causare mareggiate, come accade anche a Venezia.
D'estate l'isola gode della brezza marina che mitiga il caldo, d'inverno la presenza del mare mantiene il tempo più mite e umido. Sono rari i fenomeni a carattere nevoso, che si verificano in presenza di venti freddi come la bora.
Nel 1873 a Grado fu istituito un ospizio per bambini denominato Ospizio Marino, in seguito alle sollecitazioni del medico Giuseppe Barellai che riscontrò nel clima e nell'ambiente dell'isola un luogo favorevole alla cura di alcune malattie infantili. Successivamente Grado è stata la destinazione prescelta per le cure termali marine soprattutto dalla popolazione austriaca; si è sviluppata e diffusa la psammatoterapia.
Origini del nome Nonostante vi sia una teoria secondo cui il toponimo sarebbe di derivazione slava (da grad, città, fortilizio), l'ipotesi più accreditata ritiene che il toponimo derivi dal latino gradus. Questo nome indicherebbe secondo alcuni il "digrado" della terra verso il mare, mentre secondo altri andrebbe inteso nel significato di "scalo portuale alla foce di un fiume o all'ingresso di una laguna". Il toponimo è attestato per la prima volta nell'Historia Langobardorum di Paolo Diacono (VIII secolo d.C.), dove si ritrova nelle forme "ad Gradum" e "in Gradense castrum".
Dal toponimo romanzo derivano anche l'esonimo sloveno Gradež e quello friulano Grau.
Storia
Da uno studio geognostico, effettuato sul sagrato della basilica, sono emersi dei manufatti in sedimenti databili intorno al I secolo a.C., a testimonianza di una certa attività, probabilmente collegata ai traffici fluviali con la neonata colonia romana di Aquileia.
L'abitato conobbe un primo serio sviluppo in età tardo-imperiale, a seguito della guerra dell'imperatore Giuliano l'Apostata e la deviazione del fiume che attraversava Aquileia. Nell'agro aquileiense era presente una cittadina conosciuta come ad Aquae Gradatae, che era attraversata da un'importante strada romana, la via Gallica, l'odierna San Canzian d'Isonzo, luogo di martirio dei santi Canzio, Canziano e Canzianilla.
Grado si sviluppò attorno al 452, quando molti abitanti di Aquileia e dell'entroterra si rifugiarono sull'isola per sfuggire alle orde degli Unni guidati da Attila.
Nel 568, in seguito all'invasione dei Longobardi in Friuli, il patriarca Paolino, vescovo di Aquileia, vi trasferì la sede del Patriarcato di Aquileia. Grado crebbe in popolazione e acquisì un ruolo politico e religioso di primo piano, testimoniato dalla costruzione delle maestose basiliche di Santa Eufemia e di Santa Maria delle Grazie, entrambe risalenti alla fine del VI secolo. L'isola lagunare venne fortificata, prese il nome di Nova Aquileia e rimase nell'ambito dei domini bizantini, mentre il resto del Friuli, Aquileia compresa, era sotto il controllo dei Longobardi. Nel 662 il duca Lupo, dopo aver assaltato e depredato la città, riportò il tesoro patriarcale ad Aquileia.
Durante l'anno 875 Grado fu minacciata dai pirati della Dalmazia, ma fu salvata grazie ad una battaglia navale che si svolse nelle acque di fronte all'isola e che fu vinta dalla flotta veneziana comandata da Giovanni Partecipazio.Luoghi storici d'Italia, pubblicazione a cura della rivista Storia Illustrata, Arnoldo Mondadori editore, 1972, p. 1140. Il conflitto con Aquileia riesplose nel 1024, quando il patriarca aquileiese Poppone fece assaltare e saccheggiare l'isola. Il contemporaneo emergere di Venezia come centro dominante delle lagune venete segnò il lento declino dell'isola.
A partire dal XII secolo lo stesso patriarca di Grado (che nel 1451 diverrà, anche nel nome, patriarca di Venezia) trasferì la sua residenza alla basilica di San Pietro di Castello, a Venezia. Grado divenne quindi un povero paese di pescatori, e tale rimase nei secoli successivi, appartenendo al Dogado la stretta lingua di terra che si estendeva dal delta del Po a Grado sin quasi a Monfalcone: un insieme di lagune, barene, canali e corsi d'acqua amministrati da Venezia, che assicuravano alla Serenissima il diretto controllo di buona parte del litorale alto-adriatico, ma senza quasi penetrare nella terraferma.
Con il trattato di Campoformio (1797) e la fine della millenaria Repubblica Veneta, Grado entrò a far parte dei domini di casa d'Austria che, eccettuata la breve parentesi napoleonica, ne mantenne il possesso fino alla prima guerra mondiale. Nel giugno 1810 un manipolo di soldati britannici sbarcò sull'isola e disperse la guarnigione francese.
Nella seconda metà del XVIII secolo iniziò a muovere i primi passi l'industria turistica gradese. Nel 1873 fu inaugurato un ospizio marino per minori, nel 1892 il primo stabilimento balneare e quattro anni dopo il primo albergo. In pochi anni Grado divenne una delle località balneari più note dell'Impero austro-ungarico; nuovi alberghi e villini furono costruiti nella zona prospiciente al mare. Nel 1910, per favorire l'afflusso dei vacanzieri, fu aperto il tronco ferroviario per Cervignano. In quegli anni Grado, che dipendeva amministrativamente da Gorizia, venne dotata dell'attuale diga con passeggiata a mare e del caratteristico porto interno.
Il 27 maggio 1915, tre giorni dopo l'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale, Grado fu occupata dalle truppe del Regio Esercito. La sua posizione strategica la fece diventare un importante snodo delle retrovie del vicino fronte; inoltre, grazie alla sua vicinanza a Trieste divenne una delle basi dei motosiluranti della Regia Marina. All'idroscalo di Grado, sull'isola di Gorgo, dal 17 gennaio fino a novembre 1917 fu di stanza la 2ª Squadriglia Idrovolanti. Nella primavera 1917 fu istituita la 253ª Squadriglia che vi restò fino al 30 ottobre 1917, data in cui Grado fu abbandonata dagli italiani a seguito della disfatta di Caporetto. Al termine della prima guerra mondiale l'isola, che nonostante la prossimità del fronte fu sostanzialmente risparmiata dalle vicende belliche, venne annessa all'Italia.
Ai confini di Aquileia, nella zona del Belvedere dove la terra si interrompe e lascia posto alla laguna, era possibile imbarcarsi per raggiungere l'isola di Grado. Con lo sviluppo turistico e urbanistico, nel 1905 fu costruita una strada nel mezzo della laguna per collegare le due parti del territorio.
Nel 1936 Grado fu definitivamente collegata alla terraferma tramite un ponte girevole che pose fine al suo isolamento. Una rapida espansione urbanistica, accompagnata da opere di bonifica e di contenimento delle acque, ha quindi notevolmente ampliato le dimensioni dell'abitato, che ora si estende anche sulla vicina isola della Schiusa.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini n. 1159 del 2 marzo 1984.
Stemma
Gonfalone Il gonfalone è un drappo di rosso. Bandiera
La bandiera è un drappo di rosso caricato al centro dello stemma cittadino privo di scudo ed ornamenti esteriori.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Basilica di Sant'Eufemia e Battistero
La basilica paleocristiana di Sant'Eufemia venne costruita su una chiesa preesistente, la basilichetta di Petrus, di cui si possono osservare alcuni resti all'interno dell'edificio. I lavori di costruzione iniziarono all'inizio del V secolo per interessamento del vescovo Niceta e vennero portati a termine nel 579 per opera del vescovo Elia che dedicò la basilica a santa Eufemia, martire di Calcedonia. Lo stile semplice, lineare e severo della costruzione viene esaltato dai mattoni chiari a vista che la ricoprono.
L'interno è suddiviso in tre navate da due file di colonne, tutte diverse tra loro. Notevoli sono i mosaici della pavimentazione che si estendono per e per il prevalere dei motivi geometrici testimoniano l'influenza bizantina su Grado. Sono stati restaurati dopo la seconda guerra mondiale, ma è possibile vedere alcune tessere più antiche, riconoscibili dal colore più scuro.
Una volta nella basilica era conservata una stupenda cattedra vescovile in avorio, probabilmente donata alla città da Alessandria d'Egitto per ordine di Eraclio II, le cui tavolette eburnee, note come avori di Grado, andarono disperse nel XV secolo; le poche rimaste sono state divise in diversi musei.
Sul lato destro della chiesa si eleva il campanile, visibile a distanza grazie ai suoi 42,60 metri di altezza, sormontato dallanzolo, una statua in rame di san Michele Arcangelo che indica la direzione del vento. Fu donata alla città dai veneziani nel 1462.
A sinistra, staccato dal corpo della chiesa, sorge il battistero (V secolo), a pianta ottagonale, al cui interno è collocata una vasca battesimale esagonale. Un piccolo giardino davanti conserva alcuni sarcofagi romani risalenti al II e III secolo d.C.
A breve distanza dalla basilica, al limite meridionale del castrum romano, un sistema di passerelle permette di vedere i mosaici e i resti di muratura della più antica basilica della Corte, la cui prima costruzione risale alla metà del IV secolo.
Basilica di Santa Maria delle Grazie
La basilica paleocristiana di Santa Maria delle Grazie si affaccia sul campo dei Patriarchi, a pochi passi dal battistero e dalla basilica di Santa Eufemia. La prima edificazione risale alla metà del V secolo ed è oggi testimoniata dal pavimento musivo della navata destra e dell'abside, decorato con motivi geometrici. La chiesa fu riedificata, a un livello rialzato di circa un metro, alla fine del VI secolo dal patriarca Elia.
La facciata in pietra e mattoni è ingentilita da una trifora. L'interno a tre navate ha un forte slancio verticale ed è diviso da due file di cinque colonne marmoree di provenienza diversa. Nella navata sinistra è custodita una statua lignea della Madonna delle Grazie.
Santuario della Madonna di Barbana