Fiesso Umbertiano (Fieso in veneto, Fiess in dialetto ferrarese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Rovigo in Veneto, situato a circa 25 chilometri a sud-ovest dal capoluogo e a 18 chilometri da Ferrara, alla quale è stato legato per buona parte della sua storia.

Geografia fisica Confina a nord con Pincara e Castelguglielmo, a sud con Occhiobello, ad ovest con Stienta e ad est con Canaro e Frassinelle Polesine.

Origini del nome Il nome deriva dall'aggettivo latino flexus, indicante l'ansa di un fiume. Il territorio comunale era infatti lambito, in epoca romana, dal passaggio di vari corsi d'acqua secondari del Po: la Pestrina, una delle Fossae Philistinae che nasceva un tempo ad Ostiglia (IX- X secolo a.C.) e costeggiava il corso dell'attuale Canalbianco, lambiva San Donato; la Barzaga passava per l'attuale centro e qui produceva una curva significativa. Il territorio era poi interessato dalla confluenza di due importanti strade romane, la Via Emilia Altinate che collegava Bologna con la Bassa Padovana e la strada che univa Adria con l'Alto Polesine, arterie poi utilizzate in epoca medievale come vie di pellegrinaggio (da qui l'origine della frazione Ospitaletto). L'appellativo Umbertiano venne aggiunto con delibera unanime del consiglio comunale del 30 marzo 1867 per onorare l'allora principe Umberto di Savoia, distintosi al comando del 49º reggimento di fanteria nel Quadrilatero fortificato di Villafranca.

Storia Il primo nucleo abitato del paese fu la località di San Donato di Pedrurio, sede di un'antica pieve citata per la prima volta nel 932. Elargito nel 1109 dalla contessa Matilde di Canossa al vescovo di Ferrara assieme ad altre proprietà vicine, tra cui Fiesso, San Donato conobbe le drammatiche vicende della lotta tra le famiglie dei Salinguerra Torelli (ghibellini) e degli Adelardi (guelfi) e fu sede di una fortezza non più esistente. In seguito a frequenti alluvioni di Po e Adige, il sito con un modesto oratorio seicentesco, fu abbandonato e acquistò sempre più importanza la zona della Valmana sullo scolo Tessarolo, bonificata alla metà del XIII secolo. Questa divenne sede di una nuova chiesa, intitolata a San Silvestro, demolita nel 1825. Il 7 agosto 1484, in seguito alla pace di Bagnolo di Po e alla fine della guerra di Ferrara (o guerra del sale) tra Signoria di Ferrara e Repubblica di Venezia, il paese venne diviso e il confine fu posto dai vincitori veneziani sullo scolo Poazzo, mentre Ferrara conservò il controllo di San Donato, dell'Argine del Sabato e di parte della frazione Ospitaletto. Il territorio dal punto di vista ecclesiastico rimase sotto la diocesi di Ferrara ed entrò in quella di Adria solo nel 1818.

Il Cinquecento e il Seicento furono segnati dalle imponenti opere di bonifica e di riassetto idraulico del territorio operate dalla Serenissima e dai Bentivoglio nel territorio ancora in mano ferrarese. Dell'enorme estensione di paludi presenti sul territorio fino ad allora rimane testimonianza nelle Gorghe di via Traversagno, luogo ideale per la sosta e la nidificazione di numerose specie di uccelli selvatici.

La chiesa e l'abitato di Tessarolo scomparvero alla fine del XVI secolo, determinando uno spostamento della popolazione nella parte alta di Fiesso dove fu riedificato un nuovo luogo di culto. Alla caduta della Repubblica di Venezia nel 1797 Fiesso entrò nei domini di Ferrara, divenendo sede di Cantone, tra il 1805 e il 1813. Nel 1813 entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto divenendo territorio controllato dall'Austria. Il centro si distinse nella lotta contro gli occupanti per l'indipendenza nazionale, testimoniata dalle figure del carbonaro Luigi Antonio Viviani e del patriota Luigi Fernaroli (fucilato nel 1849 a Piove di Sacco). L'8 luglio 1866 Fiesso entrò a far parte, con tutto il Polesine, del Regno d'Italia.

Il 14 novembre 1951 durante l’Alluvione del Polesine, un camion di sfollati si rovesciò a Frassinelle Polesine e fu travolto dalle acque, arrivando fino a Fiesso Umbertiano, che fu il paese che, casualmente, “pagò” il prezzo più alto, e pianse così 84 vittime, dei 101 morti ufficialmente registrati durante l’alluvione.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa della Natività della Beata Vergine Maria. Dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria e a San Carlo Borromeo. Il nucleo originario della chiesa risale al secondo decennio del XVII secolo (1609-1622) per volontà del parroco, il milanese don Bernardino Micario. La costruzione venne consacrata con dedica alla Natività di Maria l'8 settembre 1622 dal vescovo di Termoli Camillo Mauro, primicerio del vescovo di Ferrara Leni. Il tempio fu radicalmente modificato tra il 1689 e il 1691 per volontà del parroco don Antonio Sivieri, come ricorda la lapide murata sopra il portale d'accesso. Furono allora aggiunte le due navate laterali, edificati il presbiterio e il coro ad occidente e la facciata ad oriente. La costruzione, dedicata alla Natività di Maria nel 1825 e riconsacrata nel 1888, presenta il classico stile basilicale, caratterizzato da un'architettura molto semplice. Oratorio della Visitazione di Maria Santissima, in località Rezzo: edificato dalla nobile famiglia estense dei Tassoni attorno al 1580, conserva alcune opere d'arte interessanti del primo ‘600, tra cui un quadro raffigurante la Visitazione della Vergine a S. Elisabetta. È detto "oratorio della Manà", con riferimento dialettale ai "mannelli" del grano. Festa il 31 maggio. Oratorio della Beata Vergine della Salute in località Capitello: eretto nel 1621 dopo la peste per ringraziare la Madonna dello scampato pericolo, venne riedificato nel 1884 dal cavalier Giovanni Bononi. Viene restaurato dal 2000 e successivamente abbellito dall'artista locale Mario Davì. Vi si festeggia solennemente la patrona il 21 novembre, con messa, processione e sagra popolare. Oratorio della Beata Vergine delle Grazie, in via Cesare Battisti, eretto tra il 1924 e il 1927 come ex voto per la conclusione del primo conflitto mondiale. Oratorio della Beata Vergine del Soccorso, in via Chiavichetta: di origine ottocentesca, fu bombardato durante la seconda guerra mondiale e ricostruito fedele all'originale nel 1947. Oratorio della Beata Vergine del Rosario, in località “Busa”: eretto nel 1896 con le offerte dei fedeli, probabilmente su precedente tempietto, presenta una pala d'altare raffigurante La Madonna col Bambino di buona fattura, recentemente restaurata. Venne consacrato nel 1906. Oratorio della Beata Vergine del Buon Consiglio, in via Trieste: costruito alla fine dell'800 dopo un'apparizione della Madonna sulla vicina “Stradazza”, è proprietà della famiglia Ferrari. Oratorio dello Sposalizio della Beata Vergine Mari', poi Beata Vergine del Rosario: eretto nel 1929 su precedente tempietto del 1837, è oratorio privato della famiglia Migliorini, annesso al palazzo di famiglia già dei veneziani Zorzi. Oratorio della Beata Vergine Immacolata, in via Chiavichetta: eretto tra il 1929 e il 1931 annesso alla Scuola Materna Parrocchiale: vi è conservata la settecentesca pala di San Domenico già nell'oratorio di villa Morosini. È opera del prof. Don Angelo Raule, le decorazioni interne sono del pittore Luigi Desiderio e del prof. Angelo Soranzo. San Donato di Pedrurio, in località San Donato, eretto ai primi del ‘600 sui resti della pieve medievale, dall'Ottocento intitolato alla Madonna della Salute. Da notare all'interno, i settecenteschi affreschi dell'abside, e il monumentale cippo funerario romano, risalente al II secolo, che ricorda la gens Vibia.

Architetture civili Villa Colognesi (1780) Costruito per volontà della famiglia Colognesi, come risulta da un atto notarile, è opera di architetto a noi ignoto. Il complesso, di gusto tardo barocco, racchiuso da mura, comprende cinque ettari di terreno agricolo, un palazzo padronale dotato di 26 stanze e una serie di vari rustici (stalle, autostazione e lavanderia private) oltre ad un imponente granaio con struttura a capriate per sorreggere il tetto, di misura 85 metri per 10. La facciata dell'edificio, dall'andamento orizzontale, presenta una chiara impostazione tardo settecentesca, visibile in particolare nei caratteristici elementi decorativi del frontone ricurvo sormontato da tre pinnacoli. Il prospetto della costruzione, inquadrato da esili paraste in stile corinzio e incorniciato da due camini d'epoca, è sicuramente gradevole dal punto di vista architettonico, anche se, nel restauro subito intorno alla metà del XIX secolo, è stato in parte rimaneggiato. L'interno della costruzione, presenta alcune stanze decorate con stucchi risalenti alla seconda metà del XIX secolo. Il salone d'ingresso, arredato con mobilio d'epoca, conserva numerose opere dello scultore locale Gino Colognesi (1899- 1972), che operò in Francia e Brasile, autore fra l'altro del monumento ai caduti di Fiesso (1924) e del crocifisso bronzeo conservato sull'altare maggiore della chiesa parrocchiale. La villa, dopo essere stata della famiglia Colognesi per lunghi decenni, passò quindi ai Tosetti, poi ai Bononi, ai Marzanatti per poi tornare all'inizio del ‘900 alla famiglia di origine. Dal 1995 parte della villa è sede della Comunità di vita e lavoro Emmaus, grazie al lascito testamentario dell'ultimo proprietario, Antonio Mario Colognesi.

Villa Migliorini

Situata in via Trieste, risale attorno al 1790, opera di architetto a noi ignoto, fu voluta dai Migliorini, una tra le più facoltose e liberali famiglie borghesi del paese. Costituito da un corpo centrale e da due ali laterali leggermente più basse il complesso, che non presenta elementi architettonici di particolare rilievo, fu adibito, durante la dominazione austriaca (1813-1866), a caserma della Gendarmeria Imperiale.

Villa Morosini Vendramin Calergi (Municipio)