Biografia Sergio Tarquinio è l’ultimo dei sette figli di Giovanna Orlando (1885 - 1958) e di Tito (1872 - 1936), di professione commerciante. Il secondogenito Enzo Tarquinio è stato un pittore e decoratore. Infanzia e adolescenza I genitori si trasferiscono da Udine a Cremona nel 1910, città nella quale l’anno successivo nasce il secondogenito Enzo. Il padre apre un'attività commerciale che fallisce nei primi anni ’30 in seguito alla crisi innescata dal fallimento della borsa di New York dell’ottobre del 1929. Nel 1936 Sergio si ammala gravemente e rimane ricoverato in ospedale per un mese e mezzo, in pericolo di vita. Nel frattempo, il 20 maggio, muore il padre. Sergio, nonostante la prognosi sfavorevole e la mancanza a quel tempo di medicinali efficaci, riesce a sopravvivere e a guarire. Ma la sorte si accanisce sulla famiglia; anche la madre e una delle cinque sorelle si ammalano gravemente e devono affrontare un lungo periodo di cure.

Terminati gli studi primari, Sergio è iscritto alla Scuola di Avviamento professionale e all’Istituto Tecnico “Ala Ponzone Cimino” nonostante il malcontento del ragazzo che preferirebbe proseguire gli studi in ambito artistico presso il Liceo di Parma.Sergio Tarquinio, Vittorio Cozzoli, L'incisore inciso. Sergio Tarquinio a colloquio con Vittorio Cozzoli, Cremona, Persico Edizioni, 2003. Ma le precarie condizioni economiche della famiglia che si ritrova in assoluta povertàPriamo Pedrazzoli, Giovanni Daprà, Sergio Tarquinio. Cromoxilografia a legno perso, Milano, Authors publishers, 2021, ISBN 9791220092630. non lo permettono e Sergio deve adeguarsi a questa scelta. Nel mese di marzo del 1944 si diploma Perito Industriale con il massimo dei voti

Durante l’infanzia e tutta l’adolescenza ama disegnare e acquerellare e già nel 1939-40, “Paperino Giornale” e “Topolino Gigante” pubblicano alcuni suoi lavori.Luigi Marcianò (a cura di), Una vita per l’arte, tra pittura e fumetti in S. Costa, L. Marcianò, L. Tamagnini (a cura di), Sergio Tarquinio Un disegnatore per l'avventura, Reggio Emilia, ANAFI, 2005. Ai primi di maggio del ‘42 vince i Ludi Juveniles interprovinciali del disegno che gli consentono di partecipare alle finali di Firenze dove si classifica tra i primi venti. Sempre in quell’anno inizia da autodidatta a dipingere e a intagliare le sue prime xilografie.Priamo Pedrazzoli (a cura di), Xilografia a legno perso. La storia, la tecnica, gli autori, Scurelle (TN), Litodelta, 2023, pp. 43-45. ISBN 9788897634539. Il periodo militare Nel marzo 1944 a diciotto anni e mezzo e subito dopo essersi diplomato, Sergio Tarquinio è chiamato alle armi. Dovrebbe partecipare al corso G.M.D.M.Guardia Marina Direzione Macchine. ma è imbarcato sul “Chisone”, una nave appoggio impiegata per il trasporto di materiali e di truppe. Il cargo militare salpa da Genova diretto a Tolone, ma durante il viaggio notturno l’imbarcazione è colpita alla prua da una bomba sganciata da un aereo ricognitore alleato. Rimorchiata nel porto di Tolone, è posta in bacino di carenaggio per le riparazioni. L’equipaggio è fatto rientrare in Italia tranne il primo ufficiale e quattro allievi, tra essi Tarquinio, che si occupano del servizio di guardia.

Quando il 29 aprile 1944 le sirene danno l’allarme per l’arrivo degli aerei nemici, Tarquinio e i commilitoni si rifugiano in un vicino bunker. Il bombardamento che segue causa l’affondamento della nave, privando i militari degli alloggi e degli indumenti. In seguito sarà loro assegnato provvisoriamente l’alloggio in un edificio danneggiato e disabitato dell’Arsenale. All’inizio del mese di agosto, visto l’imminente sbarco degli alleati, l’ufficiale consegna ai quattro allievi il salvacondotto e il biglietto ferroviario per il rientro in Italia. Tarquinio si reca a Loano presso una sorella, dove rimane fino alla fine di settembre quando le autorità militari gli danno il visto per tornare a Cremona. Si presenta nella sede del comando tedesco ed è assegnato alla sezione cartografica che successivamente è trasferita a Sorgà in provincia di Verona dove Sergio rimane fino all’aprile del 1945. Quando la guerra è alle estreme battute, Tarquinio e gli altri commilitoni ricevono dal comando tedesco il via libera per tornare a Cremona. Percorrendo di notte strade secondarie in bicicletta, arrivano in città il 26 aprile. Il dopoguerra Terminato il conflitto, la necessità impellente di Tarquinio è quella di trovare un’occupazione. Prova con la pittura, fa insegne e cartelloni per bar e per attività commerciali varie e anche un affresco, un fregio di putti per la Chiesa dei Camilliani. Ma tutto è provvisorio e incerto, di sicuro non quanto desiderato. Vista l’abilità di Tarquinio per il disegno, un amico gli suggerisce di tentare nel campo dell’illustrazione d’avventura. Così, nell’ottobre 1945 disegna le prime due tavole western, si reca a Milano dove si trovano i principali editori del genere e si presenta all'Editoriale Dea Moda di Pierotti Cei che pubblica un giornalino per ragazze intitolato “La Vispa Teresa”. Nonostante il pessimismo di Tarquinio, le tavole western sono sufficienti a convincere l’editore che gli affida un soggetto da disegnare. È il 3 novembre 1945 e quel giorno inizia l’attività d’illustratore d’avventura che costituisce il suo impegno quotidiano per oltre quarant’anni, concluso nell’aprile 1988. La parentesi argentina Nel maggio del ’48, riceve un’offerta per andare a lavorare a Buenos Aires, all’”Editorial Abril”. Il 29 luglio 1948 s’imbarca a Genova sulla motonave "Sestriere" e il 22 agosto sbarca nella prospera e frenetica Buenos Aires. Si presenta all’Editorial Abril, che si occupa di libri per bambini, fumetti e fotoromanzi dove incontra il direttore e co-fondatore Cesare Civita (1905 - 2005) e il direttore editoriale Loewenthal che gli propongono di fare una copertina. Tarquinio la disegna, piace all’editore e da lì inizia la collaborazione con l’Abril nonostante abbia ricevuto offerte anche da altri editori. All’Editorial Abril le cose vanno molto beneEugenia Scarzanella, Abril. Da Perón a Videla: un editore italiano a Buenos Aires, Roma, Nova Delphi, 2013. e l’attività è frenetica grazie anche all’esperienza e all’inventiva dell’editore Civita, che importa dall’Italia la maggior parte delle storie che edita. Visto il successo delle pubblicazioni, Civita decide di avvalersi anche di disegnatori e scrittori di storie d’avventura italiani. Così nel dicembre ’50 arriva a Buenos Aires il gruppo veneziano fondatore della testata “Albo Uragano” che dal 1947 diventa “Asso di Picche”. Ne fanno parte Mario Faustinelli (Venezia, 08.11.1924 - Milano, 11.07.2006), Alberto Ongaro (Venezia, 22.08.1925 - 23.03.2018) e Hugo Pratt (Rimini, 15.06.1927 - Losanna, 20.08.1995). Nel settembre 1951, chiamato da Pratt, si aggiunge al gruppo Ivo Pavone (Taranto12.11.1929 - Venezia, 20.11. 2020).Esteban Victor Laruccia, L’argentina e Sergio Tarquinio in S. Costa, L. Marcianò, L. Tamagnini (a cura di), Sergio Tarquinio Un disegnatore per l'avventura, Reggio Emilia, ANAFI, 2005.

Sergio Tarquinio fa la loro conoscenza in redazione il giorno successivo al loro arrivo. Dopo una prima istintiva e breve diffidenza i quattro diventano amici, si frequentano e collaborano attivamente. I tre veneziani affittano una villetta ad Acassuso, sobborgo residenziale a 20 chilometri dalla capitale. L’ampio soggiorno con in mezzo un grande tavolo diventa l’ambiente per il lavoro, per le discussioni sull’arte e letteratura e anche per le feste. Tarquinio si reca ad Acassuso il venerdì sera o il sabato mattina e vi rimane fino al lunedì, spesso accompagnato dai giovani disegnatori che gli sono stati affidati dall’Abril per la loro formazione. Tra essi: Daniel Haupt (Buenos Aires, 1930), i fratelli Guglielmo (Roma, 11.01.1926 - Roma, 02.02.2006) e Giorgio Letteri (27.08.1921 - 2014), Giordano Horacio Porreca (Munro, B.A. 23.12.1929 - 11.1995), Victor Hugo Arias e altri. Nasce così quella che è comunemente nota come la "Scuola italiana del fumetto sudamericano" altrimenti conosciuta come “Escuela de Acassuso”.

Nel gennaio 1951 la madre e la sorella Andreina raggiungono Sergio in Argentina. Ma il loro soggiorno non è sereno perché il clima umido di questa zona nuoce alla loro salute e sarà, insieme alle svalutazioni del pesos e all’inquietante parallelismo del peronismo all’Italia del ventennio, una delle cause che inducono Tarquinio, senza rimpianti, al ritorno in Italia. Il 17 maggio 1952 Tarquinio, con la madre e la sorella s’imbarca sulla Motonave “Sises” per il viaggio di ritorno. La maggior parte della sua produzione artistica di questo periodo è lasciata in Argentina per effetto delle leggi in vigore e delle difficoltà burocratiche alla loro esportazione.

«…il primo a giungere [in Argentina] fu Sergio Tarquinio, che va considerato come il rompighiaccio e battistrada "vero", nel senso che fu poi sulla sua scia che si ebbe quel significativo flusso di autori italiani che, per il fumetto argentino, produssero una mole davvero ingente di lavoro, imprimendogli inoltre un marchio stilistico di qualità non effimera».Gianni Brunoro, Il richiamo della Pampa. Ricordi d’Argentina, ovvero "notizie dalla scuola di Acassuso", www.amicidelfumetto.it, URL consultato il 30/11/2023. Il rientro in Italia Dopo ventidue giorni di navigazione la M/n “Sises” ormeggia nel porto di Genova l’8 giugno e già il giorno successivo la famiglia Tarquinio respira l’aria di Cremona. Dopo due o tre giorni, Tarquinio si reca a Milano dove riprende i contatti con la Casa Editrice Mediolanum - Dardo di Gino Casarotti che riaccoglie Tarquinio e gli affida nuovamente il lavoro d’illustratore.

La vita di Sergio Tarquinio negli anni ’50 è caratterizzata da un forte impegno lavorativo che spesso lo occupa anche la domenica; avendo egli contratti non in esclusiva accetta collaborazioni da più editori. Conosce così diversi illustratori, sceneggiatori e scrittori di storie d’avventura. E non trascura la pittura e l’incisione alle quali dedica diverse ore giornaliere, senza dimenticare l’impegno per le mostre e i concorsi ai cui non intende rinunciare.

Un grave lutto lo colpisce il 20 luglio ’58 quando muore la madre Giovanna.

Nella primavera del ‘57 conosce a Milano l’editore Sergio Bonelli (Milano, 2.12.1932 - Monza, 26.09.2011), al quale lega in esclusiva la sua attività d’illustratore e condivide con lui una sincera e duratura amicizia. La Casa delle Edizioni Audace/Araldo/Cepim garantisce a Tarquinio gli emolumenti che gli consentono di vivere più che dignitosamente e di pianificare l’acquisto della propria abitazione.

Non appena il lavoro gli concede qualche giorno di libertà, Sergio Tarquinio da solo o in compagnia di amici si tiene aggiornato sull’arte visitando vari musei, gallerie e mostre. Compie alcuni viaggi di studio-lavoro in Svizzera, a Parigi, a Monaco di Baviera dove visita la Kunsthaus, la grande mostra di Gauguin e lo “Schwabing”, il quartiere degli artisti. Per dipingere soggiorna per un po’ alle isole Canarie, da qui si reca a Villa Cisneros nell’allora Sahara Spagnolo; viaggia poi in Russia e in Bulgaria.Mauro Marcheselli Spiri, Sergio Tarquinio un pittore fumettista, Bologna, Fumo di China, 1982, n. 13, pp. 8.

Ma forse il viaggio più emozionante sia per i ricordi del suo passato di guerra, sia per la rivelazione che la tecnica xilografica a colori che pure egli pratica vive un momento di grande notorietà, è quello compiuto nel sud della Francia. Visitando una mostra di linoleografie a colori di Picasso a Cannes, nel gennaio del ’61, scopre che anche l’artista spagnolo utilizza il metodo a “matrice persa”. La maturità