Minturno è un comune italiano di abitanti della provincia di Latina nel Lazio.

Geografia fisica Territorio Il comune di Minturno è adagiato sulle propaggini costiere e meridionali dei Monti Aurunci. Le sue spiagge sono bagnate dal mar Tirreno nel golfo di Gaeta e si spingono a sud sino alla foce del Garigliano. La parte principale dell'abitato oggi si estende con continuità dalla collina della medievale Traetto (oggi Minturno) fino alle località costiere di Scauri e di Marina di Minturno.

Le frazioni di Tufo, Santa Maria Infante e Pulcherini si trovano sulle colline circostanti al paese più grande e sovrastano la pianura che le divide dalla vicina Spigno Saturnia, mentre la più piccola Solacciano si trova alla base di queste colline e si affaccia sulla statale Formia-Cassino.

Lungo il confine comunale con Santi Cosma e Damiano scorre il fiume Ausente.

L'antica città di Minturnae era collocata sulla sponda destra del Garigliano.

Clima Minturno ha in genere un clima caldo e temperato. Le estati sono calde e asciutte, mentre gli inverni sono miti e piovosi, e/o tendenzialmente umidi.

La temperatura raggiunge i 30 °C in estate e varia dai 6 ai 12 °C in inverno. Le precipitazioni medie arrivano a circa mm all'anno.

La sua posizione garantisce un clima piacevole in ogni periodo dell'anno. Durante l'estate le brezze marine rinfrescano e mitigano l'aria, mentre in inverno i Monti Aurunci creano riparo dai freddi venti degli Appennini.

Condizioni favorevoli possono portare alla formazione di trombe d'aria o trombe marine, ma sono rare quelle che si verificano nei pressi del paese. La più violenta che probabilmente si ricordi, avvenne nell'autunno del 2011, quando, dopo un'iniziale fase di maltempo, una violenta tromba d'aria fece ingenti danni presso il Lungomare di Scauri e Marina di Minturno, e zone limitrofe, nelle prime ore del mattino.

Rarissime sono le nevicate; si ricordano recentemente quelle del 2010, quando le correnti fredde dei Balcani fecero scendere le temperature su tutta la penisola, del 2012, quando l'Italia venne alle prese con un'ondata di freddo e gelo, che coprì anche gran parte dell'Europa, e del 2017, quando il Centro Sud, insieme ad una buona parte del resto dell'Europa Centrale ed Orientale, venne colpito da un'ondata di gelo.

Rischio sismico Il Comune di Minturno si trova in una zona a basso rischio sismico, tuttavia bisogna considerare che gli edifici devono rispettare norme edilizie specifiche, dato che la zona è classificata come 3A (caratterizzata da terremoti rari, ma moderati).

Per quanto non si verifichino forti terremoti nei pressi di Minturno, la cittadina ne ha subìti di diversi, anche se non direttamente. Il più forte, e temporalmente vicino, è stato il terremoto dell'Italia centro-meridionale del 1984, quando un sisma di magnitudo 5.9 colpì la provincia di Frosinone. Le onde sismiche, dell'epicentro collocato a solamente circa 50 km di distanza, si propagarono fino a raggiungere Minturno e i paesi limitrofi, con un valore della Scala Mercalli pari al IV-V grado. Altri eventi sismici dovettero essere avvertiti nel corso dei secoli.

Per far fronte a ciò, nel 2024 Minturno è stato il primo comune in Italia ad aver adottato un sistema di prevenzione in caso di tsunami, grazie al programma TsunamiReady, facente parte di un'iniziativa internazionale fondata dall'UNESCO, dopo tre anni di percorso. Questo programma serve ad educare e migliorare la preparazione delle comunità costiere che sono a rischio tsunami.

Origini del nome Noto come Traetto o Traietto fino al XIX secolo (latino Traiectum), dalla scafa che univa le due sponde del Garigliano, il nome attuale ha invece delle assonanze con la dea ctonia Manturna. Secondo alcuni, invece, il nome Minturno nella radice (mant-, ment-, mint-) e nel suffisso (-rno) rileva una indubbia origine tirrenica o preariana. Prendendo riferimento da "Volturno" si potrebbe supporre una composizione "min + turn" cioè "min(?) + presso fiume".

Anche storici locali hanno cercato di ricostruire l'etimo di Minturno: si suppone che il nome sia etrusco e che derivi da Mintur (sole bruciante) oppure che Minturno sarebbe la contrazione dell'ebraico Menath-ur (pars ignis), identico al Minotauro di Creta, isola vulcanica per eccellenza.

Storia Minturnae La città di Minturnae sorgeva lungo il percorso della via Appia, presso il fiume Garigliano. Le sue origini risalgono ad un centro ausone, appartenente alla Pentapoli Aurunca. Un culto particolare vigeva per la ninfa Marica – "la dea dell'acqua che brilla sotto la luce del sole", ma anche la dea "che distrugge, infuria, consuma, inaridisce" – in onore della quale era stato eretto, verso la fine del VI secolo a.C., un tempio in tufo, che fu poi riattato in muratura alla fine del I secolo dai Romani.

Sconfitto il popolo aurunco nel 314 a.C. durante la seconda guerra sannitica, i romani distrussero completamente le città della Pentapoli. Minturnæ fu rifondata come colonia romana nel 295 a.C. e al suo ager apparteneva l'area tra i Monti Aurunci e il Tirreno, comprendente una zona residenziale sulla costa dell'odierna Scauri (già Pirae), con estese villae maritimae e una zona agricola e produttiva, lungo il fiume e sulle colline, dove si trovavano diverse villae rusticae o fattorie. Come detto, presso la foce del Garigliano sorgeva il bosco sacro della dea Marica.

Nelle paludi dell'antico Minturno trovò rifugio, nell'88 a.C., il console Caio Mario, tallonato dagli uomini del rivale Silla. I magistrati locali ordinarono la sua uccisione per mano di uno schiavo cimbro. Il condottiero riuscì a sfuggire alla morte, dopo aver intimorito il germanico.

Distrutta probabilmente dai Longobardi tra il 580 e il 590, fu conquistata dai Saraceni tra l'883 e il 915, quando fu presa dai Duchi di Gaeta. Possedimento di famiglie nobiliari del medioevo, entrò a far parte dei possedimenti dei Carafa nel 1691.

Traetto Dopo la distruzione di Minturnae, gli abitanti si rifugiarono sul colle vicino, fondando il centro di "Traetto" o "Traietto". Il toponimo deriva dalla scafa che univa le due sponde del Garigliano. Nell'VIII secolo venne fondato il Patrimonium Traiectum, cioè la città divenne centro di un latifondo gestito da un diacono dipendente direttamente dal Papa. Sotto il potere pontificio, Traetto fu cinta da mura, ma venne distrutta, nell'883, da Saraceni venuti per lo più dalla Sicilia musulmana e che si stabilirono nella piana del Garigliano. Essi vennero poi scacciati nel 915 dalla lega voluta da papa Giovanni X.

Passata sotto il controllo di Gaeta, la città fu di nuovo distrutta dagli Ungari. In seguito ebbe propri feudatari e, alla fine del X secolo, fu donata all'Abbazia di Montecassino. Nel 1061 l'abate Desiderio concesse agli abitanti le chartae libertatis (carte di franchigia). Dopo essere stata conquistata dai Normanni di Sicilia, nel XII secolo appartenne alla famiglia normanna dell'Aquila (de l'Aigle) imparentata con la famiglia reale d'Altavilla e dal 1299, per matrimonio, ai Caetani, quando divennero titolari della contea di Fondi, di cui Traetto faceva parte. Nel 1497 fu donata da Federico d'Aragona re di Napoli a Prospero Colonna – dopo la confisca per ribellione al filo-francese Onorato III Caetani, duca di Traetto dal 1493 –, e a lui confermata per aver combattuto nel 1503 dalla parte spagnola nella battaglia del Garigliano, scontro con cui iniziò il dominio iberico in Italia meridionale. I Colonna tennero Traetto fino al 1570, anno della morte di Isabella figlia di Vespasiano e nipote di Prospero. Successivamente passò a Vespasiano Gonzaga Colonna, duca sovrano di Sabbioneta e figlio di Isabella Colonna, e per eredità ai Carafa di Stigliano del ramo della Stadera con Anna, ultima di questo ramo, per passare finalmente a Nicola María de Guzmán Carafa (†1689), figlio di Anna, alla morte del quale, privo di eredi, avvenne la devoluzione dei suoi feudi alla Corona. Dal 1690 al 1806, anno in cui fu abolito il sistema feudale, la città fu tenuta dai Conti Carafa di Traetto del ramo della Spina. Durante l'occupazione napoleonica, nel giorno di Pasqua del 1799, fu assalita ed espugnata dalle truppe franco-polacche, nell'ambito delle ritorsioni verso le città che fiancheggiavano Fra Diavolo: morirono 349 traettesi, nonché molti abitanti dei paesi limitrofi.

Il 13 luglio 1879 Traetto riprese l'antico nome di Minturno.

Durante la seconda guerra mondiale, la città fu campo di battaglia degli scontri tra tedeschi e alleati. Come per altri centri della provincia di Frosinone e di Latina, nei giorni immediatamente successivi alla ritirata dei tedeschi, si registrarono stupri di massa attuati dai goumier marocchini inquadrati nell'armata francese, ai danni di donne e uomini di tutte le età, passati alla storia con il termine marocchinate.

Onorificenze Medaglia d'oro al merito civile (conferita con DPR il 3 agosto 1998).

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa di San Pietro Apostolo (XI-XII secolo).

Chiesa di San Francesco d'Assisi, la cui costruzione è collocabile tra il 1266 e il 1272 ad opera del conte di Fondi Ruggero II Dell'Aquila. La chiesa e l'attiguo convento furono ampliati tra il 1488 e il 1491 con l'intervento di Onorato II Caetani, conte di Fondi, il quale chiamò maestranze locali e napoletane, come il maestro falegname Cola di Tommaso, che nel 1490 realizzò gli stalli del perduto coro; un portalino marmoreo del convento è attribuibile all'officina di Tommaso Malvito e databile al 1491. Chiesa della Santissima Annunziata (XIV secolo), con affreschi dell'epoca. Nell'abside è dipinta una "Crocifissione", realizzata nel 1333, forse dagli allievi di Giotto. Fu a più riprese danneggiata: dai pirati turchi nel 1552, dalle truppe napoleoniche nel 1799 e da un incendio nel 1888. Fu riaperta al culto nel 1931 come tempio votivo dei minturnesi caduti nella prima guerra mondiale, dopo il restauro commissionato dal concittadino Pietro Fedele, storico e Ministro della Pubblica Istruzione nel 1925-28. Chiesa di San Biagio vescovo e martire, nella frazione balneare di Marina di Minturno. Congrega del Santissimo Rosario (oggi sala convegni), situata in piazza Portella alle spalle della chiesa di San Pietro; a tre navate con pilastri e archi gotici in pietra. All'interno, coro in legno del 1700 e affreschi del '200-'300.

Chiesa della Madonna della Libera, in località Fontana Perrelli, del XIV secolo, con portico a tre campate in facciata.

Chiesa di San Nicandro Martire, nella frazione collinare di Tremensuoli, del XII secolo, ha un impianto a croce greca.

Chiesa di Maria Santissima Immacolata, nella frazione balneare di Scauri. Chiesa di Sant'Albina Vergine e Martire, nella frazione balneare di Scauri.

Architetture civili Ponte Real Ferdinando sul Garigliano, con tiraggi a catene di ferro, il primo realizzato in Italia, restaurato alla fine del XX secolo dopo la distruzione avvenuta durante il secondo conflitto mondiale. Commissionato dai Borbone delle Due Sicilie, fu progettato dall'ingegnere Luigi Giura ed inaugurato nel 1832 dal re Ferdinando II. Resti del muro perimetrale della cartiera di Scauri, sulla via Appia, nei pressi della Chiesa Parrocchiale dell'Immacolata. Fornitrice del Regno di Napoli, la fabbrica venne citata dallo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe nella monografia dedicata al pittore di corte Jakob Philipp Hackert. Lo stabilimento scaurese produsse fogli pregiati per la calcografia e la stamperia reale. Ex fabbrica di laterizi Sieci, sul lungomare di Scauri, risalente al 1880 ed esempio di archeologia industriale.

Architetture militari