LAquila 1902 Montevarchi S.r.l., meglio nota come Aquila Montevarchi o semplicemente Montevarchi, è una società calcistica italiana con sede nella città di Montevarchi, in provincia di Arezzo. Milita in Serie D, la quarta divisione del campionato italiano di calcio.

Fondata nel 1902, la società raggiunge i maggiori successi della propria storia nel 1984 con la vittoria del campionato Interregionale e della Coppa Italia Dilettanti. Il club ha militato a lungo tra i professionisti ed è approdato più volte in terza serie, fallendo però nel 2011. Rifondato nello stesso anno, in nove stagioni sportive è tornato in Serie C.

Prima della rifondazione, il Montevarchi ha disputato complessivamente 25 stagioni di terza serie nazionale professionistica fra Serie C e C1, e 18 nella vecchia Serie C2.

Storia

Dagli albori agli anni venti La società nacque nel 1902 con il nome di "Società Ciclistica Aquila": i colori sociali originari erano il bianco e il blu e il l'attività del club era principalmente orientata alla pratica del ciclismo. Il gioco del calcio incominciò a diffondersi a Montevarchi dopo il 1910 e venne disputato prima presso "Il Tondo", ovvero l'odierna piazza Cesare Battisti, usato come circuito per i cavalli e dove, date le ridotte dimensioni del campo da gioco, le squadre disputavano incontri con soli nove giocatori.; poi allo sferisterio di via Mochi e presso un terreno adiacente a piazza Garibaldi, detto l'Orto di Giorgio. La prima partita di cui si hanno notizie (vinta per 1-0) si svolse nel gennaio 1918 contro una rappresentativa di giovani figlinesi.

Nel 1920 avvenne una scissione che dette vita al "Club Sportivo Montevarchi" e le due società ebbero vita separata fino al 19 novembre 1926 quando, in una "affollatissima" riunione alla "Casa del Fascio", fu trovato un compromesso che dette vita a un'unica società, denominata "Club Sportivo Aquila Montevarchi", e furono scelti i nuovi colori sociali: curiosamente venne scelto il colore Azzurro, per poi venire cambiato con i tradizionali colori Rossoblu'. Un mese dopo il 18 dicembre 1926, al Regio Teatro Varchi, ci fu la prima riunione del nuovo sodalizio in cui venne formalizzata la fusione attuata nel mese precedente alla Casa del Fascio, e vennero dati gli incarichi del nuovo consiglio, presidente e consiglieri.Unico, Montevarchi 5 dicembre 1926Memoria Rossoblù,Magazine Agosto 2020Memoria Rossoblù, Magazine, n.5 Novembre-Dicembre. 2022.s.c.Aquila Montevarchi 1902. (da dove tutto ebbe inizio), Gianni Sereni, Sauro Barbagli, ASKA editore, 2022.Memoria Rossoblù Magazine, n.30 Gennaio-Marzo 2024 In questo periodo nasce anche l'esigenza di realizzare uno stadio adeguato, cosa molto sentita dalla popolazione: a tale scopo alcuni cittadini si attivarono per ridurre i tempi di costruzione con donazioni e con prestazioni gratuite.

Il primo impianto fu costruito così presso il Campo di Nicco (l'odierna Piazza della Repubblica); il terreno di gioco era delimitato da una staccionata e per spogliatoi si usava, in principio, una stanza in una casa colonica adiacente.

Fino quasi al 1930 le fonti storiche riguardanti le gare disputate sono davvero scarne: i giornali dell'epoca riportavano appena il risultato degli incontri disputati e, nonostante si prodigassero (come il regime fascista imponeva) di riportare che le partite erano state disputate con "impegno lodevole", "lealmente combattute", "gagliardamente giocate" con "virile intensità" sotto la guida dell'arbitro (solitamente uno sportivo del luogo), la cui conduzione era sempre "lodevole ed impareggiabile", le cronache preferivano rimarcare non solo il "gran concorso di pubblico" quanto piuttosto la presenza in tribuna di signore e signorine che, con la loro avvenenza, animavano gli incontri.

Eppure la passione del calcio si diffondeva sempre di più; ecco cosa riportava la locandina di propaganda pubblicata in vista del 2 aprile 1927:

Dal 1929, finalmente, si iniziano ad avere fonti più certe.

In certi casi addirittura puntuali: le cronache locali riportano che, dopo un incontro interno, gli sportivi, "non gradendo la conduzione arbitrale, hanno invaso il recinto di gioco e rincorso la giacchetta nera, determinati a gettare il direttore di gara nel vicino Berignolo" (ovvero il canale di irrigazione adiacente all'impianto, allora a cielo aperto, oggi completamente sigillato nel sottosuolo); da quel momento (e tutt'oggi prosegue questa singolare "tradizione"), il grido "Arbitro, c'è il Berignolo" continua minaccioso a levarsi contro le conduzioni arbitrali ritenute ingiuste. Già in quel tempo, però, la federazione dimostrò tolleranza zero nei confronti di questi episodi, perché il campo del Montevarchi fu squalificato per un mese e la società si vide addebitare una pesante multa, oltre all'imposizione di recintare il rettangolo di gioco con una rete, al fine di impedire il ripetersi di questi gesti.

Quello della stagione 1929-1930 è il primo campionato FIGC cui l'Aquila partecipa ufficialmente: il primo obiettivo della società fu quello di offrire agli sportivi una prestazione dignitosa, "al riparo da ogni sorpresa".

Il campionato incominciò il 27 ottobre e il Montevarchi si trovò inserito in un girone di 6 squadre tra cui spiccava la presenza della A.C. Sangiovannese: i tifosi aspettavano con ardore il confronto, anche perché, fino ad allora, le squadre si erano affrontate solo in incontri amichevoli ma gli aquilotti avevano sempre perso.

Il primo "derby del valdarno" di campionato si disputò l'8 dicembre 1929 a Montevarchi: evidentemente l'umore dei rispettivi sportivi, in vista della partita, doveva essere decisamente "bollente" se la stampa locale si prodigò di propagandare a tutti quanti che i tifosi dovevano dimostrare "il vincolo sincero di legame che esiste fra queste laboriose popolazioni" e anche la partita di ritorno, disputatasi a San Giovanni Valdarno, di nuovo le cronache riportano un appello della dirigenza bianco azzurra che diceva: "la squadra montevarchina avrà fra noi accoglienze fraterne, non una mischia invereconda e brutale ma una partita cavalleresca e combattuta"

Il primo campionato si concluse in modo beffardo perché, proprio nelle ultime giornate, gli aquilotti, dopo aver condotto il girone tra le prime posizioni, furono sorpassati dal Santa Croce ma, a sorpresa, la rinuncia di tre squadre della costa labronica consentì il ripescaggio dei rossoblù in Seconda Divisione Toscana.

Dagli anni trenta agli anni sessanta Al fine di irrobustire la squadra per disputare un campionato dignitoso la società non lesinò gli sforzi, potenziò la formazione, ampliò le tribune e chiamò quale allenatore l'ungherese Károly Csapkay (che i montevarchini, di fronte a insormontabili problemi di pronuncia, italianizzarono in "Ceccai" o, più semplicemente, "Sòr Carlo"), già giocatore titolare nella e poi allenatore; fu grazie alla sua guida che il gioco degli aquilotti si "sgrezzò", votandosi a un gioco più armonico e manovrato.

I risultati furono entusiasmanti: il campionato 1930-1931 vide gli aquilotti secondi solo alla "Fiorentina B", ovvero alla squadra composta delle riserve dei Viola fiorentini, che però il regolamento dell'epoca lasciava virtualmente fuori classifica; in conseguenza di ciò fu ammessa al girone finale assieme a Piombino e Pontedecimo, che vide gli aquilotti prevalere nettamente.

È di allora la notizia della prima trasferta "di massa" dei tifosi montevarchini: al fine di non far mancare l'incitamento ai propri giocatori in una delle ultime decisive partite di campionato la società, il 1º marzo 1931, noleggiò due autobus che mise a disposizione degli sportivi i quali, al costo di 18 lire (circa 21,70 euro attuali), poterono recarsi numerosi ad assistere l'incontro a Signa.

Dopo la seconda guerra mondiale (che, nel frattempo, aveva praticamente annichilito la società, continuamente dissanguata dai richiami alle armi dei giocatori) fu deciso di realizzare un nuovo e capiente impianto: nacque così il nuovo stadio, intitolato a "Gastone Brilli-Peri", in memoria dell'omonimo pilota che risiedette in città (almeno) fino al 1909; esso era dotato di una tribuna coperta e di una pista, sfruttabile sia per le gare ciclistiche sia di atletica.

I successivi ampliamenti comportarono, nei primi anni Settanta, la realizzazione di una nuova gradinata e, nei primi anni Ottanta, delle due "curve".

Dopo un ventennio avaro di soddisfazioni nei primi anni settanta la formazione, forte di una società solida, divenne una tra le più competitive del Valdarno e il coinvolgimento cittadino crebbe a livelli esponenziali.

Gli anni settanta e ottanta

Di quegli anni vanno ricordati, più di tutti, le promozioni in serie C negli anni 1969-1970 e 1971-1972 (quest'ultima risolta dopo un epico spareggio, giocato a Firenze, con la , dopo che lo stadio, caso unico nella storia della società, era stato squalificato per un anno intero a causa dell'invasione di campo avvenuta durante la partita col Foligno, causata dal pessimo arbitraggio del signor Foschi di Forlì), la vittoria a Marassi contro il per 0-1, la vittoriosa cavalcata della stagione 1977-1978 (conclusasi col terzo posto in classifica e, dunque, con la nuova promozione nella nascente C2) e, più di tutti, il campionato di Serie C2 1978-1979.

Quell'anno (caso finora unico), al termine del campionato ben 5 squadre si presentarono a pari punti al secondo posto: Montevarchi, Sangiovannese, Carrarese, Cerretese e Imperia, pertanto la lega decise di risolvere la questione con un mini torneo di spareggio, ovvero con un girone all'italiana, con partite di sola andata.

Incredibile ma vero, al termine degli incontri tutte quante le squadre erano nuovamente a pari punti (occorre tener presente che, all'epoca, la vittoria valeva 2 punti in classifica contro i 3 attuali e la differenza reti, almeno in questo caso, non era stata presa in considerazione quale parametro per definire la classifica).

La successiva rinuncia della Cerretese sbloccò la situazione: furono sorteggiati gli abbinamenti per gli scontri diretti (sempre da disputare con "partita secca" dove, in caso di parità al termine dei tempi supplementari, l'ultima parola l'avrebbe avuta la "monetina"), dopodiché le vincenti si sarebbero affrontate tra di loro e la vincente si sarebbe aggiudicata il secondo posto.

Il Montevarchi, dopo aver sconfitto l'Imperia per 1-0, affrontò in "finale" la Carrarese, all'epoca allenata da Corrado Orrico e, dopo essere stato rimontato nei tempi regolamentari da 2-0 a 2-2, s'impose nei supplementari per 3-2.

Lo stesso anno la società si trovo curiosamente coinvolta in un affare che riguardava direttamente la Roma: quest'ultima aveva contattato l'Internacional di Porto Alegre per acquistare Falcão ma i brasiliani reclamavano un pagamento con una scadenza assai perentoria.

Fu così che l'allora presidente Viola contattò Vasco Farolfi (storico presidente montevarchino), il quale anticipò per intero la somma richiesta dai brasiliani: quale contropartita (e segno di ringraziamento), oltre al saldo della somma, quell'anno la prima amichevole che la Roma disputò fu col Montevarchi.

Gli anni ottanta si aprirono all'insegna delle amarezze: Il campionato 1979-1980 si concluse con una retrocessione, evento ripetutosi al termine della stagione 1981-1982, che vide i rossoblù ritornare tra i dilettanti ma già durante il campionato 1982-1983 la società aveva gettato le basi per un subitaneo ritorno tra i professionisti (fallito solo alla penultima giornata) e nel 1983-1984 l'Aquila vinse il campionato (e, conseguentemente, fu promosso in C2) e anche la Coppa Italia Dilettanti.