L'Entheticus de dogmate philosophorum o Entheticus maior è un poema in distici elegiaci composto tra il 1154 e il 1155 da Giovanni di Salisbury e costituisce la prima espressione scritta del suo pensiero filosofico. Ha preceduto il poemetto introduttivo al Policraticus, lEntheticus ad Policraticum.
L'opera L'''Entheticus de dogmate philosophorum è un poema in distici elegiaci che costituisce la maggiore opera poetica di Giovanni di Salisbury. Si tratta di un compendio di filosofia, che parte esplicitamente menzionando la volontà dell'autore di trattare quelli che sono stati gli sviluppi della disciplina a partire dagli autori antichi per poi giungere agli sviluppi relativi ad egli contemporanei.Giovanni di Salisbury, Entheticus de dogmate philosophorum, 1-10. Non sappiamo molto sulle circostanze della sua composizione, e riguardo al suo scopo possiamo partire considerando quelli che sono gli argomenti che vengono trattati all'interno dell'opera: inizialmente egli difende le arti liberali, stesso tema che compare nel Metalogicon, per poi spostarsi su un resoconto della filosofia greca e romana, evidenziando in particolare punti di forza e di debolezza dei differenti pensieri, subordinati in ogni caso alla dottrina cristiana. Infine, nella terza parte dell'opera, si avvicina alle teorie etico-politiche che sono presenti anche nel Policraticus, con anche il riferimento a realtà che ha direttamente vissuto come quella di Canterbury e a personaggi reali come Thomas Becket. L'intento dell'opera, osservando gli argomenti trattati sembra più chiaro: partire con la difesa delle arti liberali e del sistema educativo tradizionale ha chiaramente un intento educativo, quello ossia di mostrare in che modo l'uomo possa accostarsi alla filosofia e portarla avanti. Alternativamente, l'opera viene concepita come una serie di consigli su come vivere l'ambiente della corte, trattato con una potente satira che ne evidenzia i vizi e i modi sbagliati di comportarsi, rivolta allo stesso Becket.Cary J. Nederman, John of Salisbury, Tempe, 2005, pp. 43-51. La satira rivolta nella terza sezione contro i personaggi di corte ha la funzione di dissuadere il futuro arcivescovo da tali comportamenti, mostrando anche tramite esempi tratti dall'antichità classica come, invece, dovrebbe comportarsi e pensare il buon uomo di stato. Infine, c'è la possibilità che l'opera non fosse pensata per la pubblicazione o per un destinatario specifico, ma semplicemente si trattasse del primo tentativo di Giovanni di Salisbury di mettere per iscritto il suo pensiero etico-filosofico. Ritenendola poi grezza e incompiuta, avrebbe effettivamente deciso di tenerla per sé, riprendendo il lavorio sui temi trattati e facendolo confluire nelle due opere maggiori in prosa, in cui si trova l'apice del suo pensiero e il completamento del suo percorso.Rodney Thomson, What is Entheticus in The World of John of Salibsury, a cura di Michael Winks, Oxford, 1984, pp. 300-301. Dall'ultima sezione e dai suoi riferimenti al reale possiamo inferire la data di composizione dell'opera, con il riferimento al sovrano d'Inghilterra come puerGiovanni di Salisbury, Entheticus de dogmate philosophorum, 1463-1464. Nel passo viene usato, appunto il termine puer, e questo è compatibile con il fatto che, al momento dell'incoronazione, Enrico II aveva 22 anni, per cui non era più un bambino ma nemmeno un uomo adulto, e ciò giustifica la scelta dell'epiteto. ed il riferimento all'attività di Becket come consigliereGiovanni di Salisbury, Entheticus de dogmate philosophorum, 1297. Questo posto che sia corretta la rubrica della sezione che si apre col verso 1291, in cui "colui che cancella le leggi ingiuste" viene riconosciuto come lo stesso Becket. che pongono come molto probabili gli anni 1154-55.
La tradizione manoscritta Per quanto riguarda la tradizione manoscritta, sono quattro i testimoni che ci tramandano il testo:
London, British Library, Royal 13 D IV, il manoscritto più antico, con oltre all'Entheticus anche il Policraticus e il Metalogicon e databile tra gli anni '60 e '90 del XII secolo grazie alle informazioni che ricaviamo dallex libris.Rodney Thomson, What is Entheticus in The World of John of Salibsury, a cura di Michael Winks, Oxford, 1984, p. 287. Cambridge, University Library, Ii. 2.31, manoscritto di XIV secolo la cui provenienza è sconosciuta e contiene, oltre all'''Entheticus, anche il Metalogicon, il Policraticus e parte della prima raccolta di lettere. Il testo risulta una copia del manoscritto più antico, nonostante i numerosi errori che possono essere facilmente attribuiti o all'azione di un copista o alla presenza di un intermediario, come dimostrerebbe anche il fatto che gli scritti non sono riportati nel medesimo ordine. Cambridge, University Library, Mm. 2.18, manoscritto di XIV secolo di cui si può sospettare una dipendenza dal manoscritto più antico date anche alcune somiglianze con l'altro testimone di Cambridge con cui probabilmente condivide un antigrafo. Infine John LelandJ. Leland, Collectanea de Rebus Britannicis, ed. T. Hearne, London, 1774, 2, pp. 233-4. parla di un manoscritto conservato al Queens' College di Cambridge in cui erano conservati almeno il Metalogicon e l'Entheticus.
Edizioni Giovanni di Salisbury, The Entheticus of John of Salisbury: A Critical Text, ed. R. Pepin, in Traditio 31 1975, pp. 127-295. Giovanni di Salisbury, Entheticus maior et minor, ed. Jan van Laarhoven, Leiden 1987, vol. 1 pp. 104-227 e pp. 230-249.
Note
Bibliografia Cary J. Nederman, John of Salisbury, Tempe, 2005, pp. 43-51. Rodney Thomson, What is Entheticus in The World of John of Salibsury, a cura di Michael Winks, Oxford, 1984, pp. 287-301.