Biografia Nacque il 26 ottobre 1886 a Llëngë, nei pressi di Pogradec nel vilayet di Monastir, in una famiglia patriottica di origini valacche-aromene; suo nonno, Tun Kokoneshi, combatté contro gli ottomani alla guida del plotone Mokra nei primi anni del rinascimento albanese.

Completò gli studi elementari nel villaggio natale e si diplomò nel 1906 presso la Scuola normale di Monastir, aderendo poi al movimento nazionalista albanese di Fan Noli e partecipando alla rivoluzione di giugno contro Ahmet Zogu.

Iniziò a lavorare come salmista a Llëngë e nel 1925 completò gli studi religiosi al seminario di Giannina; due anni dopo fu ordinato sacerdote dall'arcivescovo Bessarione presso la chiesa del monastero di Santa Marina a Llëngë, pur essendo sposato, con una certa Kostandina, e padre di quattro figli: Anastas, Todi, Ksanthipi e Lirina. Dopo la morte della consorte, fu nominato archimandrita nel 1939.

Nel 1939 accolse con forte sdegno l'invasione italiana del Regno d'Albania e partecipò attivamente all'organizzazione della resistenza, mettendo a disposizione dei partigiani e delle truppe alleate il monastero di Santa Marina. Per le sue azioni ottenne numerose onorificenze dall'Assemblea del popolo e fu ricordato con rispetto e riverenza da numerosi altri partigiani tra cui Enver Hoxha, Tuk Jakova e Fatmir Gjata, venendo soprannominato "il sacerdote con la pistola di Llëngë" (in albanese Prifti me kobure i Llëngës). A partire dal 30 agosto 1944, pur essendo un religioso, gli fu affidato temporaneamente il comando del Comitato esecutivo del distretto di Pogradec.

Nel 1947 prese parte a una delegazione in Unione Sovietica per le celebrazioni del 500º anniversario dalla proclamazione dell'autocefalia della Chiesa ortodossa russa, visitando Mosca, Leningrado e Kiev. Consacrato vescovo nell'ottobre 1947, divenne metropolita di Argirocastro in sostituzione di Panteleimon Kotoko mentre nel 1962 divenne Metropolita di Coriza. Dopo la morte dell'arcivescovo Paisio il 4 marzo 1966, fu eletto e poi intronizzato come Arcivescovo di Tirana, Durazzo e di tutta l'Albania.

Come arcivescovo, affrontò la proclamazione dell'ateismo di Stato da parte del regime socialista nel 1967 e, fortemente provato dai sequestri e dalla repressione dello Stato contro le varie comunità religiose, si ritirò a vita privata nella casa della figlia Lira e morì il 18 ottobre 1973. Fu sepolto dietro sua stessa richiesta presso il monastero di Llëngë insieme ai suoi paramenti clericali e alla sua croce.

Onorificenze

Note

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