Operaio specializzato e figura storica del movimento dei minatori in Sardegna, è noto principalmente per aver guidato, all'età di soli vent'anni, l'occupazione della miniera dell'Argentiera nel 1949, un episodio centrale nella storia del sindacalismo sardo del dopoguerra. Oltre all'attività politica nel Partito Comunista Italiano, si è distinto per la sua opera di divulgazione tecnica sui processi di estrazione mineraria e per l'impegno culturale volto alla salvaguardia della lingua sassarese e delle tradizioni musicali dell'isola.

Biografia Origini familiari e contesto sociale Nacque a Olmedo il 26 aprile 1928. Nel 1937, all'età di nove anni, si trasferì con la famiglia nella borgata mineraria dell'Argentiera, situata nella Nurra, dove il padre Gavino era stato assunto. Il padre, ex finanziere che padroneggiava l'inglese e il tedesco grazie ai contatti con gli equipaggi delle navi mercantili, lavorava nell'impianto di "flottazione" della miniera gestita dalla società Pertusola.

L'educazione di Pittalis fu segnata da un forte antifascismo domestico. Il padre possedeva una radio a galena auto-costruita, collegata a un'antenna filare di circa 80 metri, con la quale la famiglia ascoltava clandestinamente le trasmissioni di Radio Londra e manteneva i contatti informativi con i fuoriusciti antifascisti. Fondamentale per la sua formazione ideologica fu anche la frequentazione di figure locali come Antonio Moro, veterano della prima guerra mondiale di orientamento sardista, e un esponente della famiglia Spissu di Florinas, che lo introdussero ai concetti di socialismo e democrazia.

L'adolescenza e la Resistenza locale Nel 1942, a quattordici anni, Pittalis interruppe gli studi (aveva conseguito la terza elementare) per iniziare a lavorare nello stabilimento di superficie della miniera (la "Laveria"). Inizialmente impiegato come addetto alle pulizie e manovale, gli fu presto affidato un compito di responsabilità nell'ambito della difesa civile (UNPA). Dotato di un binocolo a lunga gittata e posizionato all'estremità della laveria con vista sul mare, operava come vedetta antiaerea: il suo compito era azionare la sirena della miniera secondo codici prestabiliti (tre fischi per l'allarme aereo, dodici rintocchi per l'attacco navale) per avvisare la popolazione dei bombardamenti alleati.

Durante l'occupazione tedesca della Sardegna, si iscrisse clandestinamente al Partito Comunista Italiano (la sua prima tessera, firmata dal dirigente Antonio Dore, risale al 1943). In questo periodo partecipò con un nucleo giovanile ad azioni di sabotaggio minore, come il danneggiamento delle condutture idriche che rifornivano le truppe tedesche stanziate nella Nurra, e al recupero di materiali (benzina e nafta) dai fusti sganciati dai bombardieri americani. Nel 1944, alla morte del padre — avvenuta in circostanze controverse legate a una malattia professionale non riconosciuta dall'azienda — divenne capofamiglia a sedici anni.

L'esperienza nel bacino del Sulcis (1946-1948) Nel 1946, diciottenne, emigrò a Carbonia per lavorare nella miniera di Serbariu (matricola n. 11065). Assegnato al livello -50, entrò a far parte della squadra di "Pronto Intervento", un'unità specializzata nelle operazioni di soccorso in caso di frane o emissioni di grisù. L'esperienza nel Sulcis fu segnata dalla durezza delle condizioni di lavoro (estrazione in strati orizzontali spesso inferiori agli 80 cm di altezza, uso delle "tavole oscillanti") e da incidenti mortali, tra cui uno scoppio di grisù che uccise quattro membri della sua squadra.

A Carbonia, Pittalis emerse rapidamente come leader sindacale. Fu eletto membro della Commissione Interna con oltre 8.000 preferenze, risultando il più giovane sindacalista d'Italia a ricoprire tale carica in un grande complesso industriale. Divenne inoltre segretario della sottosezione PCI "Antonio Grassi" nel lotto 8B, frequentando dirigenti di rilievo come Velio Spano, Renzo Laconi e Pietro Cocco.

Il ritorno all'Argentiera e le lotte del 1949 Rientrato all'Argentiera nel 1948, Pittalis assunse la guida della locale Camera del Lavoro e divenne segretario della sezione comunista, che sotto la sua gestione raggiunse percentuali di adesione plebiscitarie tra i lavoratori (circa il 98% degli operai iscritti) e ricevette un encomio dal Comitato Centrale del PCI per la diffusione capillare de l'Unità e del periodico Noi donne.

Il suo ruolo fu determinante durante le agitazioni sindacali del 1949, che si svolsero in due fasi distinte e contrapposte: **Primo sciopero (gennaio 1949):** Pittalis organizzò e diresse l'occupazione dei pozzi, un'azione autonoma e slegata dalle direttive regionali, motivata dalle condizioni di vita nella borgata. L'occupazione, durata 24 giorni, fu sostenuta da una vasta rete di solidarietà: i paesi limitrofi (Olmedo, Sassari, Porto Torres) inviarono viveri per sostenere gli occupanti asserragliati nel sottosuolo. L'azione si concluse con un successo totale durante un tavolo di trattativa in Prefettura a Sassari: l'azienda concesse la riduzione dei costi della mensa, l'istituzione di un servizio di trasporto gratuito mensile per il capoluogo, aumenti salariali e la creazione di uno spaccio cooperativo gestito dai lavoratori. **Secondo sciopero (febbraio 1949):** Poche settimane dopo, la federazione regionale dei minatori (FILIE-CGIL), guidata da Giovannetti, ordinò tramite un telegramma in codice («Iniziate il tesseramento») una seconda occupazione in solidarietà con le vertenze dell'Iglesiente. Pittalis e il direttivo locale, pur contrari a rompere la tregua appena siglata, obbedirono per disciplina di partito. Questa seconda agitazione fallì: le forze dell'ordine circondarono la miniera impedendo i rifornimenti e, approfittando di una soffiata, sorpresero nel sonno cinquanta occupanti nella "Galleria Mare". Pittalis fu fermato e interrogato da un funzionario di polizia (ex partigiano piemontese) che, riconoscendone la buona fede, evitò il suo arresto formale. Tuttavia, l'azienda procedette al licenziamento dei promotori, segnando la fine della fase più acuta del conflitto sociale nella borgata.

Competenze tecniche e sistema Bedaux Oltre all'attività politica, Pittalis sviluppò notevoli competenze tecniche nel ciclo produttivo. Lavorò come addetto al laboratorio chimico (dove eseguiva campionamenti sulla spiaggia per recuperare minerali dispersi dagli scarichi) e come addetto all'Ufficio Cottimi. In quest'ultimo ruolo, fu incaricato di applicare il sistema Bedaux per il cronometraggio dei tempi di lavoro. Nelle sue memorie, Pittalis ammise di aver sistematicamente manipolato i rilevamenti a favore degli operai: registrava tempi medi più lunghi di quelli reali per garantire che i minatori ottenessero premi di produzione (il "passo 60" o superiore) senza doversi sottoporre a ritmi massacranti, un'azione di sabotaggio silenzioso che gli costò infine il trasferimento nuovamente in sottosuolo come perforatore.

Appassionato di meccanica, descrisse in dettaglio nelle sue interviste l'evoluzione tecnologica dell'impianto di trattamento, fino alle celle di flottazione dove reagenti chimici separavano la blenda (zinco) dalla galena (piombo argentifero) sfruttando il peso specifico e l'aria compressa.

Vita successiva e attivismo culturale

Dopo la chiusura definitiva della miniera e il trasferimento a Sassari negli anni Settanta, Pittalis lavorò nel settore della sicurezza privata e come Guardia particolare giurata, aderendo all'International Police Association (IPA). Mantenne vivo l'interesse per le telecomunicazioni (nato con la radio del padre) diventando radioamatore con la sigla IS0-14/CA nell'Associazione Radioamatori delle Forze di Polizia (ARFoPI). Nel 1991 entrò nei ruoli del Ministero per i beni culturali e ambientali come addetto alla vigilanza.

Legato al suo passato da attivista, fu socio attivo dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia (ANMI). In tale veste partecipò a diversi raduni e cerimonie di rappresentanza, tra cui un incontro ufficiale tenutosi presso la mensa ufficiali dell'incrociatore portaelicotteri Andrea Doria, alla presenza degli alti comandi navali.L'immagine ritrae Pittalis alla mensa ufficiali. Un'annotazione autografa sul retro riporta: "Andrea Doria Porta Elicotteri" e "Nave Garibaldi" (archivio privato)

In età avanzata, pur dichiarandosi laico e non credente ("ho celebrato il primo matrimonio civile della zona"), si dedicò alla valorizzazione delle tradizioni religiose e linguistiche locali. Fondò e presiedette l'associazione culturale "ACUVACAMUS", attraverso la quale: Promosse la Missa Manna (Messa in lingua sarda) nelle chiese del Carmine e del Sacro Cuore a Sassari. Organizzò il "Memorial Tonino Canu" al Teatro Civico, dedicato al canto a chitarra sardo. Collaborò attivamente con storici e ricercatori (tra cui Sandro Ruju) per la raccolta di testimonianze orali sulla vita in miniera, contribuendo in modo decisivo alla ricostruzione storiografica delle vicende dell'Argentiera.

Nel dopoguerra partecipò anche a una delegazione della FGCI nella Repubblica Democratica Tedesca, viaggiando insieme al giovane Enrico Berlinguer; di quell'esperienza conservò un ricordo critico verso l'applicazione del socialismo reale nel blocco orientale, pur senza mai abiurare i propri ideali.

Morì a Sassari l'8 Gennaio 2018.

Vita privata Sposatosi nel 1950, subì un fermo di polizia pochi giorni dopo le nozze, sospettato ingiustamente di un attentato dinamitardo alla chiesa locale (avvenuto in risposta al suo matrimonio civile, considerato scandaloso all'epoca). Fu scagionato grazie alla testimonianza dell'ingegner Inzela, direttore della miniera, e di un vicino di casa che lo videro leggere l'Unità a letto nell'ora dell'esplosione.

Riconoscimenti Falce e martello d'oro: Onorificenza conferita dal Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano, consegnata simbolicamente per i risultati ottenuti nel tesseramento e nella diffusione della stampa di partito all'Argentiera.

Note

Bibliografia

Voci correlate Argentiera (Sassari) Storia dell'industria mineraria in Sardegna Pertusola Sistema Bedaux

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