Cleopatra che si uccide è un dipinto a dipinto a olio su tela (116 x 92,5 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino intorno al 1621-1622 e conservato al Norton Simon Museum di Pasadena.

Storia L'opera non compare né nella Felsina Pittrice di Malvasia, né nel Libro dei conti della bottega Barbieri, scritto dal fratello del Guercino, redatto dal fratello del pittore Paolo Antonio Barbieri.

È tuttavia possibile stabilire una data ante quem: infatti, in un libretto intitolato La Cleopatra, pittura del Sig. Cav. G. F. Barbieri di Cento (Forlì, Cimatti, 1638), che reca una dedica al Sig. Alfonso Palettonio, governatore di Forlì, si ricorda, a pagina 3, che Guercino tempo prima aveva dipinto una Cleopatra pe'l Sig. Conte Angelo degli Oddi Perugino e che il Palettonio, mentre si trovava a Cento, se ne era invaghito. L'autore del libretto annuncia al Palettonio che Guercino ne sta eseguendo «un'altra della stessa attitudine e sembianza, cotanto simile alla prima che si sarebbe potuto dire la medesima un disfatta, e rifatta.» Alfonso Palettonio era stato governatore di Cento nel 1637. Quando Denis Mahon lo pubblicò, il dipinto — fino ad allora inedito — si trovava nella collezione Worsley di Hovingham Hall, nello Yorkshire, residenza storica della famiglia Worsley, nota per le sue raccolte di dipinti e arredi, dalla quale proveniva l'esemplare esposto nella mostra Il Guercino (Giovanni Francesco Barbieri, 1591-1666) tenutasi a Bologna nel 1968''. L'opera rimase nella collezione Worsley almeno fino al 1964, quando fu venduta tramite la galleria Thomas Agnew & Sons di Londra e acquistata nel 1973 dal Norton Simon Museum di Pasadena, attuale proprietario.

Descrizione e stile L'opera raffigura il suicidio di Cleopatra. La regina egiziana è rappresentata a mezzo busto, di tre quarti, con lo sguardo rivolto verso l'alto e la bocca socchiusa in un'espressione di abbandono e dolore. Davanti a sé, su un parapetto di pietra, è posto un piccolo cesto da cui emerge un aspide: la regina lo afferra con la mano destra, mentre con la sinistra scosta la veste, scoprendo il petto per offrirlo al morso del serpente. Indossa una camicia di seta bianca dalle maniche ampie e un mantello di velluto purpureo che le ricade sul braccio sinistro, fermato da una fibbia dorata. Sul capo porta un turbante di stoffa perlacea ornato da un gioiello, e i capelli ricci scendono morbidamente sul collo.

La luce, intensa e diretta, modella le figure e sottolinea i contrasti tra le zone illuminate e quelle in ombra, esaltando il chiaroscuro e la consistenza materica delle stoffe. Il colore rivela la fase giovanile del pittore, all'inizio del soggiorno romano (1621-1623), durante il quale lo stile del Guercino evolverà verso forme più classicheggianti.

Secondo Mahon, il tocco brillante con cui è eseguita la figura conserva la fluidità delle opere anteriori al soggiorno romano, ma se ne distingue per la maggiore evidenza dei contorni e per l'uso più deciso dei contrasti tra luce e ombra. Il critico osserva inoltre che la composizione fisica del fondo, “rozzo e sabbioso come un intonaco da parete”, richiama la tecnica dei dipinti a soffitto eseguiti a Roma, in particolare quelli del Casino Ludovisi e di Palazzo Costaguti, databili alla seconda metà del 1621. Quest'opera, rimasta inedita fino al 1968, illustra in modo esemplare la transizione di Guercino verso la grande maniera romana. Nonostante alcuni accenni di eleganza, la Cleopatra conserva, secondo Mahon, “l'avvenente, se pur formosa, ragazza di paese, rivestita per l'occasione per interpretare la parte dell'eroina dell'antichità, della mitologia o della poesia”.

Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nel Norton Simon Museum Categoria:Dipinti sulla morte di Cleopatra