Lalbero fallico è un motivo iconografico attestato nell'Europa occidentale tra la fine del XIII e l'inizio del XVI secolo, in cui un albero porta come frutti dei peni - spesso completi di scroto e raffigurati in erezione - talora associati a scene di raccolta da parte di figure femminili o religiose. Le occorrenze documentate collegano tale immaginario a temi di fertilità, sessualità, potenza/impotenza, satira anticlericale e, in particolare, a credenze tardo-medievali sulla stregoneria e sulla "sparizione" del membro maschile.
Contesto e scoperta di Massa Marittima
Nel 2000, durante i restauri della Fonte dell'Abbondanza, già nota come Fonte Nuova, edificata nel 1265 a Massa Marittima, in Toscana, è emerso sotto l'intonaco un grande affresco, della dimensione di circa 6×5 m, la cui immagine dominante è un albero fallico sui cui rami, nonostante le lacune dovute al tempo, è ancora possibile identificare 25 falli. Sotto l'albero, poi ribattezzato Albero della fecondità, compaiono cinque uccelli neri (quattro a sinistra del tronco e uno a destra), mentre ai lati del tronco si dispongono quattro giovani donne inattive a destra e quattro donne a sinistra che risultano particolarmente dinamiche: due hanno deposto le brocche e, mentre si tirano i capelli, infilano un fallo nelle anfore; un’altra percuote i "frutti" con un bastone per farli cadere; la più esterna, dall'aria innocente, ha uno dei frutti che sporge dal fondoschiena. Uno degli uccelli raffigurati, quello più a sinistra, vola in una anomala posizione verticale, rimandando - secondo l'interpretazione proposta - allo stemma dei ghibellini, che governavano Massa Marittima all'epoca di costruzione della fonte. L'albero è inteso come simbolo di fecondità, e i falli, al pari dell'acqua nella vasca sottostante, veicolano una forza rigeneratrice, con un legame tra fonti pubbliche e fertilità che viene ricondotto a sopravvivenze dall'età greco-romana..
Altre attestazioni medievali Manoscritti miniati Due scene di albero fallico compaiono nelle note a pié pagina di un manoscritto del Roman de la Rose risalente al secondo quarto del XIV secolo e illustrato da Jeanne de Montbaston, oggi conservato alla Bibliothèque nationale de France. Una miniatura (f. 106) raffigura una giovane monaca che coglie falli dall'albero, accompagnata da un motto moraleggiante sul "desiderio di natura"; una seconda (f. 160) mostra due monache che raccolgono i falli e li nascondono tra le pieghe delle vesti.
Distintivi di pellegrinaggio I distintivi di pellegrinaggio tardo-medievali, oggetti spesso devozionali ma talvolta a sfondo erotico, includono esemplari con alberi da cui spuntano falli - talora alati - e perfino vulve alate. La collezione Van Beuningen, custodita a Cothen, nei Paesi Bassi, cataloga due alberi (nn. 623 e 624). Un altro distintivo, rinvenuto a Ypres, nelle Fiandre occidentali, mostra una coppia che fa l'amore osservata da un voyeur e sotto un albero fallico recante, sul ramo destro, un fallo che penetra una vulva e la scritta AMOVRS.
Scultura lignea e cicli pittorici Una scultura lignea dei primi del XV secolo, oggi conservata al Museo francescano di Villingen-Schwenningen, nella Germania sud-occidentale, raffigura una donna elegantemente vestita che raccoglie falli dall'albero e li ripone in una borsa; sul lato opposto del cofanetto, un altro albero reca un'ampia abbondanza di vulve, come bilanciamento simbolico del desiderio dei due sessi. In Tirolo le attestazioni sono più d'una: nel castello Moos-Schulthaus di Appiano sulla Strada del Vino, un affresco databile attorno al 1475 rappresenta due donne nude che raccolgono i falli caduti al suolo, mentre un altro albero fallico è ritratto in un affresco databile all'anno 1400 circa, già al castel Lichtenberg e oggi conservato al Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck..
Un ulteriore albero fallico, con quattro dame che ne raccolgono i frutti, è visibile in una tavoletta lignea della Sala degli Scudi del castello di Lagnasco, nel Cuneese.
Permanenze in età rinascimentale Agli inizi del Rinascimento italiano, Giovanni da Udine dipinse nella Loggia di Psiche della Villa Farnesina di Roma ghirlande ridondanti di vegetazione, con frutti e ortaggi dalle forme allusive: in un passaggio spiccano un fico e una zucchina rigonfia presentati come parodia di un incontro sessuale. Questi inserti, realizzati per incorniciare scene dipinte da Raffaello Sanzio e altri suoi allievi, sono letti come continuazione/trasformazione colta di un linguaggio figurativo allusivo già ben condiviso in epoca medievale.
Inoltre è noto come nel 1510 a Nördlingen, in Germania, le sfilate carnevalesche includessero alberi fallici, con i falli a essi appesi appesi detti zageln.
Interpretazioni Sessualità, acqua e fertilità Le testimonianze medievali e rinascimentali indicano un nesso costante tra sessualità e fertilità: nel caso di Massa Marittima, l'albero fallico è integrato in una fonte e il dialogo simbolico tra acqua e frutti fallici allude alla rigenerazione e alla potenza generativa. La persistenza del culto fallico greco-romano - attestato, ad esempio, dalla diffusione del fascinum - è richiamata come precedente culturale, pur non essendo documentato, in antico, uno specifico albero di falli. Peraltro, tale quadro simbolico è confermato dall'esistenza di una tradizione che associa l'acqua alla fertilità e la presenza di sculture di falli su fontane confermata ad esempio dalle fonti di Pescaia, a Siena, e di San Gimignano..
Satira e polemica politica Alcune immagini possono veicolare satira anticlericale o riferimenti politici: le monache che raccolgono falli nel Roman de la Rose o l'"anomalo" uccello dell'affresco di Massa Marittima interpretato in relazione agli stemmi ghibellini. In questa chiave, l'albero fallico serve tanto come motivo burlesco quanto come arma polemica nel clima tardo-medievale. Stregoneria, impotenza e paura della perdita del membro L'interpretazione ritenuta più persuasiva dagli storici dell'arte collega il fenomeno alla trama di stregoneria e impotenza/infertilità. Fonti tardo-quattrocentesche come il Somnia Danielis del 1475 vedono nel sogno di perdere la virga virilis un presagio di fallimento. Ancora, nel Malleus Maleficarum del 1487 si narra di streghe che raccolgono "venti o trenta peni" riponendoli in reti o cassette, dove si muovono come arti viventi e mangiano avena e frumento; un uomo, cui era scomparso il pene, sarebbe salito su un albero per sceglierne uno da un "nido di peni", ma viene ammonito a non prendere quello più grande in quanto appartenente al parroco. Un altro episodio descrive la magica restituzione del pene a un giovane da parte di una donna che gli infila la mano tra le cosce pronunciando la formula di restituzione. Questi racconti, nel loro grottesco, sono addotti a contesto mentale in cui l'immagine dell'albero carico di peni diventa figurazione immediata della sottrazione/accumulazione stregonesca della virilità.
Animali demoniaci e furto di genitali Nella cultura figurativa tardo-medievale compaiono anche genitali autonomi e animali con valenza demoniaca: ad esempio gatti che portano falli nel muso, interpretati come diavolo o strega metamorfosata (l'animale notturno capace di "colpire" il sesso maschile e di rubare il pene a uomini colpevoli di avventure illecite). In area tirolese, fonti letterarie come i Blumen der Tugend di Hans Vintler alludono alla sparizione degli attributi maschili (Sie etleich stehlen aus der Pruech / dem man sein Geschirre gar)..
Significato e diffusione Sulla base dei vari esempi riscontrati nell'arte, l'albero fallico appare come fenomeno non raro nell'Europa occidentale, con un picco documentario tra fine Duecento e primo Cinquecento e una geografia che tocca l'Italia centro-settentrionale (Toscana, Alto Adige), l'area tirolese/austriaca, la Germania sud-occidentale, le Fiandre e la Francia, in particolar modo Parigi, attraversando generi diversi (affresco, scultura, miniature, oggetti mobili, disegno) e contesti plurali (spazi pubblici come fontane; ambienti conventuali, festivi, o domestici) e mantenendo una ambivalenza tra ilare oscenità e commento sociale/religioso. Di fatto, i vari significati semantici dell'albero fallico, fertilità e acqua, satira e politica, stregoneria e impotenza, si intrecciano in una costellazione di significati riconoscibile nel pubblico medievale e rinascimentale.
Note
Bibliografia
. Categoria:Iconografia Categoria:Arte medievale Categoria:Arte rinascimentale