Michael Jackson: il verdetto (Michael Jackson: The Verdict) è un documentario in tre parti del 2026 diretto dal regista Nick Green. Prodotto dalla Candle True Stories e distribuito su Netflix, ripercorre il processo penale del 2005 a carico del cantante Michael Jackson, esaminando le accuse, lo svolgimento del dibattimento e la reazione dell'opinione pubblica attorno a uno dei processi a celebrità più seguiti del XXI secolo. Include interviste a giurati, testimoni oculari, giornalisti che hanno seguito il caso e persone legate sia all'accusa che alla difesa, integrando al contempo filmati d'archivio per ricostruire gli eventi del processo e le sue conseguenze.

Il documentario è stato distribuito su Netflix a partire dal 3 giugno 2026. Ha ricevuto un'accoglienza contrastante al momento della sua uscita.

Trama

La docuserie prende in esame il processo a Michael Jackson, un evento che attirò un'enorme attenzione sia da parte dei media che del pubblico. Il mondo intero seguì l'evolversi del caso mentre il processo attraversava le sue varie fasi nell'arco di 12 settimane, concludendosi il 13 giugno 2005 con un verdetto di non colpevolezza per Jackson. Il documentario presenta molte delle stesse tipologie di persone presenti in aula durante l'intero processo, tra cui i membri della giuria, i giornalisti che hanno seguito gli eventi in tribunale e altri testimoni oculari, inclusi esponenti sia dell'accusa che della difesa.

Ciascuna delle persone coinvolte in questa serie offre una prospettiva unica sulle prove presentate, sulle testimonianze e sulle arringhe finali di entrambe le parti in causa, oltre a esprimere opinioni personali sul verdetto emesso dalla giuria il 13 giugno 2005. La serie affronta inoltre il perdurante interesse pubblico per il processo dopo la sua conclusione e il dibattito tuttora in corso sull'eredità di Jackson.

Una delle testimonianze presentate nella docuserie è quella di Vincent Amen, un ex collaboratore di Jackson che lavorò al Neverland Ranch tra il 2002 e il 2003. Egli racconta di essere stato incaricato di occuparsi della famiglia Arvizo durante il loro soggiorno nella tenuta, avvenuto in seguito al clamore mediatico suscitato dall'apparizione di Gavin Arvizo nel documentario Living with Michael Jackson di Martin Bashir. Amen dichiara che all'epoca credeva "fermamente" nell'innocenza di Jackson, soprattutto perché Frank Tyson (noto anche come Frank Cascio), amico di Jackson e membro della famiglia che nell'aprile successivo avrebbe intentato causa agli eredi del cantante denunciando presunti abusi sessuali, ne garantiva con forza l'integrità. Cascio, che aveva conosciuto Jackson all'età di cinque anni diventandone poi l'assistente personale, aveva detto ad Amen: "Michael non farebbe mai una cosa del genere con un bambino". La convinzione di Amen, tuttavia, vacillò dopo aver trovato, tra le cose in possesso di Cascio, una rivista inquietante che a quanto pare apparteneva a Jackson: «Frank stava svuotando la sua casa da tutto ciò che proveniva dal Neverland Ranch. Mi porge una borsa della Nike, prendo la borsa e, mentre guido verso casa, avverto che c'è qualcosa di sospetto. Così mi dico: "Vediamo cosa c'è dentro". Inizio a filmare per documentare il tutto. Apro la borsa, guardo all'interno e vedo una rivista». La serie mostra riprese tremolanti in cui Vincent sembra trovare una rivista per nudisti intitolata Naturally. Sfogliandola, arriva a una sezione dedicata all'ordinazione di video, dove alcuni titoli sono cerchiati con un pennarello nero; tra questi figurano video dai titoli come Nudist Youth Weekend ed Euro-Nudist Family. «Chiesi spiegazioni a Frank: "Frank, cos'è questa rivista? Perché, vedi, ci sono dei cerchi attorno a dei video con bambini nudi". Lui rispose: "È solo una fase che io e Michael abbiamo attraversato. Lui cerchiava i video che voleva, io li ordinavo; è stata una fase che abbiamo vissuto. Li guardavano insieme"».

Produzione Michael Jackson: il verdetto fu diretto da Nick Green e prodotto da Candle True Stories, con David Herman nel ruolo di showrunner e produttore esecutivo insieme a Fiona Stourton e James Goldston. Secondo quanto dichiarato da Netflix, Green e Stourton hanno affermato che il progetto è stato concepito come una rilettura del processo in un'ottica storica. Hanno inoltre osservato che, poiché non era consentito l'ingresso di telecamere in aula durante il procedimento, la percezione pubblica del caso è stata in gran parte plasmata dai resoconti e dai commenti esterni. «Sono passati vent’anni dal processo a Michael Jackson, nel quale fu dichiarato non colpevole. Eppure, ancora oggi, la controversia continua a infuriare», hanno spiegato Green e la produttrice Fiona Stourton presentando la serie. Il verdetto giudiziario non ha mai coinciso con una definitiva pacificazione dell’opinione pubblica. Secondo il Los Angeles Times, la produzione ha inoltre intervistato i giornalisti che seguirono il caso all'epoca, con l'intento di presentare il processo attraverso le esperienze di chi ha vissuto direttamente gli eventi.

Distribuzione Netflix annunciò la serie il 20 maggio 2026, contestualmente alla pubblicazione del trailer ufficiale e alla conferma della data di uscita, fissata per il 3 giugno. Il trailer includeva filmati d'archivio relativi all'indagine presso il Neverland Ranch, riprese effettuate in tribunale e interviste incentrate sulle accuse e sulla reazione dell'opinione pubblica al caso. L'uscita del documentario ha fatto seguito a un rinnovato interesse per la vita e la carriera di Jackson, dopo il successo commerciale del film biografico Michael (2026).

Ascolti I dati di ascolto indicano che Michael Jackson: il verdetto è stato visto da 17,8 milioni di persone nei primi cinque giorni di distribuzione digitale in lingua inglese a livello mondiale, nella settimana conclusasi il 7 giugno 2026. È stato inoltre il programma più visto, raggiungendo il primo posto in 61 paesi durante la stessa settimana: il 17º nelle Americhe (tra cui Stati Uniti, Brasile, Canada), il 29º in Europa (Regno Unito, Germania, Francia, Irlanda) e la prima posizione in Australia e Nuova Zelanda. Nella stessa settimana, ha raggiunto la top 10 in 89 paesi.

Critica e polemiche Al momento della sua uscita, la docuserie ha suscitato reazioni contrastanti. Sull'aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes ha un indice di gradimento del 82% basato su 11 recensioni. La critica ha osservato che il lancio del documentario è avvenuto sulla scia dell'enorme successo commerciale del film biografico Michael (2026), con l'intento di approfondire il processo del 2005 per molestie su minori e le controversie legali che il biopic cinematografico, approvato dagli eredi, aveva invece tralasciato. Mentre alcuni critici hanno trovato illuminante lo sguardo retrospettivo sull'isteria mediatica e sulle dinamiche processuali della metà degli anni 2000, altri hanno aspramente criticato la serie per non offrire dettagli realmente inediti o prospettive storiche originali, risultando parziale.

Inoltre, il documentario ha suscitato forti reazioni negative da parte del pubblico, in particolar modo tra i fan del cantante. Le critiche si sono concentrate in particolare sull'ampio spazio dedicato al giornalista Martin Bashir nel primo episodio, accusando la produzione di voler riaprire artificiosamente il caso per far apparire Jackson colpevole, nonostante la sua assoluzione unanime da ogni capo d'accusa.

Note

Voci correlate Living with Michael Jackson Leaving Neverland

Collegamenti esterni

Categoria:Opere su Michael Jackson Categoria:Film documentari statunitensi Categoria:Opere sulla pedofilia Categoria:Casi giudiziari