San Giovanni Battista è un dipinto a olio su tela (321x196 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino, databile al 1650 circa conservato nella Civica Pinacoteca il Guercino a Cento. Storia Questa pala d'altare non è citata esplicitamente nella Felsina pittrice; tuttavia, secondo sir Denis Mahon, le parole di Malvasia: «Fece in quell'anno una tavola d'altare per la Chiesa del Santissimo Rosario nella Terra di Cento» si riferiscono proprio a questo dipinto.

La pala era destinata alla prima cappella a destra della chiesa, costruita nel 1635 e acquistata da Cesare Ridolfini il 13 novembre 1644.

Come risulta dal Libro dei conti,Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore del Guercino, Paolo Antonio Barbieri, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e successivamente proseguito dai familiari fino al 1666. il 18 giugno 1650 fu registrato il pagamento effettuato da Cesare Ridolfini insieme al fratello Giovanni Battista:

«Il Sig.r Cesare et Gio. Battista Redolfini ano datto doble de Italia n:o 42 e mezzo essendovi compresa li 6 dubloni che diedi per Capara il 10 febraro Corrente Anno et in queste Monete vi sono doble n:o 4 e mezzo del Pappa e queste corino L 15 luna che L 629.18 che sono ducatoni n:o 126 manco due soldi per il S. Giovani nel deserto Scudi 157 L 18-1».

Il dipinto fu segnalato da Girolamo Baruffaldi nel 1754. Questi precisò che l'opera non era stata sequestrata dalle truppe napoleoniche, «perché il Tesoriere Malocchi diede una somma ai Deputati perché ivi lasciassero i quadri di ragione della Chiesa». Nel 1839 la pala fu trasferita dalla chiesa del Rosario alla pinacoteca civica di Cento.

Il Guercino era peraltro legato alla chiesa del Rosario anche da ragioni familiari: pochi anni prima, insieme al fratello Paolo Antonio Barbieri, aveva decorato la cappella appartenente alla famiglia Barbieri. Descrizione e stile «La prospettiva a chiaroscuro rappresenta una grotta con aperto sfondo, da cui vedesi il ciel sereno Nella sola figura che vi campeggia viene rappresentato il Precursore in aria maestoso che annunzia la venuta del Messia. È pinto con prolissa capellatura, con lunga croce di canna nella manca e colla destra alzata in atteggiamento di predicare alle turbe. ha il manto rosso e una cintura di pelle di cammello.» Con queste parole Gaetano Atti descrive il San Giovanni Battista della chieaa del Rosario.

La composizione presenta san Giovanni Battista seduto su una roccia all’interno di una grotta, coperto soltanto da una pelle e da un ampio mantello rosso. Con la mano sinistra sostiene una lunga e sottile croce di canne intrecciate, attributo che ne richiama la funzione di precursore di Cristo; il braccio destro, sollevato con l’indice rivolto verso il cielo, allude invece alla sua predicazione e all’invito alla penitenza e alla conversione. In basso a sinistra si intravede una fonte, simbolo di purezza e riferimento al battesimo, mentre la grotta evoca la vita eremitica, la mortificazione e il raccoglimento interiore.

La figura del santo emerge con forza dalle tenebre della cavità grazie a un calibrato gioco di luce. Il corpo, modellato con saldo naturalismo, si staglia contro l’apertura della grotta e il cielo azzurro percorso dalle nubi. L’intenso rosso del mantello, tradizionalmente associato al martirio, contrasta con i toni freddi del paesaggio e concentra ulteriormente l’attenzione sul protagonista. La luce, insieme realistica e artificiosamente costruita, accarezza il corpo con una tonalità malinconica, isolandolo nello spazio e conferendogli una presenza monumentale.

La composizione è organizzata secondo un attento equilibrio di linee e masse. La verticale della croce trova corrispondenza nel braccio sollevato, mentre la curva dell’apertura rocciosa racchiude e sottolinea la centralità del Battista. Il panneggio, ampio e voluminoso, si distende sulle rocce con pieghe profonde, bilanciando la nudità del corpo e contribuendo all’armonia complessiva della scena. La natura non costituisce un semplice sfondo, ma partecipa alla dimensione poetica dell’immagine attraverso il rapporto fra la roccia, l’acqua, il cielo e la figura umana.

È stata rilevata una vicinanza formale con il San Giovanni Battista nel deserto di Guido Reni conservato nella Dulwhich Picture Gallery (Londra); tale rapporto appare tuttavia limitato soprattutto all’impostazione generale della figura. Nel dipinto del Guercino, infatti, l’idealizzazione e la delicatezza della materia pittorica rimangono saldamente ancorate all’osservazione del reale. Sono state inoltre riconosciute remote ascendenze paesaggistiche, forse mediate dalla conoscenza della copia del San Giovanni Battista di Raffaello conservata a Bologna. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su san Giovanni Battista Categoria:Dipinti nella Civica pinacoteca il Guercino