Manor è un racconto di Karl Heinrich Ulrichs pubblicato a Lipsia nel 1885.

Trama Il quindicenne Har naufraga con il padre durante una battuta di pesca nelle Fær Øer e, mentre il genitore annega, il giovane viene salvato e riportato a casa da Manor, di quattro anni più grande. Tra i due nasce una profonda amicizia, ma poco dopo Manor si unisce alla ciurma di una nave danese che si accinge a salpare per due mesi. Har vorrebbe unirsi alla ciurma come mozzo, ma viene dissuaso dalle preghiere della madre Lära.

Due mesi più tardi Har vede la nave tornare verso Wagö, ma la tempesta la costringe a ripiegare su Strömö, dove naufraga tra gli scogli. Har vede i marinai soccombere tra le onde e, tra essi, Manor. Il cadavere del giovane viene spinto dai flutti sulla spiaggia e al giovane viene data sepoltura. Tuttavia, l'affranto Har riceve una visita notturna da Manor, che lo bacia sulle labbra prima di tornare nella tomba.

La notte dopo, Manor si ripresenta, gelido come la morte, ma smanioso di contatto fisico, tanto da succhiare il petto di Har. Intanto, un pescatore che naviga nella tratta da Strömö e Wagö vede un uomo pallidissimo e avvolto in un sudario nuotare tra le due isole. Notte dopo notte, Manor continua a tornare tra le braccia di Har, che a volte si sveglia con tracce di sangue intorno al capezzolo.

Nelle Fær Øer, in cui non si erge ancora una singola chiesa e in cui credenze pagane continuano a circolare, si crede che la dea Urðr lasci che alcuni spiriti, morti prematuramente e sospesi a metà tra il regno dei vivi e il regno dei morti, possano visitare le persone che amano in cerca di calore e sangue. Questi incontri notturni sono però sia un dono che una maledizione, dato che lo spirito dall'oltretomba si nutre dell'energia vitale dei vivi e, infatti, Har comincia ad essere pallido ed amaciato dopo una dozzina di notti trascorse con Manor.

Lära si rivolge quindi a un'indovina, che le rivela che il figlio riceve regolarmente le visite di un morto. Har non lo nega e gli anziani del villaggio partono quindi con madre e figlio per Wagö, dove informano gli abitanti del luogo che le loro tombe non restano chiuse. Gli abitanti si recano quindi alla tomba di Manor con l'intenzione di conficcargli un paletto nel cuore, nonostante le proteste di Har, che si getta sul cadavere dell'amato e lo supplica invano di svegliarsi e reagire. Il macabro rituale viene eseguito e Har, prossimo allo svenimento, viene riportato a casa. Tuttavia, nella notte riceve ancora la visita di Manor, ferito al petto e ancora più bramoso di Har.

La mattina dopo Lära si accorge di quanto è successo, torna a Wagö e qui, insieme agli abitanti, si accorge che Manor è riuscito a liberarsi dal paletto che lo inchiodava alla bara. Ne conficcano quindi uno più robusto nel suo petto e quella notte il vampiro non si presenta da Har. Tuttavia, l'adolescente continua a deperire e si lascia andare, addolorato per la mancanza di Manor. In punto di morte, chiede alla madre di togliere il paletto dal corpo di Manor e di seppellirlo con lui. Lära promette al figlio di fare come chiede e più tardi quella notte, mentre lo veglia, assiste alla sua morte.

Analisi Scritto da Ulrichs, pioniere del primo movimento omosessuale, il racconto è noto per le sue tematiche omoerotiche. Nonostante Manor sia impalato nella bara e costretto a smettere di vedere l'amato, Har continua a deperire, un elemento narrativo che la critica interpreta come allegoria del fatto che la repressione sessuale non abbia conseguenze benefiche, conducendo bensì all'infelicità e anche alla morte. Già una decina di anni prima Sheridan Le Fanu aveva usato il vampirismo come allegoria per l'omosessualità, nel racconto Carmilla, dove la relazione tra la vampira e la sua "vittima" veniva visto in maniera positiva e non parassitica.

Adattamento cinematografico Nel 2026 Kaspar Kalle ha diretto un adattamento cinematografico del racconto, intitolato No Rest for the Wicked.

Note

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