Valerio Mariani definì la sua pittura «originale e impegnatissima», sottolineandone il percorso compiuto nell'arco di poco più di un decennio, guidato da una personale esigenza espressiva e mantenutosi indipendente dalle mode del momento.Valerio Mariani, testo critico per la mostra personale alla galleria Il Camino, Roma, s.d. [anni '50]. Biografia Raffaele Rocchi nacque a Bazzano, in provincia di Bologna, il 10 maggio 1902. In giovane età si trasferì a Roma, dove intraprese la carriera di funzionario presso l'amministrazione capitolinaUn pittore bazzanese, ritaglio stampa biografico, 1961-1964 circa. affiancando all'attività professionale quella artistica. Nel 1934 sposò all'Aia Caterina Van der Zijden, nata a Den Haag nel 1909 e morta a Roma nel 1991. Il matrimonio fu celebrato il 21 novembre 1934 nella chiesa di St. Willebrorduskerk di Den Haag. Caterina divenne la principale modella di Rocchi e una presenza ricorrente nella sua produzione artistica, assumendo un ruolo significativo nell'iconografia della sua opera.

A lungo rimasto estraneo ai circuiti ufficiali dell'arte, nel gennaio 1953, all'età di cinquant'anni, Rocchi veniva ancora descritto come «quasi uno sconosciuto».Virgilio Guzzi, Recensione mostra Vetrina di Chiurazzi, in Il Tempo, 6 gennaio 1953. Dopo essersi dedicato pienamente alla pittura negli anni successivi alla Liberazione, avviò la propria attività espositiva nel dopoguerra, partecipando a diverse rassegne di carattere nazionale.

Nel corso degli anni cinquanta fu invitato a tre edizioni consecutive della Quadriennale di Roma, partecipando alla V Quadriennale nel 1948, alla VI Quadriennale nel 1951-1952 e alla VII Quadriennale nel 1955-1956Archivio Biblioteca Quadriennale di Roma (ArBiQ): Schede artisti (http://quadriennalediroma.org).. Nello stesso periodo venne selezionato per una delle edizioni del Premio Marzotto, e prese parte alle Biennali d'arte del Lazio.

Intensa fu anche l'attività espositiva personale di Rocchi nelle principali gallerie di riferimento dell'epoca. Dopo le mostre alla galleria «La Finestra» nel 1950 e al Circolo Artistico di Bologna nel 1951, fu la personale allestita nel 1953 alla «Vetrina» di Chiurazzi, in via del Babuino a Roma, a segnare un momento significativo nella sua affermazione, suscitando consensi da parte della stampa nazionaleAnonimo, Recensione mostra Vetrina di Chiurazzi, in Il Giornale del Mezzogiorno, 12 gennaio 1953. In quell'occasione, i suoi pastelli furono apprezzati per la solidità dell'impianto compositivo e per una costruzione delle forme definita dalla critica di impronta quasi «cubista».Antonio Fornari, Recensione mostra Vetrina di Chiurazzi, in Orizzonti, 25 gennaio 1953.

Nel 1957 Rocchi allestì una mostra personale presso la storica galleria «L'Obelisco» di Roma, dove fu presentato dal poeta Vincenzo Cardarelli, che ne lodò la capacità di cogliere, attraverso il colore, «il segreto delle cose»Valerio Mariani, testo critico per la mostra alla galleria Il Camino.. Tornò a esporre alla galleria «Il Camino» nel 1961Valerio Mariani, testo in catalogo mostra Galleria II Camino, Roma, 1961. e nuovamente nel 1964. Quest'ultima personale fu inaugurata da Gerardo Agostini, assessore al Turismo, allo Sport e allo Spettacolo del Comune di RomaDidascalia foto, Inaugurazione mostra Raffaele Rocchi, in Quotidiano romano, aprile 1961., e presentò una selezione dei suoi acquerelli, definiti «più singolari e ricercati» e caratterizzati da una solida padronanza del disegno. Nel 1970 Rocchi espose alla Galleria Giosi, ottenendo anche in questa occasione l'attenzione della critica. Mario Schifano ne mise in evidenza la modestia e l'indipendenza, sottolineandone l'estraneità ai «clan» artistici e riconoscendo nella sua ricerca una peculiare «poesia strutturale».

Morì a Roma nel 1985.

L'opera La formazione di Rocchi si compì sui maestri del post-impressionismo, in particolare Edgar Degas, Vincent van Gogh e Henri de Toulouse-Lautrec. La sua tecnica si fondava su un semplice contorno di inchiostro, volutamente sbavato dalle tinte vivaci distese senza sfumature. Giuseppe Girace definì il suo disegno «un'impalcatura senza cedimenti o ambiguità» e un «contorno serrato nel quale la macchia di colore viene ad inserirsi come in una campitura», permettendo un'ampia libertà di accostamenti tonali e di tinte assolute.Giuseppe Girace, Recensione mostra Vetrina di Chiurazzi, in Lo Specchio di Narciso, gennaio 1953.

Nella produzione di Rocchi l'acquerello e il pastello sono caratterizzati dall'impiego di contorni grafici e campiture di colore. Valerio Mariani descrisse questa tecnica sottolineando il contrasto tra il segno e le campiture cromatiche.Valerio Mariani, testo critico per la mostra alla galleria Il Camino. La sua arte reagiva al «disperdimento della forma» tipico di quegli anni, ristabilendo un rapporto diretto con la realtà attraverso il ribaltamento delle prospettive e la riduzione all'essenziale.

Il Giornale del Mezzogiorno notava come sapesse «bloccare, ricordandosi dei cubisti, le figure che la grana del pastello e il contrasto del colore rende addirittura plastiche». Negli anni sessanta la ricerca evolse verso l'astrazione su fondi neri compatti con esplosioni di colore puro, per ritrovare, secondo Pan. Cronache d'arte, una «forse più intensa vita degli elementi»La V. d. S., articolo su mostre Il Camino 1961-1964, con citazioni da Pan. Cronache d'arte e Il Tempo n. 99 del 1964.. Nella fase tarda estese la sua ricerca alla pittura astratta e alla scultura, realizzando assemblage polimaterici in legno dove l'impalcatura disegnativa diventava struttura tridimensionaleGiuseppe Girace, Recensione mostra Vetrina di Chiurazzi, gennaio 1953..

Secondo Valerio Mariani, Rocchi realizzava numerosi disegni e studi dal vero, accompagnati da annotazioni cromatiche, che utilizzava come base per la successiva elaborazione pittorica.Valerio Mariani, testo critico per la mostra alla galleria Il Camino.Tale pratica conduceva a una trasfigurazione poetica orientata verso la sintesi artistica.Valerio Mariani, testo critico per la mostra alla galleria Il Camino.

Tra i soggetti ricorrenti nella produzione di Rocchi figurano nudi femminili, paesaggi, nature morte, marine e vedute urbane. Il dipinto Donna reclinata fu esposto alla VI Quadriennale del 1951-1952, dove attirò l’attenzione per la sensualità della rappresentazione e per l’originale ricerca geometrica e cromatica.. Altri temi ricorrenti nella sua produzione comprendono i paesaggi olandesi, parigini e della periferia romana. Critica La sua attività fu recensita, tra gli altri, da, Cesare Basini, Fortunato Bellonzi, Michele Biancale e Marcello Venturoli.

La critica militante ha riconosciuto precocemente in Rocchi un autentico temperamento pittorico.M. B. [Michele Biancale], Mostre d'Arte, in "La Rivolta Ideale", 11 gennaio 1953. A tal proposito, Michele Biancale ha sottolineato l'immediatezza delle sue opere affermando che «il Pittore Rocchi non ha bisogno della nostra presentazione: la sua pittura parla», mentre Marcello Venturoli ne ha lodato la «freschezza narrativa» e lo storico dell'arte Giulio Carlo Argan lo ha definito una «figura singolare» nel panorama artistico coevo.

Non sono mancati, tuttavia, rilievi critici e riserve da parte degli studiosi. Virgilio Guzzi ha evidenziato il «pericolo» insito in un'eccessiva nostalgia stilistica per Henri de Toulouse-Lautrec e per l'alveo dell'Impressionismo ottocentesco, in particolare nelle sue composizioni d'interno.T. G. [Virgilio Guzzi], Mostre Romane: Raffaele Rocchi da "Chiurazzi", in "Il Tempo", 6 gennaio 1953. Inoltre, in una recensione apparsa sul quotidiano Il Tempo nel 1964, è stato rilevato come talvolta l'artista rischiasse di «invischiarsi in una pittura più corposa che non gli si addice», distogliendo la propria ricerca dalla fluidità del segno e dalla trasparenza cromatica a lui più congeniali.La V. d. S., Un pittore bazzanese: Rocchi!, in ritaglio stampa d'epoca (con citazioni da "Pan. Cronache d'arte", 1964 e "Il Tempo", 1964).

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Note Bozza:Raffaele Rocchi, in Wikipedia, l'enciclopedia libera (estratto da note biografiche ed elenchi critici d'archivio).