Durante l'Olocausto, contribuì a salvare numerosi ebrei dalla deportazione nei campi di sterminio.
Biografia Nata nel quartiere berlinese di Schöneweide nel 1893, all'età di 19 anni superò l'esame per diventare maestra elementare e intraprese gli studi universitari in economia a Berlino specializzandosi in politica sociale. Successivamente ampliò la propria formazione frequentando corsi di filosofia, storia e diritto presso le università di Heidelberg e Berlino. Allo scoppio della prima guerra mondiale, presto servizio come infermiera ausiliaria presso l'ospedale Maria-Viktoria, gestito dalle suore domenicane; in questo periodo entrò nel Terzo Ordine Domenicano e fu attiva all'interno di un'associazione studentesca cattolica.
Nel 1924 divenne una delle poche donne della sua generazione a conseguire un dottorato di ricerca. Successivamente lavorò come docente in diversi istituti di assistenza sociale, insegnando dal 1927 nell'Istituto per l'assistenza sociale della Casa Pestalozzi-Fröbel di Berlino, un'organizzazione benefica ispirata ai principi della riformatrice sociale Alice Salomon. Nello stesso periodo strinse un legame di amicizia con il padre domenicano Francis Stratmann, arrestato nel 1933 per le sue prediche contrarie al nazismo e all'antisemitismo. Nel 1934 fu costretta a dimettersi dall'insegnamento per essersi rifiutata di integrare nelle proprie lezioni le direttive naziste sulla sterilizzazione forzata delle persone con disabilità. Rimasta priva di occupazione, fu costretta a trasferirsi con la madre e la sorella a Kleinmachnow.
In seguito all'allontanamento dall'Istituto Pestalozzi, collaborò con diverse organizzazioni cattoliche impegnate nel facilitare l'emigrazione dei cristiani di origine ebraica (definiti "non ariani" dalle leggi razziali) dal territorio del Terzo Reich. Nel 1935 iniziò a lavorare presso l'Ordinariato episcopale di Berlino, prestando consulenza alle vittime delle persecuzioni razziali nell'ambito delle attività di soccorso della Caritas, mentre nel 1939 assunse l'incarico di responsabile diocesana per la pastorale femminile.
Il lavoro presso l'Hilfswerk
Dal 1939 intensificò il proprio impegno all'interno dell'Ufficio di assistenza sociale dell'Ordinariato episcopale di Berlino (l'Hilfswerk beim Bischöflichen Ordinariat Berlin), del quale divenne direttrice nel 1941 sotto la guida del prevosto della cattedrale Bernhard Lichtenberg. Figura di spicco della resistenza antinazista, Lichtenberg era costantemente sorvegliato dalla Gestapo per il suo aperto sostegno agli ebrei e ai prigionieri politici; arrestato nell'ottobre 1941, morì nel 1943 durante il trasporto verso il campo di concentramento di Dachau. In seguito al suo arresto, Sommer subentrò nella direzione operativa dell'ente, rispondendo direttamente al vescovo Konrad von Preysing, uno dei principali esponenti della gerarchia cattolica ad opporsi al regime nazista; all'interno dell'ufficio, la direttrice era affettuosamente soprannominata "la Sommerin".
Sebbene in linea teorica l'ufficio fosse nato per prestare soccorso unicamente ai cattolici di origine ebraica, di fatto l'assistenza venne estesa a ogni cittadino ebreo che si fosse rivolto all'Ordinariato. Nelle prime fasi, gli interventi riguardarono il reperimento di alloggi e occupazioni lavorative per gli emarginati, oltre al supporto pratico ed economico per l'emigrazione all'estero. Tramite l'ente, circa 120 famiglie ottennero sussidi per decine di migliaia di Reichsmark, destinati a coprire le necessità primarie quali tessere annonarie, canoni di locazione, cure mediche e protesi odontoiatriche. Quando le autorità naziste imposero agli ebrei il divieto assoluto sia di lavorare sia di espatriare, l'agenzia riorganizzò le proprie attività fornendo cibo, vestiario, medicinali e denaro e concentrandosi, a partire dal 1941, sul salvataggio diretto delle vite umane. Monsignor Horst Roth definì in seguito Sommer come una «donna saggia e risoluta», ricordando tra l'altro come la donna riuscì a nascondere due rifugiati all'interno della cripta della chiesa del Sacro Cuore di Berlino.
In qualità di responsabile dell'ufficio, Sommer coordinò la rete cattolica di soccorso integrando il conforto spirituale con l'assistenza materiale. Intrattenne una fitta corrispondenza con esponenti del clero e funzionari in Gran Bretagna, Stati Uniti, America Centrale e Cina nel tentativo di aprire vie di fuga e reperire visti d'ingresso per i perseguitati. Sfruttando le proprie competenze burocratiche e la rete di contatti informali mantenuta con diversi uffici governativi, monitorò costantemente l'attuazione della soluzione finale; riuscì in questo modo ad accedere alle liste di deportazione con discreto anticipo, consentendo a molte persone di nascondersi o fuggire prima dell'arresto. Dalla propria abitazione di Kleinmachnow organizzò inoltre la spedizione capillare di pacchi di aiuti umanitari inviati dai familiari ai prigionieri internati nel campo di Sachsenhausen.
Paralellamente all'attività di soccorso, raccolse informazioni dettagliate sulle deportazioni, sulle condizioni di prigionia all'interno dei campi e sulle esecuzioni di massa compiute dalle SS, redigendo a partire dal 1942 diversi rapporti riservati. Tra questi figurava il cosiddetto Rapporto sull'esodo degli ebrei (), inviato nell'agosto del 1942 alla Santa Sede. Nel 1943 Sommer stilò, in collaborazione con il vescovo von Preysing, una bozza di dichiarazione destinata alla conferenza episcopale tedesca con l'obiettivo di denunciare pubblicamente il regime per le violazioni dei diritti umani e il genocidio in corso. Il testo esordiva condannando le deportazioni condotte «in un modo che disprezza ogni diritto umano» e ricordava l'obbligo morale di difendere i diritti inalienabili garantiti dalla legge naturale, concludendo che una ferma presa di posizione avrebbe rappresentato il solo modo per «smorzare il crescendo di voci riguardanti la morte di massa dei non ariani deportati». Ciononostante, la conferenza episcopale scelse di non pubblicare il documento, ritenendo sufficienti le denunce già pronunciate nel corso del 1942.
Il dopoguerra
Nel secondo dopoguerra la residenza di Sommer a Kleinmachnow venne a trovarsi all'interno della zona di occupazione sovietica, a ridosso del confine con Berlino Ovest. In questo contesto, Sommer si adoperò per prestare soccorso ai cittadini locali a rischio di deportazione verso i campi di lavoro in Siberia, facilitando la fuga di numerose persone verso i settori occidentali. Nel 1950 fu costretta essa stessa a fuggire clandestinamente durante la notte dalla neonata Repubblica Democratica Tedesca.
Stabilitasi a Berlino Ovest, riprese il proprio servizio presso l'Ordinariato episcopale di Berlino, dedicandosi all'assistenza dei sopravvissuti e alle vittime delle persecuzioni naziste.
Per la sua attività umanitaria le fu conferita nel 1946 la croce pro Ecclesia et Pontifice, mentre nel 1949 entrò a far parte del Consiglio per la cooperazione cristiano-ebraica (); nel 1952 le venne affidata la responsabilità della pastorale diocesana per i profughi e i rifugiati. Nel 1953 fu insignita della Croce al merito di prima classe dell'Ordine al merito della Repubblica Federale di Germania.
Morì a Berlino Ovest il 30 giugno 1965, all'età di settantun anni.
Eredità e memoria
La gran parte delle attività condotte da Sommer durante il regime nazionalsocialista rientrava nelle fattispecie che le autorità dell'epoca perseguivano come "alto tradimento" (). A causa del costante pericolo di perquisizioni da parte della Gestapo, l'ufficio da lei diretto evitò di documentare nei registri l'identità delle persone soccorse; le testimonianze dei sopravvissuti hanno tuttavia consentito di stimate in oltre un centinaio le vite umane salvate grazie alla sua azione diretta o alle vie di fuga da lei organizzate.
Il 5 maggio 2003 l'istituto Yad Vashem le ha conferito a titolo postumo l'onorificenza di Giusti tra le nazioni.
In sua memoria sono state intitolate la Margarete-Sommer-Straße nel quartiere berlinese di Prenzlauer Berg e la Margarete-Sommer-Platz a Kleinmachnow.
Onorificenze
Note
Voci correlate
Giusti tra le nazioni Resistenza tedesca Olocausto
Collegamenti esterni
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