Tra i cineasti più influenti della storia del cinema, è stato inoltre attore di teatro e documentarista. È considerato uno dei padri del neorealismo e uno dei maggiori registi e interpreti della commedia all'italiana. I suoi film Sciuscià, Ladri di biciclette, Ieri, oggi, domani e Il giardino dei Finzi Contini hanno vinto l'Oscar al miglior film in lingua straniera, premio al quale fu candidato anche Matrimonio all'italiana.

Biografia

Nacque il 7 luglio 1901 a Sora, nell'allora provincia di Terra di Lavoro (confluito poi, nel 1927, nella recentemente costituita provincia di Frosinone), in via Cittadella nº 40 nel rione omonimo, figlio di Umberto De Sica (1867-1948), un impiegato della Banca d'Italia nato a Cagliari ma originario di Giffoni Valle Piana (in provincia di Salerno), e di Teresa Manfredi (1873-1930), una casalinga napoletana. Nella chiesa di San Giovanni Battista, posta di fronte la casa di famiglia sorana, ricevette il battesimo con i nomi di Vittorio, Domenico, Stanislao, Gaetano, Sorano. Il padre, oltre al proprio lavoro, era un assiduo collaboratore - con lo pseudonimo di Caside - per un mensile locale, La voce del Liri, stampato dal 1909 al 1915. Vittorio aveva con il padre un rapporto molto forte (a lui, infatti, dedicherà il suo film Umberto D.). Come Vittorio ebbe a dire, la sua famiglia viveva in "tragica e aristocratica povertà".

Nel 1914 si trasferì con i familiari a Napoli, per poi, dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, stabilirsi a Firenze; in seguito, avvenne il definitivo trasferimento della famiglia a Roma. A 15 anni cominciò a esibirsi come attore dilettante in piccoli spettacoli, organizzati per i militari ricoverati negli ospedali. Durante gli studi di ragioneria, grazie all'intercessione dell'amico di famiglia Edoardo Bencivenga, ottenne un piccolo ruolo (impersonava un Clémenceau giovane) in un film muto diretto da Alfredo De Antoni: Il processo Clémenceau, del 1917. Rimane però un episodio isolato, perché per tutto il corso degli anni venti il giovane De Sica si dedicò esclusivamente al teatro.

Attore teatrale Dopo aver ottenuto il diploma di ragioniere, nel 1923 De Sica esordì in teatro, recitando come attore generico in Sogno d’Amore di Aleksander Kosorotov De Sica appariva in scena solo al terzo atto nel ruolo di un cameriere. con la compagnia drammatica di Tatiana Pavlova, allieva di Stanislavski, con la quale rimase per due anni, facendo anche una tournée nell’America del Sud. Passò poi al teatro leggero-sentimentale. Nella primavera del 1925 era secondo attore brillante nella compagnia di Italia Almirante, celebre diva del muto. Nel 1927 fu scritturato come secondo attor giovane nella compagnia di Luigi Almirante, Sergio Tofano e Giuditta Rissone. Debuttò come "amoroso" ne Gli occhi azzurri dell'imperatore di Ferenc Molnár.Massimo Fini, Il giornalismo fatto in pezzi, Marsilio, 2021, pp. 584-603.

Nel 1929 la compagnia si sciolse. De Sica, legato sentimentalmente a Giuditta Rissone, passò insieme a lei alla compagnia “Artisti associati”, fondata nello stesso anno da Guido Salvini. De Sica conobbe Umberto Melnati, un attore livornese con cui formerà una coppia di successo. Melnati era “attore brillante”, mentre De Sica era “primo attore”. Esordì in questo ruolo ne L’isola meravigliosa, novità di Ugo Betti, rappresentata il 3 ottobre 1930 al vecchio Teatro Manzoni di Milano. Successivamente la compagnia mise in scena L’amore fa fare questo e altro, di Achille Campanile (debutto: il 17 ottobre 1930 al Teatro Manzoni). Le commedie non incontrarono il gradimento del pubblico milanese. Ma una sera Mario Mattoli, non ancora regista, ma impresario teatrale della Compagnia Za-Bum, notò l’alta qualità della recitazione degli attori e li scritturò in blocco per la sua nuova produzione Za-Bum n. 8. Lo spettacolo mescolava la comicità degli attori del varietà al genere drammatico degli attori di prosa. Il successo fu immediato. Nelle riviste prodotte da Mattoli e da Luciano Ramo, come Lucciole della città (Falconi e Biancoli, 18 aprile 1931), nacquero i tormentoni e le gag che resero Melnati e De Sica celebri a livello nazionale, soprattutto la canzone Lodovico sei dolce come un fico e tanti sketch radiofonici, come il Düra minga, dura no.Il motto verrà ripreso negli anni cinquanta in un carosello pubblicitario da Ernesto Calindri e Franco Volpi La coppia comica De Sica-Melnati lavorò per dischi e per trasmissioni radiofoniche. Con i primi soldi guadagnati De Sica si comprò una Fiat 525.

Pur affermandosi come attore famoso nei primi anni trenta, De Sica continuò a calcare la scena teatrale con impegno immutato, sfruttando anzi la notorietà del cinema per impegnarsi, dopo la fine di Za-Bum, in altre produzioni. D’inverno recitava a teatro, mentre in estate era impegnato nel cinema. L’attività teatrale proseguì con la compagnia Tofano-Rissone-De Sica, dal 1933 al 1935, e con la Rissone-De Sica-Melnati fino al 1939. Con Giuditta Rissone e Sergio Tofano, De Sica mise in scena pièce soprattutto comiche. Il cartellone, dichiaratamente boulevardier, attingeva al Barrie, a László Fodor, a Ivan Noé. Il periodo della Tofano-Rissone-De Sica segnò anche l'inizio del lungo sodalizio con due autori italiani, che scrissero per De Sica alcuni dei loro testi più noti e furono fra gli sceneggiatori dei film da lui interpretati: Aldo De Benedetti e Gherardo Gherardi per il primo il Lohengrin che debuttò al Teatro Argentina di Roma il 28 dicembre 1933 e per il secondo Questi ragazzi! che debuttò al Teatro Quirino il 28 maggio 1934.

Nel triennio 1936-39 fu la volta della compagnia De Sica-Rissone-Melnati, diretta dallo stesso De Sica: il repertorio era sempre votato all’intrattenimento. Aldo De Benedetti scrisse appositamente per i tre attori Due dozzine di rose scarlatte, che andò in scena al Teatro Argentina l'11 marzo 1936 ed è considerata la più celebre commedia degli anni Trenta, apprezzata sia in Italia che all'estero. Rotto il felice sodalizio con Umberto Melnati, nel 1940 De Sica e Giuditta Rissone, marito e moglie dal 10 aprile 1937, si unirono a Sergio Tofano per formare una nuova compagnia. De Sica era il terzo nome in ditta e lasciò la responsabilità della gestione a Tofano. Fino al 1942 la compagnia allestì una nutrita serie di drammi di rilievo: La scuola della maldicenza, opera del 1777 dell'irlandese Richard Brinsley Sheridan (Teatro Nuovo di Milano, 11 febbraio 1941, parte di Charles con finale canoro); Ma non è una cosa seria di Pirandello (marzo 1941, parte di Memmo Speranza); Il paese delle vacanze di Ugo Betti (20 febbraio 1942) e Liolà, recitato in lingua (Teatro Nuovo, 8 giugno 1942).

De Sica cominciò a essere conosciuto anche come regista cinematografico. Con Paolo Stoppa e Vivi Gioi, dal 1944 portò in scena anche drammi di notevole valore, come Catene di Langdon Martin. Nella stagione 1945-1946 partecipò a due spettacoli diretti da Alessandro Blasetti: Il tempo e la famiglia Conway, di John Boynton Priestley, e Ma non è una cosa seria, di Luigi Pirandello. Nella stagione 1946-1947 lavorò con Luchino Visconti, insieme a Vivi Gioi e a Nino Besozzi, nello spettacolo Il matrimonio di Figaro di Beaumarchais, e nella rivista Ah... ci risiamo!, scritta da Oreste Biancoli. Nella stagione 1948-1949 partecipò a due novità dirette da Mario Chiari: I giorni della vita, di William Saroyan, e Il magnifico cornuto, di Fernand Crommelynck. Quella fu la sua ultima apparizione sul palcoscenico: in seguito, sempre più assorbito da impegni cinematografici e televisivi, non vi fece più ritorno. Si calcola che De Sica, tra il 1923 e il 1949, abbia preso parte, tra commedie, spettacoli di rivista e drammi in prosa, a oltre 120 rappresentazioni.

Attore cinematografico

Sul grande schermo, dopo due partecipazioni a film muti diretti da Mario Almirante nel biennio 1927-1928 (La bellezza del mondo e La compagnia dei matti), dal 1932 diventò un divo tra i più richiesti (alla pari con Amedeo Nazzari, Gino Cervi e Fosco Giachetti), con molte commedie dirette da Mario Camerini e interpretate anche da Lya Franca e da Assia Noris. Tra queste si ricordano: Gli uomini, che mascalzoni... del 1932, in cui De Sica cantava la canzone Parlami d'amore Mariù, che diventò celeberrima e suo cavallo di battaglia per il resto della carriera; Darò un milione del 1935, dove incontrò Cesare Zavattini; Il signor Max del 1937; I grandi magazzini del 1939; Manon Lescaut del 1940.

Anche dopo aver iniziato la sua prestigiosa attività di regista, continuò a recitare: apparve in un centinaio di pellicole, a volte in brevi ruoli di contorno, vincendo un Nastro d'argento nel 1948 e ottenendo numerosi premi negli anni seguenti a diversi festival. Per motivi ideologici rifiutò la proposta di dirigere il film Don Camillo. Nei primi anni cinquanta, ottenne un notevole successo di pubblico come interprete in due pellicole dirette da Alessandro Blasetti e da Luigi Comencini e nelle quali recitò a fianco di Gina Lollobrigida: Altri tempi - Zibaldone n. 1 (1952), nell'episodio Il processo di Frine; Pane, amore e fantasia (1953), dove interpretava l'esuberante maresciallo Carotenuto, film che ebbe un enorme successo, così come i tre séguiti Pane, amore e gelosia del 1954, sempre a fianco di Gina Lollobrigida, Pane, amore e... del 1955, questa volta a fianco di Sophia Loren, e Pane, amore e Andalusia del 1958 con Peppino De Filippo. Sempre nel 1958 affiancò di nuovo la Lollobrigida in Anna di Brooklyn. Divertente la sua interpretazione al fianco di Totò in I due marescialli (1961).

Ebbe un proficuo rapporto con Alberto Sordi, che tentò di lanciare nel 1951 producendo e dirigendo anonimamente Mamma mia, che impressione! e con il quale recitò in diverse pellicole, tra i quali sono da menzionare Il conte Max, Il moralista e Il vigile. Il risultato più alto del connubio è probabilmente in un film diretto dallo stesso Sordi: Un italiano in America del 1967, dove interpretò un incisivo e malinconico ruolo di uno sfaccendato squattrinato emigrato negli Stati Uniti d'America, che sfrutta la partecipazione a una trasmissione televisiva per incontrare il figlio che non vedeva da tempo e al quale fa credere di essere ricco.

Molto intense anche le sue interpretazioni drammatiche: quella nel rifacimento di Addio alle armi di Charles Vidor (1957) e, soprattutto, quella de Il generale Della Rovere, di Roberto Rossellini (1959). Nella sua carriera artistica si trovò a interpretare ruoli secondari in film anche molto lontani dalla sua immagine, come nel caso di Dracula cerca sangue di vergine... e morì di sete!!! di Paul Morrissey (1974).

De Sica regista

De Sica compì il suo esordio dietro la macchina da presa nel 1939 sotto l'egida di un potente produttore dell'epoca, Giuseppe Amato, che lo fece debuttare nella commedia Rose scarlatte. Già dal 1939, la sua produzione da regista si discosta, per originalità dei ruoli e delle sceneggiature, dalle commedie misurate del regista di propaganda fascista Mario Camerini: restano notevoli Maddalena... zero in condotta, con Carla Del Poggio e Irasema Dilian 1940; Teresa Venerdì, con Adriana Benetti e Anna Magnani (1941) e infine Un garibaldino al convento. A partire dal 1943, con I bambini ci guardano (tratto dal romanzo Pricò di Giulio Cesare Viola) iniziò, insieme a Zavattini ad esplorare le tematiche neorealiste.