Di origine isaurica e per questo considerato quasi un barbaro dal popolo di Costantinopoli, Zenone iniziò la carriera militare nella guardia imperiale; ottenne presto il favore dell'imperatore Leone I, che vide in lui la persona adatta a ridimensionare l'influenza del potente generale alano Ardaburio Aspare.
Sposò la figlia maggiore di Leone, Ariadne, da cui ebbe un figlio, destinato a succedere al nonno col nome di Leone II. Entrato in contrasto con Aspare, collaborò con Leone al complotto che mise fine alla vita del generale. Alla morte di Leone I, fu reggente per il proprio figlio Leone II, poi co-imperatore e, alla morte del giovane, unico Augusto (474).
Fu però deposto dalla ribellione di Basilisco, fratello dell'imperatrice vedova Verina, dopo appena un anno. Nel 476 riuscì a riconquistare il trono, che tenne poi fino alla propria morte, sedando vittoriosamente le ribellioni di Marciano (479), di Illo (484–488) e dei Samaritani (484/489) e gestendo i turbolenti Goti, alcuni dei quali ebbe al servizio dell'Impero e altri come nemici. In ambito ecclesiastico è famoso per lHenotikon, lo «Strumento d'unione», che promulgò per tentare di risolvere la controversia monofisita.
Il regno di Zenone vide la fine dell'Impero romano d'Occidente, ma egli ebbe il merito di stabilizzare l'Impero d'Oriente, che durò poi per quasi mille anni ancora. Convinse Teodorico, re degli ostrogoti, ad attaccare l’Italia.
Biografia Ascesa al potere Origini e ingresso a corte
Il nome originario di Zenone era Tarasikodissa. Tarasikodissa nacque nella regione montana dell'Isauria, a Rusumblada, successivamente ribattezzata Zenonopoli in onore di Zenone.. Suo padre si chiamava forse Kodisa, sua madre Lallis, suo fratello Longino. È noto che ebbe una moglie, Arcadia, il cui nome indica una relazione con l'aristocrazia costantinopolitana, e la cui statua rimase per secoli nei pressi delle Terme di Arcadio, lungo la gradinata che conduceva al Topoi.. Secondo una leggenda cristiana mediorientale, Zenone avrebbe avuto due figlie, Ilaria e Thaopesta, che avrebbero intrapreso una vita religiosa,. ma le fonti storiche attestano l'esistenza di un solo figlio di Arcadia, Zenone.«Zenon 4», . Tarasikodissa era probabilmente imparentato col generale isaurico Zenone, che nel 447 aveva difeso Costantinopoli dall'attacco di Attila e che fu nominato console l'anno successivo.
Gli Isaurici erano un popolo che viveva nella parte interna dell'Anatolia, nel cuore del Tauro (nell'area delle moderne Iconio-Bozkır in Turchia). Come la maggior parte dei gruppi etnici di frontiera, erano considerati dei barbari dai Romani, sebbene fossero sudditi romani da almeno due secoli. Essendo niceni e non ariani, però, non avevano alcun impedimento religioso ad accedere al trono, come invece accadeva per le etnie gote e germaniche, che avevano scelto la fede ariana.
La presenza di Tarasikodissa a Costantinopoli è attestata alla metà degli anni 460. Per spiegare le ragioni della sua presenza nella capitale, alcuni storici hanno sostenuto che in quel periodo l'imperatore Leone I, volendo bilanciare la presenza della componente germanica dell'esercito guidata dall'influente generale alano Ardaburio Aspare, decise di ricorrere agli Isaurici, chiamando a Costantinopoli parecchi di loro, tra cui Tarasikodissa.. Questa teoria è stata però contestata: alla metà degli anni 460, infatti, Tarasikodissa e sua moglie Arcadia vivevano a Costantinopoli già da qualche tempo, e lì vivevano anche sua madre Lallis e suo fratello Longino, che aveva sposato una donna, Valeria, forse figlia di un dignitario locale; in questo periodo Tarasikodissa era membro dei protectores domestici, le guardie dell'imperatore, di stanza a corte o, meno probabilmente, ad Antiochia, distaccato presso il comando del magister militum per Orientem Ardaburio iunior, figlio di Aspare..
Nel 465 Tarasikodissa entrò in possesso di lettere inviate da Ardaburio iunior al sovrano sasanide Peroz I, con le quali lo sollecitava a prendere le armi e a invadere il territorio romano, promettendogli al contempo sostegno in questa impresa. Tarasikodissa consegnò le lettere a Leone, forse resistendo ad un tentativo di coinvolgimento nel complotto,Così si dedurrebbe dal fatto che Leone lodò la lealtà di Tarasikodissa in un suo colloqui con Daniele lo Stilita (Vita di Daniele lo Stilita, 55, citata in ). e l'imperatore fece deporre il suo generale, riducendone l'influenza e colpendo le ambizioni del padre, sebbene questi si fosse dissociato dalle azioni del figlio. Come premio per la sua lealtà, tra la fine del 465 e l'inizio del 466, Tarasikodissa fu nominato comes domesticorum cioè comandante dei protectores domestici, un incarico di grande influenza e prestigio. Sempre verso la fine del 465, Leone e Aspare si scontrarono sulla scelta del collega dell'imperatore come console per l'anno successivo; a seguito di ciò, Leone strinse amicizia con Tarasikodissa.Epitome di Fozio del primo libro della cronaca di Candido Isaurico ().
Genero dell'imperatore Leone
Verso la metà del 466, Leone diede in sposa la propria figlia maggiore, Ariadne, a Tarasikodissa, la cui prima moglie doveva essere morta da poco. Tarasikodissa era molto più anziano di Ariadne, ma il suo grado di comes domesticorum lo rendeva la terza carica militare dell'impero e gli conferiva il prestigioso rango di vir illustris; per questo motivo era degno sposo per la figlia dell'imperatore, alla cui mano aveva lungamente aspirato anche Giulio Patrizio, figlio minore di Aspare. Se non l'aveva già fatto, questa fu l'occasione giusta per mutare il suo nome dall'isaurico Tarasikodissa a quello, più accettabile per la popolazione di Costantinopoli, di Zenone. L'anno successivo la coppia ebbe un figlio; poiché l'unico figlio maschio di Leone e di sua moglie Verina era morto infante, il figlio di Zenone e Ariadne era dunque l'erede al trono presunto e, per sottolineare le sue ambizioni dinastiche, gli fu dato il nome di Leone.. Zenone, però, non fu presente alla nascita del figlio, in quanto nel 467 partecipò ad una grande campagna militare contro i Goti e gli Unni, comandando le truppe normalmente alle dipendenze di Aspare..
Zenone non prese parte alla disastrosa campagna militare contro i Vandali, guidata nel 468 dal cognato di Leone, Basilisco. L'anno successivo ebbe l'onore di ricoprire il consolato e fu nominato magister militum per Thracias; in questa qualità guidò un'operazione militare in Tracia. Le fonti non dicono chiaramente chi fosse il nemico che combatté lì, e gli storici hanno proposto i Goti, gli Unni o i ribelli di Anagaste. Ad ogni modo, prima di partire, Leone e Zenone chiesero a Daniele lo Stilita la sua opinione sulla campagna, e Daniele rispose che Zenone sarebbe stato la vittima di una cospirazione, ma che le sarebbe sopravvissuto. Leone inviò allora alcuni soldati della propria guardia con Zenone, per proteggerlo, ma questi furono corrotti da Aspare, che voleva farlo prigioniero. Zenone fu informato dei fatti e fuggì a Serdica, e come conseguenza Leone fu ancora più sospettoso di Aspare..
Dopo essere scampato al tentativo di rapimento da parte di Aspare, Zenone non tornò a Costantinopoli, dove Aspare e Ardaburio erano ancora potenti, ma raggiunse il «Lungo muro» (il Lungo muro del Chersoneso o, meno probabilmente, il Muro anastasiano), poi Pylai e da lì Calcedonia. Mentre attendeva un'opportunità per tornare nella vicina capitale, Zenone fu nominato magister militum per Orientem; prese allora il monaco Pietro Fullo con sé e si recò ad Antiochia, sede del suo comando, passando attraverso l'Isauria, dove sedò la rivolta di Indaco Cottunes. Zenone risiedette ad Antiochia per due anni..
Durante la permanenza ad Antiochia, insieme alla sua famiglia, Zenone prese a simpatizzare con le posizioni monofisite di Pietro Fullo, che sostenne nei suoi contrasti col vescovo calcedoniano Martirio. Zenone permise che monaci provenienti dai monasteri vicini arrivassero in città per ingrossare le file dei sostenitori di Pietro, e non represse efficacemente le loro violenze. Martirio allora si recò a Costantinopoli, per chiedere aiuto a Leone, ma tornando ad Antiochia fu informato che Pietro era stato eletto vescovo e diede le dimissioni (470). La reazione di Leone fu quella di esiliare Pietro e di promulgare una legge indirizzata a Zenone, con la quale proibiva ai monaci di lasciare i propri monasteri e di promuovere la ribellione (1º giugno 471).La legge si è conservata all'interno del Codice giustinianeo (1.3.29). Nel 470/471 Zenone dovette anche affrontare un'invasione di Macroni nell'Armenia romana..
Con Zenone lontano da Costantinopoli, l'influenza di Aspare sembrò crescere, tanto che nel 470 riuscì a far sposare il proprio figlio minore, Giulio Patrizio, con la figlia minore di Leone, Leonzia, e a farlo nominare Cesare (erede designato). A dispetto di ciò, la sorte degli Ardaburi era però segnata. Alla notizia della nomina dell'ariano Giulio a erede, immediatamente delle violente sommosse esplosero nella capitale (in particolare guidate da monaci acemeti). Le fonti si contraddicono a riguardo delle cause, ma affermano chiaramente che nel 471 Leone fece uccidere a tradimento Aspare e Ardaburio (a breve la stessa sorte sarebbe toccata a Giulio Patrizio); certamente gli assassinii dei due influenti generali avvennero col consenso di Zenone e di Basilisco, dato che alla vigilia degli eventi entrambi si avvicinarono a Costantinopoli (Zenone era a Calcedonia). Dopo la morte di Aspare, Zenone tornò nella capitale e fu nominato magister militum praesentalis, il massimo grado militare romano..
Primo regno e rivolta di Basilisco
Il 25 ottobre 473, Leone I nominò Cesare il proprio omonimo nipote (passato alla storia col nome di Leone II), figlio di Zenone e di Ariadne. Il 18 gennaio dell'anno successivo, Leone I morì; se Leone II non era stato già proclamato Augusto da suo nonno, lo divenne in quel momento. Poiché Leone II aveva appena sette anni, ed era quindi troppo giovane per governare da solo, Ariadne e sua madre Verina organizzarono l'incoronazione di suo padre Zenone in qualità di co-imperatore, cosa che avvenne il 9 febbraio 474. Quando Leone II si ammalò e morì, il 17 novembre di quello stesso anno, Zenone divenne il solo imperatore.
Uno dei problemi che Zenone dovette affrontare fu quello dei Vandali di Genserico, che minacciavano le rotte commerciali marittime con le loro incursioni contro le città costiere dell'impero. Zenone inviò da Genserico un alto funzionario, Severo, che riuscì a stipulare una pace «eterna» tra i Vandali e l'Impero romano d'Oriente, in base alla quale i Romani potevano pagare dei riscatti per i prigionieri in mano vandala e che mise fine alla persecuzione dei cristiani niceni nel territorio vandalo (i Vandali erano cristiani ariani)..
Malgrado il successo ottenuto in politica estera, Zenone continuò ad essere impopolare presso la popolazione e presso il Senato a causa delle sue origini «barbariche»; il suo diritto al trono dipendeva esclusivamente dal suo matrimonio con Ariadne e con la sua parentela con Verina, l'imperatrice vedova. Per questo motivo si appoggiò sempre più alla componente isaurica dell'esercito, in particolare rafforzando il proprio legame con i generali e fratelli isaurici Illo e Trocundo. Verina, però, decise di rovesciare il proprio genero e di mettere sul trono al suo posto il proprio amante, l'ex-magister officiorum Patrizio; a questo scopo chiese aiuto al proprio fratello, Basilisco, e fece leva sul sentimento anti-isaurico della popolazione. I cospiratori, infatti, riuscirono a far scoppiare una rivolta contro l'imperatore tra la popolazione della capitale; Basilisco riuscì persino a convincere Illo, Trocundo e il generale ostrogoto Teodorico Strabone a passare dalla parte dei rivoltosi contro Zenone.