La Pallacanestro Cantù, nota anche come Acqua S.Bernardo Cantù per motivi di sponsorizzazione, è una società cestistica italiana di Cantù militante nel campionato di Serie A.
Fondata nel 1936, è una delle squadre più titolate d'Italia, essendosi aggiudicata 3 scudetti e due edizioni della Supercoppa italiana, nonché l'unica cittadina non capoluogo ad aver conquistato entrambi i titoli nazionali.
La carica di presidente del club è stata ricoperta dal 2011 al 2015 da Anna Cremascoli, prima donna presidente di una società cestistica del massimo campionato italiano, dopo che la famiglia Cremascoli acquisì la proprietà del club nel 2008. La sede delle gare interne di campionato è il PalaDesio di Desio (MB).
Con 2 Coppe dei Campioni, 4 Coppe delle Coppe, 4 Coppe Korać e 2 Coppe Intercontinentali è una delle due squadre italiane (l'altra è l'Olimpia Milano) che hanno conquistato tutti i trofei internazionali e la seconda squadra più titolata nelle competizioni europee dopo il Real Madrid: per questo motivo viene chiamata la Regina d'Europa.
Storia Gli albori
LAssociazione Pallacanestro Cantù nasce tra il 1936 e il 1937, grazie all'idea di Mario Broggi e Angiolino Polli. Negli anni trenta la pallacanestro è uno sport semisconosciuto, praticato solo da pochi. Il primo campo, disegnato da Broggi all'interno del cortile delle Suore SacramentineIl campo in questione è quello, ancora presente, all'interno dell'Istituto Scolastico Cardinal Ferrari, in pieno centro a Cantù, è completamente all'aperto e quindi non è inusuale d'inverno spalare la neve prima dell'inizio delle partite.
I primo componenti di quella che sarebbe diventata la Pallacanestro Cantù sono, oltre ai due giovani già citati, Attilio Molteni, Peppino Borghi, Alberto Broggi, Vittorio Sgariboldi, Nene Marchi e Peppino Colombo, nucleo storico di quella che sarebbe divenuta una delle società più titolate in tutta Europa.
Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, la squadra assume il nome di Opera Nazionale Dopolavoro Cantù. Ad inizio del 1942, la formazione si fa conoscere in tutta Italia grazie alle ottime prestazioni offerte nella coppa Bruno Mussolini. L'A.P. Cantù, guidata in panchina da Luigi Cicoria (a tutti gli effetti primo allenatore dei biancoblù), vince infatti contro Mantova, Pavia, Varese e il General Cantore di Milano.
Nel 1948-49 la Pallacanestro Cantù disputa la prima stagione in serie C. Da lì in poi per il basket canturino sarà una crescita costante con il passaggio in serie B nel 1953 e, l'anno successivo, la conquista, per la prima volta, della serie A. La stagione 1954-55 termina con una retrocessione, a cui segue però un'immediata promozione l'anno successivo. In quel periodo si ritirano dall'attività i fratelli Broggi e lA. P. Cantù basa le sue fortune su Lino Cappelletti, primo biancoblù convocato in nazionale, e su Lietti, Ronchetti e Quarta. C'è spazio anche per il primo sponsor, Milenka, fornito da una distilleria di Asnago.
Con la riconquista della massima serie nel 1956 si apre per il basket canturino una nuova era: entra infatti in società la famiglia Casella, che porta con sé un dipendente dell'azienda di acque minerali e bibite, Aldo Allievi. Insieme a loro arriva un nuovo sponsor: lOransoda.
Allenatore resta lo zaratino Marsan, mentre il nuovo straniero è l'americano Tony Vlastelica, soprannominato "Mister Uncino", che diventa l'idolo del Parini, finalmente ricoperto su invito della Federazione. È il 1957-58 e l'Oransoda di Luciano Racchi, Dante Masocco, Tony Vlastelica, Marcello Motto, Luciano Zia, Gualtiero Bernardis, Rino Morani, Lorenzo Rogato e Lino Cappelletti riesce nell'impresa di arrivare sesta al termine del campionato.
Gli anni Sessanta: il muro di Cantù
La stagione successiva cambiano sia l'allenatore sia lo sponsor. La Pallacanestro Cantù si lega al marchio Fonte Levissima, mentre in panchina siede il giovane Gianni Corsolini. Inizia un periodo di enorme sviluppo per il basket italiano in cui Cantù trova la propria collocazione tra le grandi squadre dell'epoca a fianco della Virtus Bologna e del Simmenthal Milano. In quel periodo si registra il ritiro di Lino Cappelletti e il debutto di un giovanissimo Carlo "Charlie" Recalcati, in arrivo proprio dal capoluogo lombardo.
Sono gli anni in cui si forma il "muro di Cantù", tridente composto da Bob Burgess, Alberto De Simone e Alberto Merlati che diventerà famoso in tutto il mondo. La stagione 1967-68 regala a Cantù il primo scudetto della sua storia. Alla guida della formazione c'è Borislav Stanković, che più tardi sarebbe diventato il segretario della FIBA, in campo lottano, oltre a Bob Burgess, Alberto De Simone e Alberto Merlati, Carlo Recalcati, Antonio Frigerio, Carlos D'Aquila. Lo sponsor è ancora Oransoda che legherà per sempre il suo nome all'impresa fantastica di vincere sia il titolo di serie A, sia quello juniores nella stessa stagione.
Gli anni Settanta e Ottanta: l'epopea degli Allievi
È l'inizio dell'epopea canturina, grazie anche all'esplosione di un giovanissimo talento di Figino Serenza: Pierluigi Marzorati. Dal 1969-70 comincia anche il sodalizio tra Aldo Allievi e Arnaldo Taurisano: un duo che porterà Cantù ai massimi livelli sia in Italia sia in Europa. Sono gli anni in cui il general manager è Raffaele Morbelli, per 18 anni a Cantù (dal 1968 al 1986).
Per due volte consecutive la Forst, nuovo sponsor della compagine brianzola, conquista la coppa Korać (1973 e 1974) e, nella stagione 1974-75 arriva anche il secondo scudetto, ottenuto nel nuovo palasport costruito su una collina di Cucciago: il Pianella. La squadra è composta da giocatori che entreranno nella storia della pallacanestro: Pierluigi Marzorati, Fabrizio "Ciccio" Della Fiori, Carlo "Charlie" Recalcati, Antonio Farina, Renzo Tombolato, Bob Lienhard, Franco Meneghel e Mario Beretta. Un gruppo che porterà la piccola Cantù sul tetto del mondo, dopo il successo in Coppa Intercontinentale ai danni del grande Real Madrid.
Il 1976-77 è la stagione della prima Coppa delle Coppe, conquistata grazie ad Hart Wingo, talento afroamericano con alle spalle una discreta carriera in NBA. La Coppa rimane a Cantù anche i due anni successivi, con il nuovo sponsor Gabetti e, in campo, l'estroso americano John "Crazy Horse" Neumann.
È un periodo magico per la Pallacanestro Cantù, che inanella una serie di trionfi in Europa e diventa una delle formazioni più temute ed ammirate di tutto il continente. Anni ricchi di successi, accompagnati dallo sponsor Squibb, che culminano nello scudetto 1980-81 e nel nuovo trionfo in Coppa delle Coppe. In panchina siede Valerio Bianchini, mentre in campo, oltre al capitano Marzorati e agli americani Bruce Flowers e Tom Boswell, esalta il pubblico brianzolo il nuovo talento scoperto da Cantù: il bomber di Rovagnate Antonello Riva.
Ma le soddisfazioni più grandi la Pallacanestro Cantù se le toglie, ancora una volta, in ambito continentale. A Colonia, nella primavera del 1982, la piccola Cantù sfida il Maccabi Tel Aviv, simbolo di un'intera nazione, e lo sconfigge per 86 ad 80, salendo sul trono d'Europa grazie al nuovo acquisto C.J. Kupec ed ai giovani Beppe Bosa, Giorgio Cattini, Umberto Cappelletti, Fausto Bargna e Denis Innocentin.
Il trionfo più sentito dai tifosi arriva l'anno successivo: la Ford Cantù di Giancarlo Primo batte a Grenoble i rivali storici del Billy Milano per 69-68 e si riconferma regina d'Europa. Nelle memoria della Pallacanestro Cantù restano anche i nomi dei due statunitensi di quell'anno: Jim Brewer e Wallace Bryant.
A questa grande soddisfazione segue qualche stagione di alti e bassi, con allenatore Carlo Recalcati, sponsor come Jolly Colombani, Arexons e Vismara, e americani come Les Craft, Richard Anderson, Dan Gay, Lorenzo Charles, Jeff Turner, Kent Benson e Greg Stokes. In Italia si arriva più volte vicini alla finale scudetto, senza mai raggiungerla, in Europa Cantù viene sconfitta, nell'atto conclusivo della coppa Korac del 1989, dal Partizan Belgrado di Vlade Divac.
Gli anni Novanta: l'ultimo trionfo europeo e la retrocessione Per tornare a sollevare una Coppa bisogna attendere sino alla stagione 1990-1991, quando, con Fabrizio Frates in panchina e Pace Mannion in campo (dopo l'addio di Riva, passato ai rivali di Milano), la Clear conquista la Coppa Korać battendo nella doppia finale il Real Madrid, ultimo successo della leggenda Pierluigi Marzorati che alza il trofeo da capitano a quasi 39 anni.
L'annata successiva è positiva: Cantù, allenata ancora da Frates e con Mannion e Adrian Caldwell come stranieri, arriva terza in campionato qualificandosi per la Coppa dei Campioni, denominata nel frattempo European Championship.
Nella stagione 1993-94 la squadra, allenata inizialmente da Antonio Díaz-Miguel, va male in campionato, soprattutto per una serie di scelte sbagliate e per una girandola di stranieri: da Craig Hodges a Rickie Winslow, da Geert Hammink a Michael Curry. L'annata finisce con la retrocessione in serie A2 e con l'addio al basket, dopo 40 anni di esperienza al vertice, della famiglia Allievi, che cede la proprietà a Franco Polti.
Dopo due anni di purgatorio nella seconda categoria, Cantù riconquista a suon di vittorie la serie A al termine della stagione 1995-1996.
L'anno del ritorno in A1, con Dado Lombardi in panchina e il confermatissimo Thurl Bailey in mezzo all'area, è molto positivo. Cantù arriva ottava in campionato ma, soprattutto, si qualifica per la finale di Coppa Italia, perdendo contro la Virtus Bologna.
L'era Corrado e la prima Supercoppa italiana Nella stagione 1999-2000 si registra un nuovo cambio di proprietà: Francesco Corrado acquista la società evitando che Cantù perda la pallacanestro e si assume il compito di riportare la città brianzola ai massimi livelli del basket tricolore.
La prima stagione è funestata da una terribile tragedia: Enrico Ravaglia, ventitreenne di belle speranze che stava rinascendo in maglia biancoblù dopo stagioni rovinate da un brutto infortunio, muore in un incidente stradale. La squadra di Franco Ciani reagisce sul campo, conquistando la salvezza anche grazie all'apporto di Antonello Riva, che diventa il miglior marcatore del campionato italiano.
Il 2000-01 inizia con una serie di sconfitte che portano all'esonero di Ciani e alla promozione di Stefano Sacripanti, allenatore cresciuto nel settore giovanile canturino, già vincitore di tre titoli giovanili. La squadra, sponsorizzata dalla Poliform, raggiunge un'insperata salvezza grazie anche agli innesti in corsa di Matt Santangelo e Marcelo Damião.
L'anno successivo, approfittando del cambio dei regolamenti, Cantù punta su un folto gruppo di americani. Grazie a Jerry McCullough, Bootsy Thornton, Sam Hines, Shaun Stonerook, Todd Lindeman e Ryan Hoover, la Oregon Scientific ritorna nelle alte sfere della pallacanestro italiana, ottenendo la quarta posizione in campionato valida per un posto in Eurolega. Corrado è però costretto ad una scelta difficile, rinuncia all'Europa (lasciando il posto alla Montepaschi Siena) per mantenere quello spettacolare gruppo di americani che aveva fatto innamorare il Pianella, convertitosi nell'occasione in Palaoregon.
Nella stagione successiva i biancoblù conquistano la finale di Coppa Italia, perdendo solo in volata contro la Benetton. La rivincita arriva il 27 settembre 2003: Cantù sconfigge a Treviso i padroni di casa della Benetton e si aggiudica la sua prima Supercoppa italiana, riportando un trofeo in Brianza dodici anni dopo la Coppa Korać. La compagine brianzola torna anche a calcare i palcoscenici europei. Nel 2004-05 partecipa all'Uleb Cup, nel 2005-06 all'Eurocup, sempre abbinata al marchio dello sponsor Vertical Vision.