La provincia di Novara è una provincia italiana del Piemonte di abitanti con capoluogo la città di Novara.
È la settima provincia della regione per estensione e la quarta per popolazione. Confina a nord con la provincia del Verbano-Cusio-Ossola, nata per scorporo da Novara nel 1992, a ovest con la provincia di Vercelli anch'essa nata per scorporo da Novara nel 1927, ad est con la Lombardia, confinando con la città metropolitana di Milano e con la provincia di Varese ed a sud con la provincia di Pavia. La provincia di Novara è inoltre membro della Regio Insubrica.
Geografia fisica La provincia di Novara si estende fra i fiumi Sesia e Ticino, che delimitano, rispettivamente, il confine occidentale e quello orientale della provincia. A nord e a sud non esistono precisi limiti geografici, pertanto le linee di confine tagliano il territorio seguendo le demarcazioni comunali.
Geograficamente la provincia appartiene ad un più ampio comprensorio che si estende da nord alle alpi (Val Sesia e VCO) a sud sino al fiume Po, comprendente l'intera Lomellina (politicamente in Lombardia). Questo territorio, con confini geografici precisi, corrisponde quasi alla diocesi di Novara e al territorio dove vengono parlati i dialetti del così detto macro-gruppo dei dialetti novaresi.
Territorio Il territorio della provincia può essere suddiviso, da sud a nord, in tre diverse zone altimetriche: la zona di pianura, detta anche Basso Novarese; la zona dei pianalti, delle Colline novaresi; la zona dei rilievi, detta del Vergante e del Cusio.
Zona di pianura
La pianura del Basso Novarese è solcata dal fiume Sesia e dai torrenti Agogna, Terdoppio, Arbogna, Neralo, Sparso e il Marcova novarese; inoltre sono numerosissimi i canali artificiali che percorrono la zona. I principali sono il canale Cavour e il Canale Quintino Sella, oltre che i cavi Dassi, Panizzina e Cattedrale, che danno origine ad altri canaletti, più piccoli, importantissimi per trasportare l'acqua nelle risaie e, un tempo, per azionare i mulini (ormai quasi tutti dismessi o sostituiti dalle grandi traverse fluviali). Il Canale Regina Elena, invece, scorre nel medio novarese, ma porta acqua anche nella bassa provincia, tramite i diramatori. Esso trae origine dal Ticino, altro fiume importante ed emissario del Lago Maggiore.
Una zona "anormale" del Basso Novarese è, invece, il paesaggio a sud di Novara: la cosiddetta Valle dell'Arbogna, antico terrazzo fluvioglaciale, le cui collinette sono coltivate sempre a riso. Il territorio posto immediatamente a est del Sesia, presenta la morfologia di tutto il Basso Novarese ma con differenti e uniche caratteristiche dovute alle non poco frequenti inondazioni del fiume e ai numerosi spostamenti d'alveo del fiume stesso, il cui corso ha delimitato anomale variazioni territoriali.
Possiamo perciò dire che tale territorio aveva un aspetto molto differente da quello attuale. Tenendo conto dei suddetti spostamenti possiamo ipotizzare che il Sesia abbia lasciato svariati paleoalvei, successivamente utilizzati per far scorrere corsi d'acqua artificiali come la roggia Busca o la roggia Bolgora.
Zona dei pianalti
Una decina di chilometri a nord di Novara il paesaggio inizia a mutare e la vasta pianura risicola scompare progressivamente per lasciare il posto a modesti rilievi collinari ricoperti di boschi, prati, vigneti e coltivazioni cerealicole asciutte, prevalentemente di mais. Non si tratta però di un territorio collinare omogeneo bensì costituito da pianalti allungati con direzione prevalente nord-sud, alternati a zone pianeggianti dove scorrono i principali corsi d'acqua. Da ovest ad est si possono distinguere tre pianalti delimitati dai fiumi Sesia, Agogna, Terdoppio e Ticino. Questi residui morenici sono stati formati dell'avanzamento e ritiro delle lingue glaciali provenienti dalla Valsesia e dall'Ossola (attraverso il Cusio ed il Verbano) durante il pleistocene e dalla successiva erosione fluviale. Il settore compreso tra la Sesia e l'Agogna, ulteriormente solcato all'interno dal torrente Strona, inizia tra Romagnano Sesia e Borgomanero, terminando presso la frazione Proh di Briona e presenta un dislivello medio di 20 metri rispetto alla pianura circostante. Quest'area offre un terreno particolarmente favorevole alla coltivazione della vite. Il secondo ed il terzo pianalto hanno origine tra Borgomanero e Comignago e terminano l'uno presso la frazione Castelletto di Momo e l'altro presso la frazione Cavagliano di Bellinzago Novarese. Il terrazzo morenico presente più a sud, tra Novara e Vespolate, potrebbe essere la continuazione di quest'ultimo.
Zona dei rilievi
Al di sopra della linea Romagnano Sesia-Borgomanero, allo sbocco della Valsesia, si eleva il gruppo del monte monte Fenera mentre nell'area settentrionale della provincia si trovano il Lago Maggiore ed il Lago d'Orta; tra i due laghi si erge il massiccio collinare-montuoso del Mergozzolo che culmina con la cima del Mottarone (), al confine con la provincia del VCO.
L'altitudine provinciale varia dai della sponda del fiume Ticino nel comune di Cerano a circa , poco al di sotto della vetta del Mottarone, nel comune di Armeno.
Idrografia
La provincia di Novara comprende la porzione meridionale della sponda occidentale del Lago Maggiore, da Castelletto Ticino fino a Lesa, e la quasi totalità del lago d'Orta, ad eccezione della punta settentrionale.
I principali corsi d'acqua sono: il fiume Ticino, lungo il confine con la Lombardia il fiume Sesia, lungo il confine con la Provincia di Vercelli il torrente Agogna il torrente Terdoppio il torrente Arbogna il torrente Vèvera il torrente Strona il torrente Sizzone
Attraversa la provincia anche una fitta rete di canali artificiali sfruttati per l'irrigazione delle coltivazioni di riso, tra i quali i principali sono il Canale Cavour, il Canale Quintino Sella, il diramatore Alto Novarese, il canale Regina Elena e la Roggia Mora (tutti in gestione all'ente Est Sesia) che si suddividono poi in una rete capillare di canali sempre più piccoli. Il territorio provinciale si presenta quindi molto ricco di acque superficiali, risorsa fondamentale per l'agricoltura.
Storia Situata nell'estremo oriente piemontese, venne abitata dai Liguri già da alcuni millenni prima di Cristo e successivamente dai Celti (IV secolo a.C.), che nella pianura fondarono il centro di Aria. La tribù gallica stanziatasi nell'attuale Novarese fu quella dei Vertamocori che secondo Plinio il Vecchio furono i fondatori di Novara, anche se attuali scoperte indichino che il centro più importante fosse situato più a Nord.
Nel 196 a.C. giunsero i Romani che conquistarono la regione, accampandosi ad Aria, e rinominandola in Novaria. Circa 150 anni dopo, Giulio Cesare concesse al piccolo centro il titolo di municipium, unico vero insediamento della zona.
Già dal II secolo a.C. era attivo sul Passo del Sempione un sentiero romano che conduceva alla Civitas Vallensium, ossia al Canton Vallese. Raggiunto dal Cristianesimo tra i secoli IV e V, dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, il territorio dell'attuale provincia (comprensivo del Verbano-Cusio-Ossola) fu occupato prima dagli Ostrogoti e poi dai Longobardi, inframezzati dalla riconquista romana dell'Italia. Nel 774 Carlo Magno conquistò il regno longobardo e nel 776, dopo la rivolta del duca del Friuli Rotgaudo, lo suddivise in comitati. In ogni caso, nel territorio dell'attuale provincia il potere vescovile rimase marcato e relativamente regolare attraverso i secoli, ed esteso fino ai lembi estremi della Val d'Ossola (Val Formazza e Val Divedro). Nel 1291 il conte di Castello vendette Sempione e Gondo al vescovo di Sìon Boniface de Challant.
La storia del territorio, comunque, rimane strettamente legata a quella delle nobili famiglie che vi si insediarono anche in tempi molto antichi ed influenzarono la vita economica, politica, religiosa ed sociale, in particolare:
I Blanderate: La prima figura storica della casata dei Conti di Blanderate è quella di Alberto di Blanderate, nato presumibilmente dopo la metà dell'XI secolo e discendente dalla famiglia che estendeva il suo dominio su Varallo Pombia, la Val d'Ossola e la Valsesia. Il matrimonio di Guido, figlio di Alberto, con la sorella del Marchese Guglielmo di Monferrato fu molto importante poiché univa due delle più importanti e potenti famiglie di fede imperiale dell'Italia settentrionale. A partire dall'ingresso di Novara nella Lega Lombarda dei Comuni (1167), la potenza dei Blanderate venne molto ridimensionata ed iniziò un confronto, durato secoli, con la potenza di Novara. In seguito i Blanderate furono vassalli dei Gonzaga e dei Savoia e si legarono pure alla Chiesa grazie ai diversi ruoli ed incarichi di Gianfrancesco di Blanderate, membro del catasto, all'interno della diplomazia papale. I Gautieri: All'inizio del Settecento molte terre del Basso Novarese (in particolare Casalbeltrame), vennero comprate dalla famiglia Gautieri, la quale partecipò attivamente all'amministrazione del borgo, rimanendovi sino al XX secolo. I Gualone: Il nome di Casalvolone deriva probabilmente dalla presenza nella regione delle corti e dei casali longobardi, con l'aggiunta del proprietario casale di Gualone e compare in un documento datato 11 maggio 944. Da un diploma di Corrado il Salico datato nel 1039, risulta presente in Casalvolone la famiglia Guaia, che detiene il borgo sino all'anno 1356, quando Casalbeltrame passò ai Visconti. I Tornielli: I Tornielli furono una delle più importanti e antiche famiglie di Novara che si alternarono nel dominio della città con i Brusati e i Cavallazzi. I membri di questa importante famiglia svolsero un ruolo di primo piano nella storia del Basso Novarese e, soprattutto, di Novara, nei secoli XII, XIII e XIV. I Tornielli furono a capo della fazione ghibellina (Pars Rotunda) contrapposta a quella guelfa (Pars Sanguigna) capeggiata dai Brusati e dai Cavallazzi. A partire dal XII secolo, numerosi furono i Tornielli che ricoprirono le più prestigiose cariche cittadine sia civili sia religiose. Particolarmente Giuseppe Maria Tornielli (1764-1846) fu chiamato gentiluomo da camera da Vittorio Amedeo II. Nel 1816 venne nominato intendente generale di Savoia e nel 1824 viceré di Sardegna. Un ramo di questa nobile famiglia si spostò poi a Borgolavezzaro.
Successivamente, intorno al XV secolo, i contrasti interni al capoluogo portarono l'intero territorio, ad eccezione della "Riviera di San Giulio", a scivolare in possesso della famiglia Visconti di Milano e successivamente in mano agli Sforza, periodo al quale buona parte del Novarese deve il ceppo insubrico-lombardo (e non piemontese) della sua lingua.
A questo punto il Novarese seguì le sorti delle regioni circostanti, subendo il dominio spagnolo durato alcuni secoli (e al quale si deve il nome di alcuni centri quali Cavaglio San Donnino o Cavaglio d'Agogna) finché, all'inizio del XVIII secolo, queste terre vennero conquistate dai Savoia con Vittorio Amedeo II, e tali rimasero durante la dominazione napoleonica, fino all'unificazione del Regno d'Italia.
Il dominio napoleonico portò in Italia un'organizzazione statale molto gerarchizzata, dopo la Restaurazione Casa Savoia pertanto cercò di adeguarvisi istituendo province più grandi sul suo territorio (in somiglianza dei dipartimenti francesi), con a capo un governatore (nel 1860 ribattezzato prefetto): il ministro che per primo vi diede attuazione fu Urbano Rattazzi, che nel 1859 suddivise il Piemonte in 4 province: Torino, Alessandria, Cuneo e Novara.
La provincia di Novara così definita, occupava allora un territorio vastissimo, ed era suddivisa fra i circondari di Biella, Domodossola, Novara, Pallanza, Varallo e Vercelli, quindi comprendeva per intero i territori delle odierne province di Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola.