Soprannominato Saeta Rubia (Freccia Bionda). o Don Alfredo, è unanimemente ritenuto tra i più grandi calciatori di tutti i tempi.GODIAMOCI LE MERAVIGLIE DI MESSI LUI È MARADONA TUTTI I GIORNI, archiviostorico.gazzetta.it.Madrid, è morto Alfredo Di Stefano, repubblica.it..TALBOT, Simon (giugno 2008). Ícone - Alfredo di Stéfano. FourFourTwo n. 7. Editora Cádiz, pp. 66-69 Occupa la 6ª posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer e la 4ª posizione nell'omonima lista stilata dall'IFFHS, qui dietro solamente a Pelè, Cruijff e Beckenbauer. Nel novembre del 2003 venne insignito del titolo onorifico di Golden Player della Spagna come miglior giocatore spagnolo del precedente mezzo secolo (1954-2003).Puskás, il più grande, uefa.com. Nel marzo del 2004, Pelé lo ha anche inserito nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, redatta in occasione del Centenario della FIFA.
Meglio noto per i suoi successi con il ,. squadra di cui è considerato una bandiera, con 308 reti è stato per molti anni il miglior marcatore della storia fino all'arrivo di Raúl. Con il club ha inoltre largamente dominato in Liga e Coppa Campioni, vincendone cinque edizioni consecutive (assieme a Francisco Gento e José María Zárraga) e andando a segno in tutte le finali, unico a riuscirci. Ha giocato con le nazionali di Argentina e Spagna, vincendo il Sudamericano 1947 e venendo convocato ai Mondiali del 1962 con gli iberici, senza giocare a causa di un infortunio.
Due volte Pallone d'oro (1957 e 1959) nonché unico calciatore a vincere il "Super Pallone d'oro" nel 1989,Di Stefano colpito da un infarto: è in coma indotto, gazzetta.it. rientra nel novero dei giocatori capaci di laurearsi capocannonieri in tre differenti paesi.. Ha perso il primato di miglior marcatore nella storia del Clásico per opera di Lionel Messi, ma con 18 realizzazioni rimane il madridista ad aver segnato più gol ai rivali blaugrana assieme a Cristiano Ronaldo.Chris Burton, Ronaldo matches Di Stefano record with Clasico goal at Camp Nou, Goal.com, 6 maggio 2018 È sesto nella classifica dei migliori marcatori del campionato spagnolo, con 216 reti in 282 partite tra il 1953 e il 1964. Da allenatore, ha guidato il alla vittoria in campionato (1971) e in Coppa delle Coppe (1980) ed è stato l'unico campione argentino ad aver allenato sia il sia il , vincendo con entrambe le formazioni.
Biografia Figlio di Eulalia Laulhé Gilmont, argentina di origini francesi (Béarn) e irlandesi, e di Alfredo Di Stefano, italo-argentino nato a Capri ma di origini lombardo-siculeBrian Glanville, Soccer. A history of the game: its players, and its strategy, Crown Publishers 1968, p. 154 e a sua volta figlio del siciliano Michele Di Stefano, di Nicolosi (Catania), Alfredo nasce a Barracas, uno dei barrios di Buenos Aires, da una famiglia borghese.
Aveva un fratello, Tulio, e una sorella, Norma, che giocava a pallacanestro.
Alfredo Di Stéfano sposa Sara Frietes Varela nel 1950. La coppia ha sei figli: Nanette, Silvana, Alfredo, Elena, Ignacio e Sofia. Dopo aver concluso la carriera sportiva, continua a vivere in Spagna, vicino allo stadio Santiago Bernabéu, facendosi mettere nel giardino di casa una statua raffigurante un pallone con inciso la scritta Gracias vieja. Il 24 dicembre 2005 è colto da infarto, riuscendo a sopravvivere nelle cliniche di Sagunto e Valencia.
Nel corso della sua vita ha preso parte a diverse pellicole, tra cui anche l'autobiografica Saeta rubia (1956), dove interpreta sé stesso. Ha scritto un'autobiografia, Gracias vieja, pubblicata nel 2000.
È morto il 7 luglio 2014, pochi giorni dopo il suo ottantottesimo compleanno, all'ospedale "Gregorio Marañón" di Madrid dopo essere stato colpito da un infarto due giorni prima mentre passeggiava nei pressi dello Stadio Bernabéu. Di Stéfano soffriva di problemi di cuore dal 2005, quando a Valencia aveva subito un primo infarto col conseguente impianto di quattro bypass.
Caratteristiche tecniche Fuoriclasse di immenso talento, tra i più geniali nella storia del calcio, schierato a inizio carriera come esterno offensivo destro, nel corso della carriera cresce e s'impone come centravanti. Attaccante potente, veloce, dinamico, longevo, dotato di grande personalità, Di Stéfano era un giocatore universale, tatticamente completo, capace di giocare in ogni zona del campo, quando necessario anche da incontrista o da terzino, mutando il calcio del Real Madrid e di conseguenza quello spagnolo,Real Madrid, Florentino Perez: "Ronaldo nostro simbolo, come Di Stefano", gazzetta.it. oltre a ispirare il «calcio totale».
Giocatore di fantasia in possesso di un vasto ed eccelso bagaglio atletico e tecnico che includeva visione di gioco, giocate essenziali, passaggi corti e rapidi in grado di culminare più volte in assist vincenti per i compagni e finalizzazione.
Carriera Giocatore Gli inizi
Il padre, ex difensore del ritiratosi nel 1912 causa infortunio al ginocchio, lo avvicina al calcio: Di Stéfano cresce giocando a calcio in strada, negli oratori e nelle squadre di quartiere come l'omonima di Barracas, nominata "Unidos y Venceremos", e la Imán del quartiere Flores. Nel 1940 la famiglia si trasferisce in campagna: Di Stéfano lavora con il padre e gioca a calcio con il fratello Tulio nel Club Social y Deportivo Unión Progresista fino al 1943, quando, la famiglia torna a Buenos Aires. Nel 1944 i genitori scrivono una lettera di raccomandazioni al River Plate e la società manda un telegramma di risposta per disputare un provino con la squadra giovanile: a 15 anni supera il provino ed entra nella rosa della seconda squadra del River Plate, squadra per la quale tifa, per approdare l'anno successivo in prima squadra dove affianca i calciatori de la Máquina, nomi straordinari che fanno grande il River degli anni 40. Di Stéfano, il cui idolo è Arsenio Erico, centravanti dell', apprende le qualità di ognuno di loro tra cui Carlos Peucelle, suo mentore che gli insegna a giocare il pallone rasoterra e di prima intenzione e Adolfo Pedernera, che lo elegge suo erede. Esordisce in prima squadra nel 1945, a 19 anni; il 15 luglio di quell'anno debutta contro l' in una sfida valida per la dodicesima giornata del campionato argentino, persa 2-1. Nonostante il risultato, nell'unica partita disputata in stagione da Di Stéfano, il River Plate diventa campione.
Huracán
Durante l'unica partita disputata nella stagione precedente, lo nota il presidente dell'Huracán che lo chiede in prestito al River Plate: ai Millonarios non trova più spazio e il club lo vuole mandare in prestito per una stagione a una formazione di prima divisione. Di Stéfano passa in prestito per un anno all', e qui è allenato dall'ex attaccante argentino Guillermo Stábile, che in quel periodo è anche l'allenatore della nazionale argentina. I primi due gol della sua carriera sono messi a segno nel match vinto per 3-1 contro l'. Il giocatore si ripete anche contro la sua ex squadra, mettendo a segno il gol più veloce della storia del campionato argentino, dopo una decina di secondi di gioco. Realizza anche una rete di pugno contro il , precedendo la più celebre «mano de Dios». Viste le ottime prestazioni e le 10 reti in 25 presenze, l'Huracan lo vuole riscattare al termine della stagione, ma non possiede i novanta mila pesos necessari per il cartellino.
River Plate Ritornato al River Plate, Di Stéfano entra nella Máquina prendendo il ruolo del partente Pedernera, destinato all': è impiegato con maggiore regolarità e contribuisce in maniera notevole alla vittoria nel campionato argentino, di cui diventa capocannoniere con 27 reti. Peucelle lo schiera nel ruolo di esterno offensivo, posizione in cui Di Stéfano fatica a giocare; nella sfida contro l'Atlanta di Pedernera, Peucelle decide di metterlo come centravanti e il River vince 6-1. Di Stéfano s'impone come centravanti del River e i suoi compagni si adattano al suo gioco. In questo periodo ottiene il soprannome la Saeta Rubia, coniato dal giornalista Roberto Neuberger.
Nel 1947 lascia la squadra a causa della leva obbligatoria e l'anno seguente, grazie alla vittoria in campionato, gioca a Santiago del Cile la Coppa dei Campioni del Sudamerica, nella quale il River Plate arriva secondo alle spalle del : segna 4 gol in 6 partite. Nel corso del campionato argentino del 1948, la federcalcio sospende il torneo a causa delle proteste dei calciatori che scioperano per chiedere di diventare professionisti, guidati da Pedernera e Di Stéfano:Il più grande non è diego, repubblica.it. la protesta si conclude nel 1949 con la partenza dei migliori calciatori argentini verso altri campionati, in particolare verso quello colombiano, più lucrativo. Il 31 luglio 1949 gioca nel ruolo di portiere, rimpiazzando il titolare Amadeo Carrizo per una ventina di minuti e tenendo la rete inviolata in un derby vinto contro il .
Millonarios Dopo la tragedia di Superga, si gioca un'amichevole tra River Plate e : Di Stéfano è promesso ai Granata, tuttavia il calciatore argentino, contattato da Pedernera, si è accordato coi colombiani del , squadra per la quale firma nel 1949. Il 9 agosto 1949, parte per la Colombia di nascosto assieme al compagno di squadra Néstor Rossi, e il presidente del River Plate non riceve alcun compenso per il trasferimento dei giocatori perché non essendo sotto l'egida della FIFA, i Millonarios possono permettersi di non pagare la tassa di trasferimento. Ottenendo uno stipendio nettamente superiore rispetto a quello percepito al River Plate, l'argentino firma il periodo chiamato El Dorado, vincendo immediatamente il campionato nazionale 1950 (ripetendosi nel 1951 e nel 1953). Favorito dall'altitudine dei campi di gioco e da una condizione tecnica e atletica nettamente superiore a quella di avversari e compagni di squadra, tra cui anche il fuoriclasse ex River Pedernera, Di Stéfano domina gli incontri, divenendo capocannoniere con 31 e 20 reti nelle annate in cui vince il campionato colombiano. Nel 1953 si trasferisce in Spagna dopo aver realizzato, considerando anche le partite non ufficiali, 267 reti in 292 incontri (le statistiche variano a seconda delle fonti), che lo elevano a miglior realizzatore della squadra, una delle migliori nella storia della Colombia: spesso dopo il quinto gol iniziavano a "toreare" gli avversari.
Real Madrid Il trasferimento controverso Nel 1952 il organizza un torneo amichevole nella capitale spagnola; il River Plate, invitato, declina ma consiglia la sua sostituzione con i Millonarios. I colombiani partecipano al torneo e lo vincono, superando i Blancos per 4-2 con una doppietta della Saeta Rubia alla presenza del presidente Santiago Bernabéu, arrivato per osservare Pedernera: Bernabéu chiede Di Stéfano al Millonarios, squadra che gioca in un campionato che però non è affiliato alla FIFA, ma contemporaneamente il ha acquistato Di Stéfano per l'equivalente di 150 milioni di lire italiane (secondo altre fonti 200.000 dollari) dal River Plate, ultima squadra ad averne detenuto il cartellino sotto l'egida della FIFA. Nasce un testa a testa tra le due rivali spagnole per il suo acquisto. Nel Natale del 1952, Di Stéfano fugge dalla Colombia e torna a Buenos Aires. L'ultima competizione che gioca è la Pequeña Copa del Mundo. Successivamente, nel 1953, la federcalcio colombiana decide di affiliarsi alla FIFA: molti trasferimenti diventano irregolari, tra cui quello di Di Stéfano dal River ai Millonarios. L'argentino si ritrova improvvisamente senza squadra ed è costretto a vendere la casa di Bogotà.