Il Risorgimento, talvolta identificato come Rivoluzione italiana,Come in Alessandro Manzoni, Rivoluzione francese e rivoluzione italiana è il periodo della storia italiana durante il quale l'Italia conseguì la propria unità nazionale. La proclamazione del Regno d'Italia del 17 marzo 1861 fu l'atto che sancì, ad opera del Regno di Sardegna, la nascita del nuovo Stato unitario italiano formatosi con le annessioni plebiscitarie di gran parte degli Stati preunitari. Il Risorgimento continuò con l'incorporazione del Veneto nel 1866 e con la presa di Roma del 20 settembre 1870 e la sua proclamazione ufficiale a capitale d'Italia il 3 febbraio 1871 (come già stabilito dal parlamento italiano il 27 marzo 1861); rimasero fuori dal Regno d'Italia le "terre irredente" di Trento e Trieste, che furono incorporate solo al termine della prima guerra mondiale. Per indicare questo processo storico si utilizza anche la locuzione Unità d'Italia.

Il termine, che designa anche il movimento culturale, politico e sociale che promosse l'unificazione, richiama gli ideali romantici, nazionalisti e patriottici di una rinascita italiana attraverso il raggiungimento di un'identità politica unitaria che, pur affondando le sue radici antiche nel periodo romano,Dominazione che « [...] valse a imprimere sull'Italia un tratto oggettivo di esperienza unitaria...» (In Ernesto Galli della Loggia, L'identità italiana. Il Mulino, Bologna, 1998, p. 36) «aveva subìto un brusco arresto [con la perdita] della sua unità politica nel 476 d.C. in seguito al crollo dell'Impero romano d'Occidente».Massimo L. Salvadori, Enciclopedia dei ragazzi, Treccani, 2005, alla voce "Italia, storia di"

Estensione cronologica

Sebbene non vi sia consenso unanime tra gli storici, la maggior parte di essi tende a stabilire l'inizio del Risorgimento, come movimento, subito dopo il Congresso di Vienna (1815), e il suo compimento fondamentale con l'annessione dello Stato Pontificio e lo spostamento della capitale a Roma il 3 febbraio 1871. Un preciso inizio è da taluni fissato ai moti siciliani del 15 giugno 1820 e da altri alla prima guerra d'indipendenza del 1848-1849. Tuttavia, gran parte della storiografia italiana ha esteso il compimento del processo di unità nazionale sino agli inizi del XX secolo, con l'annessione delle cosiddette terre irredente, a seguito della prima guerra mondiale,È questa l'opinione non solo di tanti intellettuali nazionalisti e irredentisti dell'epoca, ma anche di alcuni storici liberali, fra cui Adolfo Omodeo, che fu «uno dei più accesi sostenitori della visione della Grande guerra come continuazione e compimento delle guerre di indipendenza e del Risorgimento...» Citazione da: Storia d'Italia, Einaudi, 1974 ed. speciale Milano, il Sole 24 Ore, 2005, vol. 10 (Alberto Asor Rosa, Dall'unità ad oggi), p. 1356. creando quindi il concetto di quarta guerra di indipendenza. La definizione dei limiti cronologici del Risorgimento risente evidentemente dell'interpretazione storiografica riguardo a tale periodo e perciò non esiste accordo unanime fra gli storici sulla sua determinazione temporale, formale e ideale.

Esiste inoltre un collegamento tra un "Risorgimento letterario" e uno politico: fin dalla fine del XVIII secolo si scrisse di Risorgimento italiano in senso esclusivamente culturale. La prima estensione dell'ideale letterario a fatto politico e sociale della rinascita dell'Italia si ebbe con Vittorio Alfieri (1749-1803), non a caso definito da Walter Maturi il «primo intellettuale uomo libero del Risorgimento»Walter Maturi, "D'Azeglio", Dizionario biografico degli Italiani, Roma, 1962, vol. 4: pp. 746-752., vero e proprio storico dell'età risorgimentale, che diede inizio a quel filone letterario e politico risorgimentale che si sviluppò nei primi decenni del XIX secolo. Come fenomeno politico, il Risorgimento viene compreso da taluni storici fra il proclama di Rimini (1815) e la breccia di Porta Pia da parte dell'esercito italiano (20 settembre 1870), da altri, fra i primi moti costituzionali del 1820-1821 e la proclamazione del Regno d'Italia (1861) o il termine della terza guerra d'indipendenza (1866).Gilles Pécout, Il lungo Risorgimento: la nascita dell'Italia contemporanea (1770-1922), Pearson Paravia Bruno Mondadori, 1999, p. 5 e sgg. Altri ancora, in senso lato, vedono la sua nascita fra l'età riformista della seconda metà del XVIII secoloStuart J. Woolf dedicherà il primo dei due volumi del Risorgimento italiano all'età delle riforme settecentesche e a quella napoleonica, considerandole parti integranti del lungo processo risorgimentale. Cfr. Il Risorgimento italiano. Dall'età delle riforme all'Italia napoleonica, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1981, vol. I. e l'età napoleonica (1796-1815), a partire dalla prima campagna d'ItaliaÈ di questo avviso, fra gli altri, Alberto Mario Banti, che individua nel triennio 1796-1799 «il momento in cui si posero le fondamenta dei principi ideali che animarono l'idea risorgimentale» (Il Risorgimento italiano, Roma-Bari, Editori Laterza, 2004, p. XI. ISBN 978-88-420-8574-4. La sua conclusione, parimenti, viene talvolta estesa, come detto, fino al riscatto delle terre irredente dell'Italia nord-orientale (Trentino e Venezia Giulia) a seguito della prima guerra mondiale.È questa l'opinione non solo di tanti intellettuali nazionalisti e irredentisti dell'epoca, ma anche di alcuni storici liberali, fra cui Adolfo Omodeo, che fu «uno dei più accesi sostenitori della visione della Grande guerra come continuazione e compimento delle guerre di indipendenza e del Risorgimento...», in AA. VV., Storia d'Italia, Einaudi, 1974, ed. speciale il Sole 24 Ore, Milano, 2005, vol. 10 (Alberto Asor Rosa, Dall'unità ad oggi) p. 1356.

Le forze politiche che diedero vita alla Costituzione della Repubblica Italiana e una parte della storiografia hanno talvolta ricollegato idealmente alla Resistenza all'occupazione nazifascista, tra il 1943 e il 1945, un "secondo" Risorgimento.Piero Craveri, Gaetano Quagliariello, La Seconda Guerra Mondiale e la sua memoria, Rubbettino Editore, 2006, p. 579 e sgg

Origini

Le radici storiche

Le radici del Risorgimento affondano nella memoria dell'Italia romana, epoca in cui la penisola trovò per la prima volta l'unità giuridica e amministrativa. Sebbene il concetto di stato-nazione sia anacronistico per l'antichità, il ricordo di questa grandezza fu però fondamentale per la formazione della coscienza nazionale risorgimentale. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente l'unità politica dell'Italia continuò ad esistere, prima con gli Ostrogoti e poi con i Longobardi fino all'VIII secolo,Andrea Giardina, L'Italia romana: storie di un'identità incompiuta, Laterza, 1997. quando terminò con l'annessione della Langobardia Maior all'Impero carolingio, col sostegno di papa Adriano I, preoccupato di perdere l'autonomia dello Stato della Chiesa.Montanelli, Da Carlo Magno all'anno Mille. Storia d'Italia, BUR, 1994. Riguardo all'Alto Medioevo la storiografia risorgimentale dipinse i re d'Italia Berengario del Friuli (850-924)Indro Montanelli, Roberto Gervaso, Storia d'Italia, vol. 6, Da Carlomagno all'anno 1000, Fabbri editori, 1994, p. 139 e Arduino d'Ivrea (955-1015)Umberto Eco, Il Medioevo. Barbari, cristiani, musulmani, Encyclomedia Publishers, 2010 come antesignani dei patrioti risorgimentali e assunse come simboli del primo risveglio di una coscienza di patria la battaglia di Legnano (1176) ad opera della Lega Lombarda contro l'imperatore Federico Barbarossa e la rivolta dei Vespri siciliani (1282) contro il tentativo del re di Francia Carlo I d'Angiò di assoggettare la Sicilia.. La realtà storica mostrava invece come la formazione dei comuni e delle signorie portò al fallimento di una composizione politica unitaria, per il prevalere di interessi locali in un'Italia suddivisa in piccoli stati, spesso in lotta fra di loro. La storiografia risorgimentale, che invece voleva respingere l'accusa degli italiani restii a fare la guerra e chiusi nei loro interessi privati, celebrò la vittoria di Alberico da Barbiano nella battaglia di Marino (1379) sui mercenari stranieri rappresentando un primo segnale di un riscatto militare e civile dell'Italia dalla dominazione straniera.Ferdinand Gregorovius, Storia di Roma nel medioevo, Vol. VI, Venezia, 1875, p. 592Tra il XIII e XIV secolo, il ricordo della grandezza dell'Italia romana alimentò negli intellettuali un forte sentimento di appartenenza nazionale. Nello stesso periodo la lingua volgare fu elevata a lingua letteraria, diventando il primo elemento concreto di una coscienza collettiva di popolo. Grazie alle opere letterarie di Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio la lingua italiana superò i confini regionali, evolvendosi e diffondendosi rapidamente tra le classi più colte. Dante in particolare denunciò amaramente la frammentazione politica dell'Italia dell'epoca con la famosa terzina della Divina Commedia: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave nocchiere in gran tempesta, non donna di , ma bordello!». Nel XV secolo gli Stati italiani si riunirono nella Lega Italica, e in questo contesto emerse la figura del signore di Firenze Cosimo de' Medici, il quale comprese che solo la concordia e l'equilibrio tra i piccoli stati italiani avrebbero potuto impedire le interferenze straniere, venendo così soprannominato Pater Patriae.«Capì che il destino dell'Italia era condizionato dall'equilibrio fra le quattro grandi potenze che vi si erano formate: Milano, Venezia, Firenze e Napoli. [...] Lo chiamarono "Padre della Patria", certamente alludendo a una patria fiorentina. Ma Cosimo lo fu di tutta l'Italia. Forse egli carezzò un sogno di unità nazionale. Ma capì ch'era irrealizzabile, e quindi si contentò dell'unico traguardo che un uomo di Stato italiano, a quei tempi, poteva proporsi: un Direttorio dei "quattro grandi", solidali nel proposito di mantenere la Penisola al riparo da intrusioni straniere» (Montanelli & Gervaso, Storia d'Italia, vol. 12, La civiltà del Rinascimento, pp. 11-12, Fabbri editori, 1994). Nel XVI secolo l'Italia cadde sotto una lunga dominazione straniera, della quale la storiografia patriottica elevò episodi come la disfida di Barletta (1503) a simboli di un orgoglio nazionale mai sopito.Si trattava di «professionisti della guerra che non si facevano certo nessuno scrupolo a passare da una parte all'altra secondo le convenienze e circostanze, come farà uno dei tredici di Barletta», ma nei confronti dei quali il capitano spagnolo non perse l'occasione, offertagli dalla provocazione francese, di «far leva sull'amor proprio degli italiani» (Giuliano Procacci, La disfida di Barletta. Tra storia e romanzo, Bruno Mondadori editore, 2001, pp. 47-48). Nello stesso periodo, l'analisi del declino italiano si spostò dall'ambito letterario a quello politico con Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini: entrambi individuarono nell'eccessivo individualismo la causa della perdita di indipendenza.G. Candeloro, Storia dell'Italia moderna, vol. I, Milano, Feltrinelli, 1956

Le basi del Risorgimento