La filosofia (,Sull'origine e la diffusione del termine, si veda: Anne-Marie Malingrey, « Philosophia. » Étude d'un groupe de mots dans la littérature grecque, des présocratiques au IVe siècle après J.-C., Parigi, Klincksieck, 1961. composto di φιλεῖν (phileîn), "amare", e σοφία (sophía), "sapienza" o "saggezza", ossia "amore per la sapienza")«Attività spirituale consistente, secondo il significato letterale della parola, nell'esercizio dell'amore per la sapienza», in Vittorio Mathieu, Filosofia, in Enciclopedia filosofica, volume 5, Milano, Bompiani, 2006, p. 4125. è l’indagine critica di questioni fondamentali come quelle riguardanti l’esistenza, la conoscenza, i valori, la ragione, la mente e il linguaggio.
Generata, secondo Aristotele, dal senso di meraviglia e dalla curiosità umana, la filosofia si avvale dell'analisi razionale, della logica, dell'argomentazione, della chiarificazione concettuale, della riflessione introspettiva e dell'intuizione derivante dall’esperienza diretta per comprendere la natura e lo scopo della "realtà" spirituale e materiale, esplorare principi etici ed esaminare se e come gli esseri umani possano condurre una vita significativa. La filosofia affronta questioni che le scienze empiriche non possono pienamente risolvere, abbracciando diversi ambiti — tra cui metafisica, epistemologia, etica, logica, estetica e filosofia politica — con obiettivi ultimi che possono differire significativamente tra i diversi ambiti.
Storicamente, prima ancora che indagine speculativa, la filosofia fu una disciplina che assunse anche i caratteri della conduzione del "modo di vita", ad esempio nell'applicazione concreta dei principi desunti attraverso la riflessione o il pensiero. In questa forma, essa sorse nell'antica Grecia.Giovanni Reale e Dario Antiseri, Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi, Brescia, Editrice La Scuola, 1990, volume 1, p. 3, ISBN 88-350-7271-9. A rendere complessa una definizione univoca della filosofia concorse il dissenso tra i filosofi sull'oggetto stesso della filosofia: alcuni orientarono l'analisi della filosofia verso l'uomo e i suoi interessi così come venne esposto nellEutidemo di Platone, per cui essa consisterebbe nell'«uso del sapere a vantaggio dell'uomo».Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, Torino, UTET, 1992, p. 391, ISBN 88-02-01494-9. Nel prosieguo della storia della filosofia altri autori che seguirono questa opinione furono per esempio Cartesio,«Tutta la filosofia è come un albero, di cui le radici sono la metafisica, il tronco è la fisica, e i rami che sorgono da questo tronco sono le altre scienze, che si riducono a tre principali: la medicina, la meccanica e la morale, intendo la più alta e la più perfetta morale, che presupponendo una conoscenza completa delle altre scienze, è l'ultimo grado della saggezza» nella Prefazione ai Principia philosophiae (1644). Thomas Hobbes,Nel De corpore (1655); I, 2, 6. e Immanuel Kant.Nella Critica della ragion pura Kant definisce la filosofia come «scienza della relazione di ogni conoscenza al fine essenziale della ragione umana» (Dottrina trascendentale del metodo, capitolo III). Altri pensatori ritennero che la filosofia dovesse puntare alla conoscenza dell'essere in quanto tale, secondo un percorso che – fatte le debite differenze –, principiò dagli eleatiVirginia Guazzoni-Foà, Attualità dell'ontologia eleatica, Torino, Società Editrice Internazionale, 1961. per giungere fino a Husserl e a Heidegger.
Storicamente, la filosofia comprendeva tutti i campi della conoscenza e uno dei suoi praticanti era denominato «filosofo». Dai tempi del filosofo greco antico Aristotele al XIX secolo, la filosofia naturale comprendeva l'astronomia, la medicina e la fisica. A partire dal XIX secolo, varie aree di indagine che erano tradizionalmente parte della filosofia divennero discipline accademiche separate; in particolare le scienze sociali come la psicologia, la sociologia, la linguistica e l'economia.
Al principio del XXI secolo, i principali campi della filosofia accademica includono la metafisica, ossia la «filosofia prima» – come soleva definirla AristoteleAristotele, Metafisica, E 1, 1026 a 24. –, che si occupa della natura dei fondamenti dell'esistenza e della realtà; l'epistemologia, che studia la natura della conoscenza e della credenza; l'etica, che si occupa del comportamento e delle sue conseguenze; e la logica, che studia le regole di inferenza che consentono di trarre conclusioni da premesse vere. Altri campi degni di nota includono la filosofia della religione, la filosofia della scienza, la filosofia politica, l'estetica, la filosofia del linguaggio, la filosofia della mente e la filosofia del diritto.
Etimologia
La parola filosofia indica un nesso fondamentale fra il sapere e l'amore, inteso non tanto nella sua forma passionale (anche se l'eros, il desiderio, per Platone,Platone nel Simposio lo descrive, per bocca di Diotima, come un Demone sempre inquieto e scontento, e lo identifica con la filosofia intesa letteralmente come "amore del sapere". (Eros «Vive tra la sapienza e l'ignoranza, ed ecco come avviene: nessun dio si occupa di filosofia e nessuno tra di loro ambisce a diventare sapiente perché tutti lo sono già. Chiunque possegga veramente il sapere, infatti, non fa filosofia; ma anche chi è completamente ignorante non si occupa di filosofia, e non desidera affatto la sapienza. Proprio questo è sconveniente nell'essere ignoranti: [...] non si desidera qualcosa se non si avverte la sua mancanza» - Simposio, XXIII). è il movente fondamentale della ricerca filosofica), ma in un'accezione più vicina al sentimento dell'amicizia.«Per gli autori la Grecia classica ha superato la figura del Saggio per confrontarsi con quella dell'Amico: cioè qualcuno che non possiede il vero, ma lo ricerca pur essendo convinto della sua irraggiungibilità. Se il saggio venuto dall'Oriente pensa per figure, L'Amico del sapere pensa per concetti, promuove la formazione di una società di eguali, senza rinunciare all'essenziale gioco dialettico della discussione e della diversità, che può giungere alla rivalità, alla sfida, alla competizione.» in Gilles Deleuze - Félix Guattari, Che cos'è la filosofia?, Ed. Einaudi, 2002, p. 13.
Nella cultura greca antica, il termine filosofia oscillava tra due significati estremi: in un senso, la filosofia, spesso identificata come sinonimo di sophia - termine che la distingueva dalla φρόνησις (phrònesis), la prudenza - coincideva con la saggezza o, come anche si diceva, la paideia (educazione, formazione culturale): ad esempio Erodoto racconta di Solone come un uomo che aveva molto viaggiato per il mondo «filosofando»,Erodoto, Storie, I, 30. per desiderio di sapere. All'estremo opposto filosofia assume il significato di dottrina scientifica ben delineata, che Aristotele chiama «filosofia prima» ( della origine-causa del tutto: il divino) indicante cioè, sia i principi primi, le cause prime, le strutture essenziali degli esseri, sia quel pensiero che studia il primo principio di tutto: Dio stesso. È nell'ambito di questi due significati che si sviluppano gli usi più particolari del termine filosofia. Il termine si evolverà ulteriormente: Jean-Joël Duhot, uno dei maggiori studiosi di storia della filosofia, chiarisce che «gli intellettuali ellenisti sapevano che sophia indicava l'abilità, il saper fare, il conoscere operativo e che quindi il sophos è l'uomo abile e, nello stesso tempo, il sapiente».Jean-Joël Duhot, Epictète et la sagesse stoïcienne, Bayard éditions (1996).
Aristotele dedica una parte importante della sua Etica Nicomachea (libri VIII e IX) alla discussione della philìa, tradotto tradizionalmente con "amicizia". Occorre tuttavia ricordare che fin da Omero tutti i termini composti con il suffisso philo indicano nella cultura greca qualcosa di più radicato nell'individuo rispetto al termine contemporaneo di 'amicizia'. Philo infatti riguarda, come evidenzia Pierre HadotPierre Hadot, Che cos'è la filosofia antica? Torino, Einaudi, 1998, p. 19., chi fa coincidere il 'proprio' piacere o interesse, o la propria ragione di vita, con l'"oggetto" ricercato. Così philo-posia (piacere del bere), philo-timia (propensione o ricerca a ricevere 'onori'), philo-sophia interesse, piacere, ragione di vita nel ricercare la sophia.
Per Aristotele la forma più nobile di amicizia è quella che non si basa solo sull'utile o sul dilettevole, ma sul bene. Il filosofo, sarebbe dunque l'"amico del sapere", cioè del conoscere, non per usarlo come mezzo o solo per piacere intellettuale, ma come fine a sé stesso. Come tale egli si accompagna al sapere, essendo consapevole di non poterlo possedere del tutto: così ad es. in Pitagora, indicato dalla tradizione come il creatore del termine "filosofo", quando avvertiva che l'uomo può solo essere amante del sapere ma mai possederlo del tutto, poiché questo appartiene interamente solo agli dei.Riguardo alla prima definizione di filosofo ad opera di Pitagora - come è stato riferito in Cicerone, Tusculanae Disputationes, 5.3.8-9 = Eraclide Pontico fr. 88 Wehrli = Diogene Laerzio 1.12, 8.8, = Giamblico VP 58. - la tesi è sostenuta da C. J. De Vogel (in Pythagoras and Early Pythagoreanism (1966), pp. 97-102) e da Christoph Riedweg (in Pitagora. Vita, dottrina e influenza, Editore: Vita e Pensiero 2007) che ritengono veritiera la tradizione. Mentre W. Burkert. Op.cit. e P. Hadot Op.cit ritengono che l'aneddoto raccontato da Eraclide Pontico (Cicerone, Tusculanae Disputationes, 5.3.8-9 = Eraclide Pontico fr. 88 Wehrli = Diogene Laerzio 1.12, 8.8, = Giamblico VP 58) sia "una proiezione su Pitagora della nozione platonica di philosophia". In particolare Christoph Riedweg ha messo in dubbio questa tradizione antica rilevando come intendere modestamente il filosofo come colui che ama la sapienza ma non la possiede, come pretendeva il sophos, il sapiente, perché questa appartiene solo agli dei, come, cioè, «un'umile definizione della filosofia di raggiungere qualcosa di irraggiungibile», non corrisponda al senso delle dottrine dei presocratici dove l'interesse fondamentale era la considerazione della natura, ma come piuttosto sembri una definizione più adeguata alla dottrina platonica (Paolo Impara, I presocratici. Lettura e interpretazione dei frammenti e delle testimonianze, Armando Editore, 1997 p. 209). In un frammento che si fa risalire ad Eraclito, poi, sarebbe già indicato il termine "filosofia" che si ritrova anche in Erodoto, che però per l'uso normale che ne fa nelle sue Storie rende difficile pensare che questa parola sia nata negli anni venti del V secolo, quando probabilmente fu pubblicata la sua opera. Questa attribuzione di modestia del resto non si confaceva al carattere di Pitagora, che orgogliosamente si poneva come un capo religioso dalla personalità carismatica. (Christoph Riedweg, Pitagora: vita, dottrina e influenza, Vita e Pensiero, 2007 p. 25).