Biografia I suoi genitori erano Raffaello Chelazzi e Eleonora Baldini, erede di una facoltosa famiglia senese.
Inizialmente sembrava destinato a diventare medico ma decise di abbandonare gli studi per darsi anima e corpo alla pittura. Ebbe come maestro Alessandro Martini, successivamente si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Firenze. Quando Alessandro Martini venne incaricato di restaurare il dipinto miracoloso raffigurante la Madonna conservato nella Basilica della Santissima Annunziata, Tito Chelazzi fu chiamato dal maestro quale aiutante.
Inizialmente Chelazzi realizzò una serie di immagini della madonna per le cappelle gentilizie delle ville situate nei dintorni di Firenze e di San Casciano.
Successivamente i suoi soggetti furono quasi esclusivamente i fiori e la frutta.
Nel 1859 combatté per l'indipendenza italiana arruolandosi come volontario e prestando servizio per due anni col 18º reggimento Bersaglieri.
Tornato a Firenze riprese il lavoro di pittore ed entrò nello studio di Stefano Ussi del quale fu prima allievo e poi intimo amico. Nel 1861 all'esposizione nazionale delle arti e del lavoro allestita presso la Stazione di Porta al Prato vennero esposti accanto ai lavori di Stefano Ussi alcuni lavori di Chelazzi.
Si arruolò poi con il colonnello Menotti Garibaldi allo scoppio di una nuova guerra con l'Austria nel 1866, partecipando alla campagna del Tirolo. Scampò fortunatamente alla morte che decimò i componenti del suo reggimento impegnati nella battaglia di Bezzecca.
Ritornato a Firenze si dedicò fino alla morte alla pittura. Nello stesso 1866 apri il suo studio in via delle Lame, in seguito si trasferì in un altro studio situato in piazzale Donatello nei pressi di via degli Artisti, in una zona ricca di ambienti dedicati alle arti. Ebbe contatti con i vari artisti che avevano lo studio nei pressi del suo, tra i quali lo stesso Stefano Ussi ma anche Aristodemo Costoli, Michele Gordigiani, Francesco Vinea, Nicolò Barabino, Carlo Ademollo, Antonio Ciseri, Rinaldo Carnielo e Vittorio Matteo Corcos.
La sua fama negli anni settanta e ottanta del XIX secolo fu notevole e alcune sue opere furono acquistate anche negli Stati Uniti. I suoi soggetti floreali furono molto popolari tra le nobildonne del periodo. Tra i suoi committenti ci furono Margherita di Savoia che con il marito Umberto aveva acquistato per 500 lire un suo quadro raffigurante delle margherite e in seguito, oltre a fargli omaggio di una visita nel suo studio, gli commissionò anche altri lavori tra i quali la raffigurazione su specchio delle rose thea. Altri suoi nobili committenti furono i reali del Württemberg per i quali decorò il gabinetto della regina con fiori dipinti su specchi, porte e finestre. Per la granduchessa Maria Paulowna di Russia decorò tre specchi che furono collocati nel salone da ballo della reggia di San Pietroburgo. Lavorò anche per la duchessa di Edimburgo e per il principe Galitzine durante il suo soggiorno a Firenze. Durante il soggiorno a Firenze della regina Vittoria del Regno Unito presso Villa Palmieri, Chelazzi venne invitato a dipingere varie opere.
Sono rimaste delle corrispondenze epistolari tra Chelazzi e i suoi committenti. In una lettera invita dalla regina del Württemberg è scritto
Dei lavori per la granduchessa di Russia è rimasta una testimonianza dello stesso Chelazzi che afferma
Il 14 febbraio 1876 fu iniziato in Massoneria nella loggia Concordia di FirenzeFulvio Conti, Firenze massonica. Il libro matricola della Loggia Concordia (1861-1921) , Ed. Polistampa, Firenze, 2012, p. 171, no. 421..
Nonostante fosse ormai un artista conosciuto nel mondo mantenne un atteggiamento modesto e schivo, non interessato alle lodi e ai riconoscimenti ufficiali che gli venivano conferiti. Nel 1888 venne nominato Cavaliere della Corona ma Chelazzi rispedì al mittente l'onorificenza.
Negli ultimi anni di vita, presso il suo studio, Chelazzi ricevette la visita e le committenze delle vari personalità dell'epoca, tra cui Frederick Stibbert. Ma il pittore a causa dell'età e dello stato di salute, ormai precario, non poté accontentare tutti. Nel 1892 l'Editore Treves pubblicò un volume intitolato I Fiori di Primavera, interamente illustrato da Chelazzi. Le tavole dovevano essere dieci per ogni stagione e una volta completata l'opera si sarebbe chiamata Il Libro dei Fiori; ma dopo i primi tre volumi dedicati rispettivamente ai fiori di primavera, dell'estate e dell'autunno, l'ultimo volume I Fiori dell'Inverno non contiene le tavole di Chelazzi, che nel frattempo era scomparso, ma di Arnaldo Ferraguti.
Morì il 12 aprile 1892 nella sua casa in via della Piazzola 10, a Firenze.
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Onorificenze
Note
Bibliografia P.Bargellini - O. Pampaloni, San Casciano, un paese nel Chianti, Firenze, 1985 P.Bargellini - O. Pampaloni, San Casciano. Arte, Storia, Personaggi , Edito dal Corpo Musicale "Oreste Carlini" e dal gruppo La Porticciola, San Casciano in Val di Pesa, 1995 Altri progetti
Chelazzi, Tito Categoria:Cavalieri dell'Ordine della Corona d'Italia Categoria:Massoni