Il Museo Internazionale delle Ceramiche (MIC) è un museo con sede a Faenza, dedicato all'arte della ceramica. Fondato nel 1908, conserva un patrimonio di oltre 60.000 opere che documentano la produzione ceramica dal IV millennio a.C. fino all'età contemporanea.

Le collezioni comprendono manufatti delle principali tradizioni ceramiche italiane dal Medioevo all'età moderna, oltre a reperti provenienti dal Vicino Oriente antico, dall'area mediterranea di epoca classica ed ellenistica, dalle civiltà precolombiane e dal mondo islamico. Il percorso espositivo include inoltre opere dell'Estremo Oriente e un'ampia sezione dedicata alla ceramica moderna e contemporanea.

Dal 1938 il museo organizza il Premio Faenza, concorso internazionale dedicato alla ceramica d'arte, che ha contribuito nel tempo all'ampliamento delle collezioni museali attraverso l'acquisizione di opere provenienti da diversi Paesi.

Storia

Tutto ebbe origine con l'Esposizione Internazionale di Faenza del 1908 dedicata al terzo centenario della nascita di Evangelista TorricelliMuseo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Guida ragionata, Umberto Allemandi & C., Torino, 2008, pp. 9-14.. Un intero quartiere della città fu attrezzato per il prestigioso evento che vide confluire a Faenza gli artisti più noti nel campo delle arti applicate. Fu un successo e Gaetano Ballardini, animatore della manifestazione e ideatore del nascente Museo delle ceramiche, poté iniziare a collocare la raccolta, nelle sale dell'ex convento di San Maglorio.Primo Levi l'Italico (1853–1917) nel recensire l'esposizione e il museo commentava "Vi è in ciò materia più che sufficiente per una fortuna intellettuale e materiale permanente, non solo, ma veramente meritoria". in P. Levi, Il programma di Faenza in Nuova Antologia, 1º novembre 1908. Sollecitò collezionisti privati ed enti pubblici ottenendo donazioni e riconoscimenti istituzionali: fra i personaggi dell'epoca che aderirono al comitato per la fondazione del museo vi fu il forlivese Tito Pasqui.

Gaetano Ballardini non volle per il suo museo soltanto l'incremento e la diversificazione tipologica dell'antica ceramica italiana ed estera; si preoccupò sin dall'inizio di stabilire saldi rapporti con le scuole di formazione tecnica e artistica, garantendo alle stesse un bacino di esempi e esperienze tecniche con cui implementare la produzione artigianale e industriale. Fu promotore di mostre nazionali e internazionali, e diede vita alla rivista specializzata Faenza. Figlio di quel territorio che aveva dato lustro all'arte della ceramica, volle essere testimone di questa secolare vocazione per trasmetterla alle generazioni future.

Così l'identità del museo si riconobbe nella Scuola di ceramica, oggi "Istituto statale d'arte per la ceramica G. Ballardini", nel recupero scientifico delle tecniche antiche della ceramica e nella successiva promozione e vendita dei prodotti ceramici contemporanei. Unico nel suo genere, il museo faentino acquisì sempre maggior prestigio a livello internazionale e già nel 1926 comprendeva, oltre alle collezioni antiche, anche una sezione dedicata alle celebri fabbriche di ceramica europea e ai più qualificati ceramisti contemporanei.

Durante la seconda guerra mondiale il Museo fu pesantemente bombardato; particolarmente disastroso fu il bombardamento del 13 maggio 1944 che provocò gravissimi danni alle strutture.. Anche allora Ballardini, nonostante la non più giovane età, si mise all'opera, raccogliendo fondi, sensibilizzando il mondo dell'arte e le istituzioni così che già dal 1949 poté riaprire le prime sale espositive. Fu allora che l'amore per la ceramica di grandi artisti, come Picasso, Leger, Matisse e Chagall, li portò a donare importanti opere al museo.

Nel dopoguerra iniziarono le donazioni di prestigiose collezioni private. Grande eco ebbero le donazioni Merenghi, Benini, Ugolini, Rusconi, fino a quelle più recenti di Cora, Fanfani e Cantagalli. A oggi il museo vanta un corpus di oltre 40.000 pezzi.

Il percorso espositivo L'esposizione permanente del MIC si snoda attraverso due itinerari che separano la parte dedicata alla ceramica antica, collocata negli spazi ristrutturati dell'ex quadrilatero conventuale, da quella del Novecento ospitata nelle nuove ali edificate alla fine del secolo scorso. Con questa scelta il museo ha voluto evidenziare il fecondo rapporto fra i caratteri dei vari stili e il "fare ceramica" attraverso i secoli, fino ai giorni nostri..

Il Museo negli anni si è ampliato, con nuove sezioni e nuovi spazi, raggiungendo oggi oltre 16.000 metri quadri espositivi. Nella parte dell’antico quadrilatero conventuale sono ospitate le collezioni antiche; mentre nella parte nuova, ristrutturata negli anni '90, sono ordinate le collezioni moderne e contemporanee.

La visita inizia al pianoterra del quadrilatero conventuale, dove sono ospitate le grandi civiltà (orientale, precolombiana, romana, greca ed etrusca, del Vicino Oriente ed Egitto antico, islamica). Dal bookshop si accede poi al primo piano con il percorso dedicato alla ceramica di Faenza, al Rinascimento italiano, alla ceramica italiana dal XVII al XIX secolo, con una particolare unità riservata alla storica Manifattura Ferniani (1693-1893 ca.) di Faenza.

Si entra poi nella nuova moderna architettura con l'esposizione della sezione del primo ‘900 italiano e si prosegue nella collezione italiana dal secondo dopoguerra a oggi. Dopo la rampa, di fianco al salone dedicato alle esposizioni temporanee, si visita la Sala Europa, con le opere donate da Picasso per la ricostruzione delle Collezioni moderne del Museo dopo le distruzioni belliche, ideale anteprima alla sezione dedicata alla scultura internazionale del XX e XXI secolo, un percorso che viene arricchito ad ogni edizione del prestigioso Premio Faenza.

Il piano interrato è dedicato alle Ceramiche Popolari, al design e ai rivestimenti. In una sala dedicata è allestito l'ottocentesco Presepe Zucchini, donato al Museo nel 1990 dalla famiglia dei conti Zucchini, composto da 61 statue in terracotta dipinta con le spettacolari scenografie dipinte da Romolo Liverani.Venite adoremus: il ritorno di un presepio restaurato / (video) a cura di Carmen Ravanelli Guidotti, Luisa Masetti Bitelli; riprese e regia di Riccardo Vlahov. Bologna, IBC; Faenza: Museo internazionale delle ceramiche, 2004. Risalendo al pianoterra, ripercorrendo la sala delle manifatture europee, nel soppalco collocato sopra la Sala delle Classiche (arte greca, romana ed etrusca) è possibile visitare la sezione che racconta la storia del MIC, la fondazione del Museo e la sua ricostruzione dopo il bombardamento del 1944.

Ceramica in Italia dal Medioevo all'Ottocento Il Medioevo faentino

I primi reperti di ceramica faentina risalgono ai primi secoli dopo l'anno 1000. Gli artigiani poterono giovarsi delle terre locali, utili alla lavorazione dei manufatti principalmente per uso domestico e, nella foggiatura delle forme e i decori, seppero mediare con originalità la cultura lombardo veneta e quella della vicina Toscana.

Faenza infatti, sin dall'alto medioevo, ricadeva in un'area attraversata dagli intensi traffici che provenivano sia dalla via Emilia, sia dalle arterie transappenniniche che dalla Toscana conducevano al nord est della penisola e lì s'incrociavano.

Per la maiolica, sul biscotto di prima cottura si poteva applicare lo smalto e decorarlo a pennello oppure, per i manufatti chiamati graffiti, l'oggetto ancora crudo veniva rivestito d'ingobbio e poteva essere graffiato con una punta per poi essere cotto, successivamente decorato e infine rivestito da una vetrina trasparente.

Per i decori la ceramica si avvalse del coevo repertorio delle arti minori in cui campeggiavano, nei tessuti, nelle miniature e l'oreficeria, sia il bestiario medievale con i suoi motivi fitomorfi e gli animali fantastici, sia i temi araldici atti a dar lustro alle varie casate che hanno contraddistinto la storia faentina di questo periodo, come per i Manfredi signori di Faenza dal 1313 al 1505..

Interessante il recupero, nella fine del Trecento, anche di temi leggendari tratti dalla classicità. Ne è testimonianza, su un boccale della fine del XIV secolo, una decorazione con Aristotele cavalcato da FilideSull'interpretazione del mito di Aristotele soggiogato da Fillide si veda Arnita Zequo in: che rievoca l'allegoria, diffusa dal XIV al XVI secolo, della supremazia della donna sull'uomo."Difficile indicare, tra le centinaia in mostra, i reperti più rari o preziosi. È un unicum (nel panorama faentino ma non solo) la decorazione su un boccale in maiolica arcaica rinvenuto nell'area dell'Istituto Statale d'Arte per la Ceramica G. Ballardini: una donna che tiene un falco con la mano destra e, con la sinistra, le redini dell'uomo che sta cavalcando. Pur riferendosi all'episodio del filosofo Aristotele soggiogato dalla passione per la cortigiana Fillide, la decorazione allude allegoricamente al dominio della donna sull'uomo, un tema molto popolare sia nel Tardo Medioevo che nel Rinascimento." in:

È lo stile arcaico che tradurrà, anche in quest'arte minore, l'immaginario medioevale traghettandolo fino alle soglie del XV secolo..

Faenza dal XV al XVII secolo Il Quattrocento

Agli inizi del Quattrocento, al termine della fase arcaica, le ceramiche faentine cominciano a distinguersi per il candore, la corposità degli smalti e l'adozione di nuovi pigmenti colorati.

La produzione si caratterizza per la serialità dei temi ornamentali, senza eccessive divagazioni stilistiche. In questo che viene definito stile severo si compendiano in due successive fasi una serie di famiglie decorative principali.

Nella prima i maestri faentini elaboreranno i temi dello stile arcaico ispirandosi nell'ornato ai decori bizantini, come nella famiglia della "zaffera", dall'arabo al-safra=cobalto, in cui raggiungono una rara perfezione esecutiva ove su un plateau particolarmente bianco campeggia lo smalto a spessore cobalto intenso o per la famiglia "italo/moresca", subendo l'influenza delle maioliche ispano moresche provenienti dall'isola di Maiorca e dalla Spagna quando, attraverso l'accostamento dei colori blu e giallo (il cobalto si diluisce e si attenua ingrigendosi e il giallo si avvicina al citrino), si imiterà gradevolmente la nuance dorata del loro lustro metallico..

Nella seconda fase, ai temi cari al tardo gotico, floreale o flamboyant, a cui appartiene per eccellenza il motivo della "foglia accartocciata", si affiancherà l'elaborazione degli stili decorativi giunti, con le porcellane introdotte in Europa lungo la via della seta, dalle regioni orientali e dalla Cina.

Sono le famiglie ad "occhio di penna di pavone", "palmetta persiana", e con decoro "alla porcellana" ripreso dalle prime ceramiche cinesi importate in occidente durante il primo periodo della dinastia Ming.

Unitamente ai manufatti smaltati si affianca, fino alla metà del Quattrocento, ceramica graffita ingobbiata e invetriata, dai caratteristici decori stilizzati fito zoomorfici in bicromia verde (ramina) e bruno giallastra (ferraccia).

Nella seconda metà del XV secolo si affermò la produzione di ceramica graffita e di maiolica dipinta, sia su tematiche simboliche sensibili alle istanze neoplatoniche, sia con il genere amatorio o la rappresentazione di volti virili e femminili dalla delicata purezza formale..

Ne sono esempi la diffusione di ciotole, ingobbiate, graffite e invetriate, o maioliche smaltate, con effigiato il volto della persona amata. Se ne tramanda l'uso “gentile” per consacrare le unioni, da cui il nome per queste ceramiche di Gameli, e con gli sposi che bevendo nella stessa coppa confermavano così la comunione d'intenti matrimoniale. È altresì testimoniato l'uso di questi oggetti per distribuire i confetti agli invitati al termine dei festeggiamenti nuziali.