La bomba Molotov – detta anche bottiglia incendiaria, bottiglia Molotov, cocktail Molotov (), o semplicemente Molotov – è un ordigno incendiario a corto raggio, lanciato manualmente.
È stata impiegata sia come arma d'ordinanza per la lotta anticarro da parte di varie forze armate regolari (soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale), sia come arma improvvisata per azioni di guerriglia o di scontro urbano da parte di vari attori non statali.
Caratteristiche basilari La versione più semplice di bottiglia incendiaria è costituita da un contenitore che si rompe quando impatta contro una superficie dura (normalmente una bottiglia di vetro frangibile), da un liquido infiammabile e incendiario (contenuto nella bottiglia), e da un pezzo di tessuto poroso che funge da stoppino (inserito nel collo della bottiglia e che pesca nel liquido infiammabile e incendiario, essendone completamente impregnato)FM 23-3 Tactics, Techniques, And Concepts Of Antiarmor Warfare, op. cit., pp. 27–28..
A volte sulla bottiglia di vetro vengono praticate delle incisioni con un utensile tagliavetro, per permetterne una più facile frantumazione al momento dell'impatto contro il bersaglio.
Il liquido infiammabile e incendiario può avere una composizione altamente variabile, per esempio:
sola benzina benzina con additivi gelificanti di benzina e di olio motore o di gasolio metà benzina e metà cherosene miscela composta da benzina, paraffina e catrame, ottenuta mescolando 1 parte dei primi due con 2 parti del terzo miscela composta da parti uguali di catrame, cherosene e benzina, ottenuta mescolando prima catrame e cherosene, poi aggiungendo la benzina, con possibile aggiunta di zolfo miscela composta da etanolo, catrame e benzina napalm di produzione artigianale, ovvero un carburante liquido a base di idrocarburi (solitamente benzina, ma anche olio combustibile, olio diesel, cherosene, essenza di trementina, benzolo o benzene, toluolo o toluene) miscelato con polvere o scaglie di saponeTM 31-201-1 Unconventional Warfare Devices and Techniques - Incendiaries, op. cit., pp. 50–53. oppure con pezzetti di polistirolo.
Solitamente i liquidi infiammabili-incendiari che hanno la consistenza di un gel o di una pasta sono preferiti per l'uso nelle bottiglie incendiarie, poiché aderiscono più prontamente alle superfici del bersaglio e producono una maggior concentrazione di caloreTM 31-210 Improvised Munitions Handbook, op. cit., p. 159..
L'utilizzatore infiamma il pezzo di tessuto appena prima di lanciare la bottiglia contro il bersaglio, assicurandosi che sia ben fissato e che bruci bene per evitare che possa staccarsi o spegnersi durante il voloFC 7-2 How To Kill Tanks, op. cit., p. 16.: quando la bottiglia si rompe, il liquido infiammabile e incendiario prende fuoco avvolgendo il bersaglio nelle fiamme.
Storia Nel corso della Storia le bottiglie incendiarie sono state sviluppate in vari modi a seconda dell'inventiva e delle risorse del loro costruttore, assumendo così varie forme e vari gradi di distruttività.
Le prime attestazioni L'uso di gettare bottiglie di vetro contenenti liquidi infiammabili-incendiari risale come minimo al XIX secolo, come testimonia il Diario del principe Don Agostino Chigi:
Durante la Guerra Civile Spagnola Le bottiglie incendiarie iniziarono a essere usate nei conflitti moderni a partire dalla Guerra Civile Spagnola (1936-1939). Nell'arco del conflitto furono usate da entrambi gli schieramenti: i franchisti le utilizzarono, ad esempio, per contrastare i carri armati sovietici T-26 che sostenevano la Repubblica Spagnola. Anche i repubblicani usarono ordigni simili, come testimoniò Thomas 'Tom' Wintringham, veterano inglese delle Brigate Internazionali:
Durante la Seconda Guerra Mondiale Durante la Seconda Guerra Mondiale le bottiglie incendiarie furono ovunque di larghissimo utilizzo, in quanto molto efficaci contro i carri armati (soprattutto se leggeri), molto dannose per il morale del nemico ed economiche da produrre. Si può dire che questo fu il periodo di maggior sviluppo, adozione e uso di questa categoria di ordigni da parte di forze armate regolari: quasi ogni potenza coinvolta nel conflitto sviluppò infatti una sua particolare versione di bottiglia incendiaria. Nel corso della guerra le bottiglie incendiarie vennero affiancate da altre armi anticarro sempre più sofisticate, come ad esempio granate a mano a carica cava (come la RPG-43 o la RPG-6), fucili di grosso calibro (come il Boys o il PTRS-41), mine e artiglierie apposite, e i primi esempi di lanciagranate anticarro spalleggiabili (come il Bazooka o il Panzerschreck). Tuttavia, per tutta la durata del conflitto le bottiglie incendiarie continuarono a rimanere in dotazione ai fanti per le azioni di difesa e offesa a brevissima distanza contro i mezzi corazzati nemici.
Le forze armate finlandesi furono tra le prime ad adottare ufficialmente una loro versione migliorata di bottiglia incendiaria, che utilizzarono contro le forze armate sovietiche durante la Guerra d’Inverno (1939-1940) e la successiva Guerra di Continuazione (1941-1944) a fianco della Germania nazista. I finlandesi chiamarono per la prima volta questo ordigno “bottiglia Molotov” o “cocktail Molotov”, in segno di scherno verso l’allora ministro degli esteri dell’URSS, Vjačeslav Michajlovič Molotov: secondo alcune versioni questo termine fu coniato specificamente a seguito delle dichiarazioni di Molotov secondo cui i bombardieri sovietici non sganciavano bombe ma cibo per i finlandesi (i cosiddetti "cestini del pane di Molotov"). La risposta sarcastica furono appunto i "cocktail Molotov", prodotti in massa dall'azienda ALKO, il monopolio statale finlandese degli alcolici. La Molotov finlandese presentava delle particolarità rispetto alla Molotov "standard" usata fino alla Guerra Civile Spagnola. Essa era infatti costituita da una bottiglia di vetro frangibile, chiusa da un tappo, che si rompeva quando impattava contro una superficie dura; da un liquido infiammabile e incendiario contenuto nella bottiglia; e da due grandi fiammiferi da tempesta (antivento) assicurati all'esterno della bottiglia per mezzo di nastro adesivo, lacci, spago, bande elastiche o simili. Fra i fiammiferi e la bottiglia erano presenti strisce di materiale isolante, per impedire che il calore dei fiammiferi accesi frantumasse la bottiglia anzitempo. Anche in questa configurazione l'innesco (i fiammiferi) veniva infuocato e la bottiglia lanciata contro il bersaglio.
Anche le forze armate dell'Italia fascista svilupparono una loro versione di bottiglia Molotov. L'ordigno era composto da una bottiglia di vetro da 1 litro, chiusa da un tappo metallico a pressione, contenente un liquido infiammabile e incendiario. Un grosso fiammifero-spoletta che fungeva da innesco, protetto da una copertura di tela, era fissato al lato della bottiglia da due anelli di corda. Alla parte superiore di questo fiammifero-spoletta era attaccata una cordicella sottile, che, quando veniva tirata, innescava la spoletta. Per evitare accensioni accidentali, la cordicella aveva una piccola maniglia di legno, che era fissata al collo della bottiglia per mezzo di un anello di filo. Appena prima dell'uso, la maniglia di legno veniva liberata con uno strappo leggero che rompeva l'anello di filo. La maniglia di legno veniva poi tirata con un forte strattone, e la bottiglia immediatamente lanciata con forza contro il bersaglio (se ciò non veniva fatto entro 2 secondi la bottiglia avrebbe potuto scoppiare prima di raggiungere il bersaglio).
La bomba Molotov adottata dal Giappone imperiale era invece costituita da una comune bottiglia di birra, piena di liquido infiammabile e incendiario, munita di una complessa spoletta meccanica ad azione "omni-direzionale" (ovvero che innescava la Molotov indipendentemente dall'angolo di inclinazione con cui essa impattava contro il bersaglio). Vi era una rondella di gomma sotto la spoletta, per renderla impermeabile al liquido, e la spoletta si inseriva nel collo della bottiglia come un tappo a corona. La spoletta era costituita da un percussore contenuto in un alloggiamento e separato da un detonatore contenuto in un supporto da un fermaglio di sicurezza e da una molla di scorrimento. L'alloggiamento del percussore aveva un peso emisferico sulla sommità e poggiava contro la parte inferiore del cappuccio che aveva una forma simile. Anche il fondo del supporto del detonatore era arrotondato e poggiava contro una superficie a camma in modo che anch'esso fosse libero di muoversi. Il fermaglio di sicurezza attraversava l'alloggiamento del percussore e poggiava contro la parte superiore della supporto del detonatore, in modo che nessuna delle due parti fosse libera di muoversi. Sotto il detonatore si trovava un cilindretto contenente una miscela incendiaria composta da nitrato di bario (Ba(NO3)2) e magnesio (Mg). Per usare questa bottiglia Molotov, l'utilizzatore estraeva il fermaglio di sicurezza e poi lanciava la Molotov. Se la Molotov impattava contro il bersaglio dal lato della bottiglia, allora il percussore collegato al peso emisferico si muoveva, per forza d'inerzia e vincendo la resistenza della molla, contro il detonatore. Se invece la Molotov impattava contro il bersaglio dal lato della spoletta, allora era il detonatore a muoversi verso il percussore. Se, invece, la Molotov impattava contro il bersaglio lateralmente, allora sia il percussore sia il detonatore si muovevano l'uno contro l'altro, seguendo il profilo interno della spoletta. In ogni caso, all'impatto contro il bersaglio, la spoletta "omni-direzionale" entrava in funzione: il percussore colpiva il detonatore, questo infiammava la piccola carica "booster" (il cilindretto contenente la miscela nitrato di bario - magnesio), che a sua volta infiammava il liquido infiammabile-incendiario contenuto nella bottiglia.