Lo Stato Indipendente di Croazia (in croato: Nezavisna Država Hrvatska, abbreviato in NDH) era uno Stato fantoccio di Italia e Germania che comprendeva la maggior parte dell'odierna Croazia e tutta l'attuale Bosnia ed Erzegovina durante la seconda guerra mondiale.

Venne istituito il 10 aprile 1941 su parti del territorio che già erano parte della Jugoslavia, dopo l'occupazione militare delle forze congiunte italo-tedesche. Lo Stato, alleato delle Potenze dell'Asse, fu ufficialmente una monarchia e un protettorato italiano dalla firma del Trattato di Roma del 18 maggio 1941 fino alla capitolazione italiana l'8 settembre 1943. Proposto come re da Vittorio Emanuele III, il principe Aimone di Savoia-Aosta inizialmente rifiutò di assumere la corona per protestare contro l'annessione all'Italia della Dalmazia a maggioranza croata. Tuttavia egli accettò in seguito il trono sotto pressione di Vittorio Emanuele III e venne incoronato re col nome di Tomislao II, ma rifiutò di lasciare l'Italia e non mise mai piede in Croazia. Il governo dello Stato fu posto sotto il controllo del gruppo nazionalista di estrema destra denominato Ustascia (Ustaše) e del suo Poglavnik,Poglavnik è un termine coniato dagli Ustascia, e fu inizialmente utilizzato per indicare il leader del movimento. Nel 1941 venne istituzionalizzato nello NDH come titolo per il primo ministro (1941–43) e poi per il capo dello stato (1943–45). Venne sempre detenuto da Ante Pavelić e pertanto ne divenne un sinonimo, un termine identificativo. La radice del termine è la parola croata glava, che vuol dire "capo" (Po-glav(a)-nik), in relazione con il Führer tedesco e il "Duce" italiano. Ante Pavelić.

Per i suoi primi due anni di esistenza, fino al 1943, lo Stato fu un condominio territoriale di Germania e Italia:.. Berlino e Roma occuparono integralmente il territorio croato, stabilendo due zone d'occupazione, e l'Italia annesse direttamente al proprio territorio metropolitano la Dalmazia centrale come parte dell'agenda irredentista del Mare Nostrum italiano.. Nel 1942 la Germania offrì all'Italia la possibilità di prendere il controllo militare di tutta la Croazia, per convogliare le truppe tedesche dalla Croazia al fronte orientale; tuttavia l'Italia rifiutò l'offerta, ritenendo di non poter gestire da sola l'instabile situazione dei Balcani. Dopo l'arresto di Mussolini e l'armistizio italiano con gli Alleati, il 10 settembre 1943 lo NDH dichiarò nullo il Trattato di Roma del 18 maggio 1941 con il Regno d'Italia ed annetté la porzione della Dalmazia che l'Italia aveva strappato alla Jugoslavia nel 1941. La Croazia tentò di annettere anche Zara, italiana sin dal 1919 ma rivendicata dall'irredentismo croato, ma la Germania non lo permise.

Lo Stato Indipendente di Croazia cessò di esistere alla fine della Seconda guerra mondiale nel maggio del 1945, quando le forze dell'Asse e croate vennero sconfitte e la Croazia e la Bosnia ed Erzegovina divennero, come Repubblica Popolare di Croazia e Repubblica Popolare di Bosnia ed Erzegovina, parte della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia.

Geografia Delimitazione dei confini I confini esatti dello Stato Indipendente di Croazia non erano stabiliti al momento della sua costituzione. Circa un mese dopo la nascita dello Stato, aree significative di territorio popolate da croati vennero cedute ai suoi alleati dell'Asse, il Regno d'Ungheria e il Regno d'Italia.

Il 13 maggio 1941, il governo del NDH firmò un trattato con la Germania nazista sulla definizione dei confini. Il 18-19 maggio 1941 furono firmati i Trattati di Roma tra NDH e Italia. Vaste zone della Croazia furono occupate o direttamente annesse all'Italia, inclusa la maggior parte della Dalmazia (con le città di Spalato e Sebenico) con quasi tutte le isole adriatiche (incluse Arbe, Veglia, Lissa, Curzola, Meleda) e la zona della Bocche di Cattaro (che assieme a Zara, già italiana, andarono a costituire il Governatorato della Dalmazia), oltre a piccole parti del litorale croato e dell'area del Gorski Kotar. Il 7 giugno il governo dello Stato Indipendente di Croazia emanò un decreto che demarcò il confine orientale con la Serbia. Il 27 ottobre NDH e Italia raggiunsero un accordo sui confini tra Stato Indipendente di Croazia e Montenegro. Il 10 settembre 1943, dopo la capitolazione dell'Italia, l'NDH dichiarò nulli i Trattati di Roma del 1941 e del 1924 ed il Trattato di Rapallo del 1920. Il ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop permise allo Stato Indipendente di Croazia di riprendersi i territori dalmati ceduti all'Italia con i Trattati di Roma. Da questo momento in poi i partigiani jugoslavi presero il controllo di quasi tutto il territorio dalmata, dal momento che la sua cessione lo aveva reso ancora più fortemente anti-NDH (è provato che oltre un terzo della popolazione totale di Spalato si era unita ai partigiani). Entro l'11 settembre 1943, il ministro degli Esteri dell'NDH Mladen Lorković fu informato dal console Siegfried Kasche che la Croazia avrebbe dovuto aspettare per l'Istria. Il governo centrale tedesco aveva infatti già annesso l'Istria e Fiume all'interno della Zona d'operazioni del Litorale adriatico il giorno prima. Zara fu occupata unicamente dai tedeschi, anche se l'amministrazione civile rimase formalmente assegnata alla Repubblica Sociale Italiana.

Međimurje e la Baranja meridionale vennero annesse (occupate) dal Regno d'Ungheria. L'NDH continuò a rivendicare entrambi i territori, chiamando la regione di Osijek come Grande Parrocchia Baranja, nonostante nessun territorio di quella regione fosse sotto il suo controllo. Questi confini non vennero mai ufficialmente stabiliti e l'Ungheria considerò come confine tra le due nazioni il fiume Drava.

Rispetto ai confini repubblicani stabiliti dalla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia dopo la guerra, lo Stato Indipendente di Croazia comprendeva l'intera Bosnia ed Erzegovina, con la sua maggioranza di serbi e bosniaci non-croati, oltre a 20 km² di Slovenia (villaggi di Slovenska vas, Nova vas pri Mokricah, Jesenice na Dolenjskem, Obrežje e Čedem) e l'intera Sirmia (parte della quale era già compresa nel Banato del Danubio).

Geografia antropica Suddivisioni amministrative Lo Stato Indipendente di Croazia aveva tre livelli di divisioni amministrative: grandi contee o grandi parrocchie (sg. velika župa), distretti (sg. kotar) e municipalità (sg. općina). Nel momento dell'istituzione, lo Stato aveva 22 grandi parrocchie, 142 distretti e 1.006 municipalità. Il livello di amministrazione più alto erano le grandi parrocchie (pl. velike župe), ognuna delle quali amministrata da un "prefetto supremo" (veliki župan).

1 Baranja</tr> 2 Bilogora</tr> 3 Bribir and Sidraga</tr> 4 Cetina</tr> 5 Dubrava</tr> 6 Gora</tr> 7 Hum</tr> 8 Krbava – Psat</tr> 9 Lašva and Glaž</tr> 10 Lika and Gacka</tr> 11 Livac and Zapolje</tr> 12 Modruš</tr> 13 Pliva and Rama</tr> 14 Pokupje</tr> 15 Posavje</tr> 16 Prigorje</tr> 17 Sana and Luka</tr> 18 Usora and Soli</tr> 19 Vinodol and Podgorje</tr> 20 Vrhbosna</tr> 21 Vuka</tr> 22 Zagorje</tr>

Storia

Proclamazione dello Stato indipendente di Croazia

In seguito all'intervento dell'Asse nel Regno di Jugoslavia, nel 1941, e la rapida sconfitta dell'esercito jugoslavo (Jugoslovenska vojska), l'intero paese fu militarmente occupato dalle forze dell'Asse. I governi tedesco e italiano misero al governo il partito di estrema destra Ustascia, formando lo Stato Indipendente di Croazia.

L'istituzione dell'NDH fu proclamata il 10 aprile 1941 da Slavko Kvaternik, deputato leader degli Ustascia. Il detentore del potere esecutivo era Ante Pavelić. Sulla carta, lo Stato Indipendente di Croazia era una monarchia, ma il re, Aimone di Savoia-Aosta (futuro quarto duca d'Aosta e fratello del viceré d'Etiopia Amedeo), che assunse il nome di Tomislavo II (come Tomislav, primo re croato nel 925), non aveva potere effettivo e non mise mai piede sul territorio dell'NDH. Non avendo nessuna esperienza politica e non essendo a conoscenza dei piani esatti del governo italiano, Aimone-Tomislao rifiutò di partire per la Croazia; lo scrisse chiaramente in una lettera a Vittorio Emanuele e in un'altra indirizzata a Mussolini, nella quale asserì che la risoluzione territoriale dalmata, «terra che non si sarebbe mai potuta italianizzare», era un ostacolo a qualsiasi riconciliazione con i croati: Aimone non accettò di diventare re di una nazione amputata dall'Italia. e passò alla storia come il «re che non fu mai».ASMAE (Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri), GABAP (Gabinetto armistizio-pace, Ministero degli Esteri), b. 35, La corona del re Zvonimir, informazioni storiche raccolte dal MAE. Le lettere del re sono conservate in GABAP, b. 28. Altri documenti di Aimone sono stati pubblicati da

Il nome del nuovo Stato era un riferimento ovvio al desiderio di indipendenza croato, che era stato perseguito senza successo dal 1102. Vladko Maček, il capo del Partito Rurale Croato-Partito Croato dei Contadini, il più forte partito croato del momento, rifiutò l'offerta dei tedeschi di essere il leader del governo, ma chiese alla gente di obbedire e cooperare con il nuovo governo il giorno stesso della proclamazione di Kvaternik. Ante Pavelić arrivò a Zagabria nelle prime ore del mattino del 15 aprile, alla testa di poche centinaia di seguaci vestiti con divise italiane per diventare il poglavnik (l'equivalente croato di duce). Secondo Vladko Maček, l'istituzione dello Stato fu attuata con l'approvazione della classe borghese che non aveva più fiducia nel Regno di Jugoslavia, ma i contadini guardarono il nuovo Stato con sospetto. La concessione di una banovina (provincia) autonoma era troppo recente (1939) per eliminare l'attrito che aveva segnato gli ultimi venti anni sotto il regime militarista dei re serbi.

Lo Stato includeva la maggior parte della Croazia odierna, ma parte della Dalmazia, l'Istria e la Venezia Giulia facevano parte dell'Italia; Međimurje e la Baranja meridionale facevano parte dell'Ungheria. Inoltre includeva tutta la moderna Bosnia ed Erzegovina. All'incirca includeva tutta l'area dell'ex Impero austro-ungarico in cui si parlasse croato o serbo, per una superficie di circa 102.000 km²Vedi mappa. Secondo le stime tedesche, nel nuovo Stato vivevanoEssendo i confini provvisori e mai del tutto definiti i dati non sono certi e comunque mutevoli a causa della guerra.:

3.300.000 croati (cattolici) 1.925.000 serbi 700.000 musulmani bosniaci 150.000 tedeschi 75.000 ungheresi 40.000 ebrei 30.000 sloveni 65.000 tra cechi e slovacchi 15.000 altri (soprattutto ruteni e rom)

Le zone d'occupazione

Nell'estate del 1941, gli Ustascia, responsabili di efferati crimini contro le popolazioni civili, si dimostrarono, nonostante la barbarie e la violenza delle repressioni, incapaci di mantenere l'ordine. Onde evitare che la situazione degenerasse, la Germania e l'Italia decisero di occupare integralmente il territorio croato, stabilendo due zone d'occupazione e una linea di demarcazione che seguiva l'asse nord-sud: Samobor-Sarajevo-Ustiprača.. Le autorità italiane protestarono per il termine «linea di demarcazione» perché lasciava presupporre una divisione in due «zone di influenza» della Croazia; ribadirono ripetutamente che si trattava di un termine convenzionale, «adottato puramente e semplicemente ai fini militari contingenti», altrimenti sarebbe «caduto ogni fondamento di quella realtà [...] acquisita per gli accordi col Reich: Croazia "spazio vitale" dell'Italia».DDI, ser. IX, 1939-43, vol. 8, doc. 606, ministro a Zagabria Casertano al ministro degli Esteri Ciano, 10 giugno 1942.Il territorio dello Stato Indipendente di Croazia venne così occupato dai tedeschi e dagli italiani: la metà nord-orientale del territorio dell'NDH era sotto la cosiddetta zona d'influenza tedesca, con la presenza della Wehrmacht; la metà sud-occidentale era controllata dal Regio Esercito.