Fu fondatore di una personale dottrina cristiana che da lui prende il nome di marcionismo, considerata eretica fin dalla chiesa primitiva.
I suoi insegnamenti antigiudaici furono rilevanti nel cristianesimo del II secolo, continuando poi a essere influenti nei secoli successivi, e furono percepiti come una notevole minaccia dai Padri della Chiesa, in particolare dalla Chiesa di Roma, che poi emerse vittoriosa dalla lotta contro le altre correnti dei primi secoli per essere confermata nel concilio di Nicea (325).
Marcione, spesso incluso tra gli ispiratori di correnti gnostiche, accolse in buona parte la dottrina di Paolo di Tarso, nella sua concezione soteriologica circa la salvezza, come non ottenibile attraverso le "opere della Legge", ma la portò alle estreme conseguenze. Secondo Marcione, esistevano due divinità: il Dio degli Ebrei, iroso e vendicativo, autore della Legge e dell'Antico Testamento, e il Dio del cristianesimo Padre di Gesù Cristo, Dio di amore e di consolazione, che aveva mandato il proprio figlio per salvare gli uomini; secondo la sua dottrina, solo il secondo era il vero dio da adorare, portatore la salvezza. Cristo rivelò il vero Dio e fu crocifisso dai seguaci del dio dell'Antico Testamento.
Per sostenere le proprie dottrine, Marcione raccolse il primo canone cristiano di cui si ha notizia, che comprendeva dieci lettere di Paolo e un vangelo (probabilmente il Vangelo secondo Luca epurato di alcune parti), detto Vangelo di Marcione;Eusebio, Storia ecclesiastica; sull'identificazione del vangelo di Marcione con quello secondo Luca si veda David Salter Williams, "Reconsidering Marcion's Gospel", Journal of Biblical Literature 108 (1989), p.477-96. allo stesso tempo rigettava interamente la Bibbia ebraica (considerandola ispirata dal Demiurgo, un dio inferiore), gli altri tre vangeli, le lettere di Giovanni, Pietro, Giacomo, Giuda e l'Apocalisse di Giovanni.
La tesi che sia stato Marcione il primo a redigere un suo canone del Nuovo Testamento fu sviluppata da Adolf von HarnackAdolf von Harnack, Marcione. Il Vangelo del Dio straniero, Marietti, 2007 . Esiste a tal riguardo un dibattito tra gli studiosiSecondo Theodor Zahn il complesso insieme di evoluzioni attraverso cui è emerso il canone fu prodotto di sviluppi interni alla Chiesa cristiana e non una reazione alla scelta selettiva di Marcione (Cfr. Th. Zahn, Geschichte des neutestamentlichen Kanons, 1889)Secondo Bruce Metzger il riconoscimento di un testo come canonico nella chiesa antica è stato determinato da una combinazione dialettica di diversi fattori, tra cui l'origine apostolica dello scritto, la sua ortodossia, e il suo uso da parte di tutte le chiese (Cfr. B.M. Metzger, Il canone del Nuovo Testamento, Paideia, 1997).Sappiamo che i pochi testi ritenuti canonici da Marcione erano provvisti anche del riconoscimento delle comunità ortodosse (Cfr. Enrico Riparelli,Il volto del Cristo dualista: da Marcione ai catari, pag. 24, Peter Lang, 2008).
Biografia La vita di Marcione è nota esclusivamente attraverso le testimonianze dei suoi avversari, che, peraltro, fanno una certa confusione sulle date che lo riguardano.Tyson, p. 27.
Si sa che visse a Sinope del Ponto, una città sulla costa meridionale del Mar Nero. Tertulliano sosteneva che fosse un armatore. Secondo altre fonti, Marcione era figlio del vescovo di Sinope, che lo cacciò dalla Chiesa locale per aver sedotto una vergine;Epifanio di Salamina, Panarion adversus omnes haereres, XLII, II alcuni studiosi moderni mettono in dubbio l'espulsione e interpretano in senso figurato la seduzione della vergine, con quest'ultima a rappresentare la Chiesa.Ehrman; Tyson, p. 26.
Quali che fossero i motivi, a un certo punto della sua vita raccolse delle lettere di raccomandazione dai suoi concittadini e si mise in viaggio per l'Asia Minore, dove fece opera di evangelizzazione. In questo periodo, la sua figura è collegabile a quella di un certo Cerdone (latino: Cerdo), ma le fonti non sono concordi sul loro rapporto, se questi fosse un maestro o un discepolo di Marcione.Ireneo di Lione afferma che Marcione diffuse le teorie di Cerdone, Tertulliano riporta l'opinione che fu Cerdone a dare forma alla teologia di Marcione (Tyson, p. 26).
Marcione si recò poi a Roma, dove si trovava una delle maggiori comunità cristiane; fece una notevole donazione alla Chiesa romana (200.000 sesterzi, pari a metà del reddito necessario per entrare a far parte dell'ordine equestre) e fu un membro rispettato della comunità romana per diversi anni.Tertulliano, De Praeser., XXX. .
Interpretazioni della vita di Marcione Ireneo di Lione afferma che Marcione "fiorì" sotto papa Aniceto (invaluit sub Aniceto). Sebbene questo possa essere il periodo di maggior successo di Marcione a Roma, è sicuro che arrivò prima, probabilmente nel 140, nel tempo trascorso tra la morte di papa Igino e l'elezione di papa Pio I. Epifanio racconta che Marcione cercò di essere ammesso nella Chiesa di Roma, ma fu respinto. La motivazione di questo rifiuto risiedeva nel fatto che colui che era stato espulso dal proprio vescovo non poteva essere ammesso alla comunione col vescovo di Roma senza precedenti comunicazioni con quell'autorità. Questa storia è però stata indicata come improbabile, dato che implicava che la Chiesa di Roma si dichiarasse incompetente sulle decisioni di un vescovo locale. Deve essere invece tenuto presente che Marcione arrivò a Roma durante una situazione di sede vacante, "dopo la morte di Igino", e che tale risposta suona abbastanza naturale sulle labbra di un presbitero ancora senza un vescovo. Inoltre, è verosimile che Marcione fosse già vescovo consacrato. Un laico non sarebbe stato in grado di disputare coi presbiteri sulle Sacre scritture come faceva lui, né avrebbe potuto dichiarare poco dopo il suo arrivo: "Io dividerò la vostra Chiesa e causerò una divisione al suo interno che durerà per sempre", come si dice che Marcione abbia fatto. Un laico non avrebbe potuto, inoltre, fondare un'istituzione mondiale, la cui caratteristica principale era l'episcopalismo. Un laico, se accettiamo la storia di Epifanio, non sarebbe stato espulso permanentemente dalla Chiesa dal proprio padre, senza speranza di riconciliazione, nonostante le sue implorazioni, per un peccato di fornicazione, né sarebbe divenuto oggetto di scherno da parte dei concittadini pagani; inoltre, un laico non sarebbe rimasto deluso, come si dice sia a lui accaduto, per non essere stato consacrato vescovo poco dopo il suo arrivo in una città la cui sede episcopale era vacante,.
Questa storia sembrerebbe inverosimile, a meno di ipotizzare il fatto che Marcione fosse un vescovo, e che, secondo Tertulliano, donò 200.000 sesterzi alla comunità romana subito dopo il suo arrivo. Questa straordinaria munificenza, una somma enorme per quei giorni, può essere attribuita al suo fervore per la fede, o alla speranza di ottenere qualcosa; il denaro gli fu restituito subito dopo la sua rottura con la Chiesa. Questo sarebbe naturale se il dono fosse stato fatto con una condizione tacita, che, se si fosse verificata, avrebbe richiesto la restituzione. Infine, il racconto, riportato in varie opere di Tertulliano, in cui si dice che Marcione, al suo arrivo a Roma, dovette rinnovare la sua professione di fedeDe Praescr., XXX,; Adv. Mar., I, XX; De Carne Christi, II., calza perfettamente con la supposizione che fosse un vescovo, e sarebbe invece, come osserva G. Krüger, una cosa inaudita nel caso di un laico.
Si può quindi dare per molto probabile che Marcione fosse un vescovo, forse un assistente o un suffraganeo di suo padre a Sinope. Essendo caduto in disgrazia presso il padre, si recò a Roma, dove, quale navigatore o armatore e quindi grande viaggiatore, poteva essere già conosciuto e dove la sua ricchezza gli ottenne influenza e posizioni. Anche se Tertulliano suppone che sia stato ammesso in comunione con la Chiesa di Roma ed Epifanio dice che l'ammissione gli fu rifiutata, le due tesi possono essere facilmente riconciliate: basta intendere in Tertulliano la mera appartenenza o la comunione e in Epifanio l'accettazione delle sue pretese episcopali. La sua dignità episcopale è stata menzionata da almeno due dei primi scrittori cristiani. Il primo, (Ottato di Milevi, IV sec.) scrive come "da vescovo sia divenuto un apostata" , e il secondo, (Origene Adamantio)Der Dialog des Adamantius περὶ τῆς εἰς θεὸν ὀρθῆς πίστεως. De recta in deum fide, a cura di W. H. van de Sande Bakhuyzen, Leipzig 1901. narra di come i suoi seguaci si chiamino Marcioniti, dal nome di un vescovo, invece di essere chiamati Cristiani dal nome di Cristo.
La sua rottura finale con la Chiesa di Roma avvenne nell'autunno del 144. Per questo motivo i Marcioniti contavano 115 anni e 6 mesi dai tempi di Cristo all'inizio della loro setta. Sebbene Marcione sembra avesse fatto causa comune con Cerdone, lo gnostico siro che in quel tempo si trovava a Roma, sembra improbabile che la sua dottrina derivi da quella gnostica. Ireneo riferiva (Adversus Haereses, III) che in un incontro a Roma Marcione chiese a Policarpo di Smirne: "Ci riconoscete?" ed ebbe come risposta: "Io riconosco te come il primogenito di Satana". Questo incontro probabilmente avvenne nel 154. A quel tempo Marcione e le sue dottrine erano molto conosciute, per questo motivo Giustino nella sua Prima Apologia (scritta intorno al 150), descriveva l'eresia di Marcione come sparsa dappertutto. Questo periodo, dal 144 al 150, sembrava, a molti eresiologi, un tempo troppo corto per un successo così prodigioso, pertanto si supponeva che Marcione fosse attivo in Asia Minore ben prima della sua venuta a Roma. Clemente Alessandrino (Stromata, VII, 106) lo definiva il più vecchio contemporaneo di Basilide e Valentino, ma in tal caso, quando giunse a Roma, doveva essere un uomo di mezza età e una sua precedente opera di propaganda in Oriente non è impossibile.
Che la Cronaca di Edessa situi l'inizio del Marcionismo nel 138 favorisce questa possibilità. Tertulliano, nel 207 (la data del suo Adversus Marcionem, IV), riferiva che Marcione professò penitenza e accettò come condizione per la sua riammissione nella Chiesa di far ritornare sulla retta via coloro che aveva traviato, ma la morte glielo impedì. La data precisa della sua morte è ignota, ma probabilmente avvenne intorno al 160.
La chiesa dei marcioniti, da lui fondata, sopravvisse fino al VI secolo, soprattutto nella parte orientale dell'impero. Il suo allievo più importante fu Apelle. Tale chiesa ebbe il merito di stimolare la formazione del Canone del Nuovo Testamento.
La dottrina marcionita Marcione non presentò particolari speculazioni su cosmogonie varie. La dottrina marcionita (della quale non possediamo documenti originali, ma che possiamo ricostruire ragionevolmente dalle opere degli eresiologi) si esplica nell'antitesi tra l'Antico e il Nuovo Testamento in una sorta di diteismo asimmetrico. Questa interpretazione dualistica probabilmente fu mutuata da Cerdone, lo gnostico siriano che in quel periodo predicava a Roma, ma Marcione non può essere considerato semplicemente uno gnostico in quanto, secondo lui, la salvezza non derivava dalla gnosi, ma dalla Grazia divina. Egli voleva un Cristianesimo puro, non corrotto dall'associazione col Giudaismo. Il Cristianesimo per Marcione era la pura e semplice Nuova Alleanza.