Busseto (Büsé in dialetto bussetano, Busèjj in dialetto parmigianoGuglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano. Tomo II M-Z, Artegrafica Silva, pp. 891ss.) è un comune italiano di abitanti della provincia di Parma in Emilia-Romagna. Antica capitale dello Stato Pallavicino, è celebre soprattutto per avere tra le sue frazioni quella di Roncole Verdi che diede i natali, nel 1813, al compositore Giuseppe Verdi e in cui visse lo scrittore e giornalista Giovannino Guareschi. Dal 1533 gode del titolo di città.
Geografia fisica Territorio Busseto è un comune della bassa parmense che si trova al limite nord-ovest della Provincia di Parma, a circa 41 km a nord-ovest di Parma e a circa 8 km a sud del fiume Po. Vicino a Busseto scorre il torrente Ongina, affluente di sinistra del fiume Arda, che in questa parte di territorio segna il confine tra le provincie di Parma e Piacenza.
Clima
Origini del nome Le prime fonti scritte in cui compare il toponimo del comune, nella forma di Buxetum, risalgono ai primi anni del XII secolo. Si ritiene che il nome del paese derivi da buxus, cioè bosso o, come altri sostengono, da busetum, ossia recinto per i buoi.
Storia
Attilio Zuccagni-Orlandini fa risalire l'origine del paese sin all'antica Roma, precisamente alla guerra fra Otone e Vitellio per la successione all'imperatore Galba, quando alcuni coloni della vicina Cremona si stabilirono in loco dopo la Battaglia di Bedriaco.
La prima citazione storica del borgo di Busseto risale però all'anno 768, quando il nome compare per l'erezione di una cappella, inviando una richiesta all'allora vescovo di Cremona da cui dipendeva e sotto la quale rimase sino a quando Borgo San Donnino non venne innalzata a diocesi (attuale Diocesi di Fidenza) il 12 febbraio 1601.
A partire dal X secolo, sulle terre di Busseto signoreggiarono i Pallavicino, estendendo progressivamente le loro terre fino al Po, al Taro, al Ceno, allo Stirone ed all'Ongina. Prima testimonianza dei Pallavicino risale all'epoca di Adalberto, capostipite della casata, che nel 985 vi ricostruì le mura e ne edificò la rocca facendone per i circa cinquecento anni successivi la capitale di quello che divenne noto col nome di "Stato Pallavicino".
Fedele all'Impero, nel 1268 con la caduta degli Hohenstaufen, Busseto pagò la propria fedeltà verso gli imperatori con la distruzione completa delle sue mura difensive, riuscendo a toccare un nuovo picco di splendore solo con Rolando Pallavicino detto il Magnifico che fu il primo a pubblicare delle leggi stabili per il suo stato, note come Statuta Pallavicinia e risalenti al 1429. Con la morte di quest'ultimo nel 1457 ebbe inizio la decadenza dello stato anche se, nel 1533, il borgo venne proclamato città dall'imperatore Carlo V d'Asburgo in occasione di una sua visita in loco ed in riconoscenza alla fedeltà dimostratagli da Girolamo Pallavicino. L'imperatore visitò nuovamente il borgo di Busseto dieci anni dopo quando, il 21 giugno 1543, si incontrò qui con papa Paolo III per definire l’apertura del Concilio di Trento.
Alla morte dell'ultimo rappresentante della casata, Galeazzo II, nel 1580 si estinse con lui anche la casata dei marchesi di Busseto, facendo convogliare i possedimenti nelle mani di un cugino, Sforza Pallavicino, già marchese di Cortemaggiore. Cinque anni dopo, alla morte di Sforza, i possedimenti della casata passarono ad un altro cugino, Alessandro Pallavicino, già marchese di Zibello che ad ogni modo ne tenne il controllo solo sino al 1588 quando lo Stato Pallavicino venne sequestrato da Alessandro Farnese e compreso nei possedimenti dei Farnese (il Ducato di Parma e Piacenza) di cui seguirà le sorti storiche. Per pochi mesi, nel 1636, Alessandro Galeazzo, parente dell'ultimo marchese, riottenne il proprio trono per alcuni mesi per poi essere nuovamente scalzato dai Farnese.
Simboli Lo stemma di Busseto, riconosciuto con decreto del capo del governo del 29 luglio 1933, è blasonato:
Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Collegiata di San Bartolomeo Apostolo
Edificata nel 1336 sui ruderi di una chiesa preesistente, la collegiata di San Bartolomeo Apostolo fu completamente ricostruita in stile gotico su iniziativa del marchese Rolando il Magnifico; gli interni furono ristrutturati in stile rococò intorno alla metà del XVIII secolo. La chiesa conserva importanti opere, tra cui: la pala d'altare con San Bartolomeo portato in gloria dagli Angeli di Francesco Boccaccino gli affreschi della cappella della Beata Vergine della Concezione, realizzati da Michelangelo Anselmi fra il 1538 ed il 1539. Sono del pittore Giuseppe Moroni le stazioni della Via Crucis; i due grandi affreschi nell'abside (1942-43): uno con i momenti salienti della Passione di Gesù e l'altro inneggiante alla Vita e glorificazione della Vergine; le due vetrate raffiguranti i Santi Vigilio e Giusto nella cappella dedicata ai caduti. Il ricco Tesoro della Collegiata è costituito da numerosi paramenti sacri, argenterie, libri miniati e altri oggetti preziosi.
Oratorio della Santissima Trinità
Attiguo alla collegiata di San Bartolomeo Apostolo, l'oratorio, inizialmente dedicato al beato Rolando de' Medici, fu edificato tra il XIV ed il XV secolo e successivamente affidato alla confraternita della Santissima Trinità, da cui trasse il nome; tra il 1766 ed il 1770 gli interni furono completamente ristrutturati in stile rococò. La piccola chiesa, nota per aver ospitato nel 1836 le nozze tra Giuseppe Verdi e Margherita Barezzi, sua prima moglie, conserva alcune opere pregevoli, tra cui la pala d'altare raffigurante la Santissima Trinità con le Sante Apollonia e Lucia, dipinta da Vincenzo Campi nel 1579.
Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola
Finanziato dal lascito del nobile bussetano Pietro Pettorelli, il collegio gesuitico fu edificato in stile barocco a partire dal 1617; l'attigua chiesa, progettata dall'architetto Francesco Pescaroli, fu terminata nelle strutture solamente nel 1682. Nel 1768 il collegio fu chiuso in seguito alla cacciata dei Gesuiti e adibito dapprima a scuola, poi ad abitazione privata, caserma ed ospedale, fino all'attuale utilizzo quale casa protetta. La navata interna della chiesa, decorata con maestosi stucchi, realizzati da Domenico Dossa e Bernardo Barca nel 1687, ospita alcune opere di pregio, tra cui la pala d'altare raffigurante la Gloria di Sant'Ignazio, dipinta agli inizi del XVIII secolo da Ilario Spolverini.
Chiesa e convento di Santa Maria degli Angeli
Edificato fra il 1470 e il 1474 in attuazione delle disposizioni testamentarie del marchese Rolando il Magnifico, il notevole complesso conventuale, dalle forme tardo-gotiche, è caratterizzato dalla sobrietà della facciata e degli interni. La chiesa è arricchita da alcune opere di pregio, tra cui spicca per importanza il gruppo statuario del Compianto sul Cristo morto, realizzato in terracotta all'interno di una finta grotta dallo scultore Guido Mazzoni nel 1476. Il convento adiacente si sviluppa attorno ad un grande chiostro quadrato, ampliato e decorato a più riprese nei secoli successivi.
Chiesa di Santa Maria Annunziata
Ricostruita in forme neoclassiche nel 1804 su progetto dell'architetto Giuseppe Cavalli, la chiesa conserva al suo interno varie opere di valore: la pala d'altare raffigurante lAnnunciazione, dipinta nel 1581 da Vincenzo Campi; tre tele di Pietro Antonio Balestra: Resurrezione di Nostro Signore, - Le Marie al sepolcro di Cristo, - Apparizione di Cristo a Santa Maria Maddalena.; l'affresco della Crocefissione, posto nell’arco del coro, dipinto nel 1949 dal pittore Giuseppe Moroni e un simulacro del Cristo Morto in cuoio, che secondo la leggenda fu deposto sulla riva del Po nel XV secolo nel corso di una piena.
Chiesa di San Michele Arcangelo
Completamente ricostruita in forme barocche tra il XVI e il XVII secolo, la chiesa parrocchiale di Roncole Verdi conserva al suo interno tracce degli affreschi risalenti agli inizi del XVI secolo, riaffiorate durante i restauri novecenteschi, oltre ad alcuni dipinti ad olio, tra cui la grande tela di Girolamo Magnani raffigurante il Calvario, che viene esposta ogni anno il venerdì santo; la chiesa, ove Giuseppe Verdi ricevette il battesimo, ospita inoltre l'organo settecentesco su cui studiò il Maestro da bambino.
Santuario della Madonna dei Prati
Edificato tra il 1690 e il 1696 su progetto dell'architetto don Francesco Callegari, il monumentale oratorio barocco di Madonna dei Prati fu arricchito negli interni negli anni seguenti, ma rimase incompiuto nella facciata; molto frequentato dai fedeli per secoli, cadde in declino in seguito alla caduta di un fulmine nel 1828, che causò la morte di sei persone durante la celebrazione della festa patronale, risparmiando fortuitamente il giovane Giuseppe Verdi; elevato a santuario nel 1904, il luogo di culto divenne sede parrocchiale nel 1926; al suo interno sono conservati alcuni dipinti di pregio, delimitati da fastose cornici settecentesche intagliate..
Chiesa di Sant'Andrea
Menzionata per la prima volta tra il 915 e il 924, la pieve di Sant'Andrea mantenne la giurisdizione sulle cappelle di tutta la zona fino al 1436, quando la chiesa di San Bartolomeo Apostolo fu elevata al rango di collegiata; riedificata completamente negli anni successivi su finanziamento del marchese Rolando il Magnifico, la chiesa fu risistemata internamente verso la fine del XVII secolo, con la stuccatura barocca della navata centrale e la costruzione di quella destra; ristrutturata in forme rococò nel presbiterio verso la metà del XVIII secolo, fu dotata della navata sinistra solo in seguito; al suo interno sono conservati vari stucchi seicenteschi e settecenteschi, la pala di Sant'Andrea, eseguita da Pietro Antonio Balestra intorno al 1750, il coro ligneo intarsiato, risalente all'incirca al 1780, e lo sportello del tabernacolo ornato con un dipinto seicentesco raffigurante Cristo redentore.
Chiesa di San Vigilio
Menzionata per la prima volta nel 1299, la chiesa di Samboseto fu probabilmente ricostruita nel XIV secolo e dotata di campanile nel 1380; riedificata in forme barocche nel XVI secolo, fu in seguito arricchita della facciata neoclassica; al suo interno sono conservati un fonte battesimale risalente al 1581 e vari dipinti seicenteschi e settecenteschi, tra cui lImmacolata, eseguita da Clemente Ruta, la Madonna col Bambino assieme ai santi Vigilio, Lucia e Teresa d'Avila, realizzata forse da Girolamo Donnini, e i Santi Vigilio e Donnino, di anonimo pittore parmense.
Chiesa di San Rocco
Edificata originariamente nel XIV secolo ad opera dei monaci cistercensi dell'abbazia di Chiaravalle della Colomba, la chiesa di San Rocco fu ricostruita nel 1717 e arricchita della facciata neoclassica; al suo interno si conservano una settecentesca pila dell'Acqua Santa, la pala dellIncoronazione della Vergine e alcuni arredi lignei di pregio, tra cui gli stalli del coro e la cantoria, realizzati da Francesco Galli verso il 1795.
Chiesa di San Gregorio Nella frazione di Spigarolo si trova la chiesa dedicata a San Gregorio. Oltre a un altare ligneo della prima metà del XVIII secolo, al suo interno conserva tre raffigurazioni di Madonna col Bimbo: la prima, nell'abside, riporta la madre e il figlio sono in compagnia dei santi Gregorio e Bartolomeo (dipinti nel 1547 da Francesco Pesenti detto Sabbioneta) e di un cherubino (realizzato da Pietro Antonio Balestra nella seconda metà del XVIII secolo); la seconda, nella cappella di destra, trova posto assieme ai santi Rocco e Biagio in un'ancona del 1635; la terza, in un locale sulla destra, è un affresco votivo databile alla fine del XV secolo.
Architetture militari Rocca Pallavicino