Casola Valsenio (Chêsla in romagnolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna.

Fondato come borgo nel XIII secolo, sorge nella media valle del Senio, nell'Appennino faentino. Durante la Seconda guerra mondiale fu teatro di aspri combattimenti, in particolare presso la Rocca di Monte Battaglia.

Il territorio comunale include una parte del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, patrimonio UNESCO componente del sito "Carsismo nelle evaporiti e grotte dell'Appennino settentrionale".

Storia Dalla fondazione al XVIII secolo L'alta valle del Senio risulta abitata sin da epoche molto antiche: sono stati rinvenuti resti archeologici che testimoniano la presenza di insediamenti etruschi, gallici e romani.

Intorno all'anno Mille, a tre km a nord dell'attuale centro abitato, viene fondata l'abbazia benedettina di Valsenio, dalla quale partì una vasta opera di bonifica agraria che ebbe come esito l'aumento dei terreni coltivati e l'introduzione della coltivazione del castagno. La prima memoria della località di Casola risale all'anno 1126, quando papa Onorio II concesse il Castrum Casulae alla Chiesa imolese. Il castrum si trovava sulla collina soprastante l'attuale centro abitatoStefano Saviotti, Relazione storica illustrativa allegata al Piano strutturale comunale associato, Faenza 2009. Scaricabile dal sito web del comune (comune.faenza.ra.it).. Nel giugno 1216 i faentini distrussero i castra di Casola e Montefortino, costringendo gli abitanti a trasferirsi più a valle e a fondare un nuovo centro abitatoCasola Valsenio 1216-2016, «Il nuovo Diario-Messaggero», 3 settembre 2016, pp. 27-29..

Originaria dell'alta valle del Senio è la famiglia Pagani, dalla quale discende quel Maghinardo (ante 1243-1302), citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia come «il lioncel dal nido bianco, che muta parte da la state al verno». Maghinardo ebbe un ruolo importante nelle vicende politiche e militari della Romagna del XIII secolo.

Il censimento effettuato 1371 dal cardinal legato Anglico de Grimoard menziona Casola come villa (insediamento non fortificato), facente parte del contado di Imola e con 42 fuochi (circa 170-190 persone). Nel 1424 Filippo Maria Visconti conquistò Imola, e quindi anche Casola giurò fedeltà al Duca di Milano, per passare nuovamente ai Manfredi di Faenza (1439), quindi a Girolamo Riario e Caterina Sforza, signori di Imola e Forlì (1478) e, infine, a Cesare Borgia (1500-1503). Dopo una breve parentesi veneziana, nel 1506 Casola, con tutta la valsenio, fu annessa allo Stato della Chiesa. Nel 1524 furono ridefiniti i confini: il territorio comunale fu esteso a monte fino a comprendere Baffadi e Mercatale.

Nel XV secolo furono sottratte con la forza militare alla giurisdizione del comune «le parrocchie di Vedreto, Monte Mauro, Pozzo, S. Andrea, Stifonti, Gualfusa e Presiola». Esse furono accorpate al comune di Brisighella, situato nella valle del Lamone. Il confine tra i due comuni fu posto sul fiume Senio, a poche centinaia di metri dall'abitato. La cospicua riduzione delle dimensioni del territorio casolano ebbe anche un effetto economico negativo, poiché un comune con meno abitanti riscuoteva meno tasse e imposte. Tale situazione persistette per diversi secoli, fino alla prima metà dell'Ottocento.Pier Giacomo Rinaldi Ceroni e Andrea Padovani,

Nello stesso secolo si affermò il ruolo del casato dei Ceroni (o Ceronesi, o Ceruni), tanto che si diffuse presso i paesi vicini il soprannome di "Ceroni" per gli abitanti di Casola. Nel 1523 accadde un episodio di cui si conserva tuttora il ricordo. Il 27 ottobre truppe imolesi comandate da Guido Vaini e dal capitano di ventura Ramazzotto Ramazzotti, attaccarono Casola, distruggendo 80 case. I Ceronesi si asserragliarono nella rocca della famiglia Ceroni che sovrastava il paese. Il giorno dopo (28 ottobre) i trecento difensori della Rocca, guidati da Raffaello Brunori Ceroni, attaccarono di sorpresa le truppe ghibelline imolesi che salivano ancora la montagna gettando sugli assalitori numerose botti piene di sassi. Vista la mala parata, gli imolesi si ritirarono, lasciando molti morti sul campo e sei bocche da fuoco di diverse dimensioni. L'evento è oggi ricordato come la «Battaglia delle botti». Nel 1563 si schierano contro i Ceroni il Granduca di Toscana, Cosimo de' Medici e il Papa Pio IV che, con oltre 5.000 uomini, distrussero beni e proprietà legate ai Ceronesi.

Nella seconda metà del XVII secolo il sito originario di Casola fu definitivamente abbandonato. La chiesa di Sopra fu progressivamente abbandonata; l'area rimase utilizzata dalle famiglie casolane come luogo di sepoltura dei propri cari. La titolarità della parrocchia fu trasferita alla chiesa di S. Maria Maddalena, esistente dal 1559. Poco tempo dopo, la nuova chiesa parrocchiale fu promossa ad arcipretale.

XIX secolo

Nel 1792 fu realizzato il foro boario, nei pressi della strada principale. Al ritorno del dominio pontificio tutti i territori furono restituiti. Il 16 luglio 1816 Papa Pio VII, ben consigliato da monsignor Giovanni Soglia Ceroni, giurista e docente alla Sapienza nato a Casola (1779-1856)Il Soglia portò alla luce il documento più antico che parla della storia di Casola, Ceroniae Gentis in Aemilia vetusta aliquot monumenta (1634) di don Domenico Mita, e lo fece stampare a Roma., emise un decreto col quale i confini del territorio casolano si estesero a spese di quello di Brisighella, riportando dopo diversi secoli il confine tra i comuni sul torrente Sintria. Per impulso di monsignor Soglia Ceroni furono anche fondati due istituti, uno maschile e uno femminile, per l’educazione dei fanciulli. Il primo fu affidato ai Francescani, il secondo alle suore Dorotee. Inoltre le funzioni giurisdizionali del comune di Casola furono potenziate. Casola divenne sede di Governatorato (uno dei tre del Distretto di Imola) con Pretura, caserma dei Carabinieri e carceri mandamentali«Il nuovo Diario-Messaggero», 19 settembre 2015, p. 24.. La sua giurisdizione si estese su tre comuni della vallata del Santerno: Castel del Rio, Fontana e Tossignano. Nel 1829 iniziò la costruzione della nuova via di comunicazione con Fontanelice, la prima strada che dal territorio casolano passò nella valle del Santerno. Verso il 1830 Casola contava circa abitanti, dei quali circa la metà abitanti in paese.

Nel 1855 Casola fu colpita dalla grave epidemia di colera che infestò buona parte della penisola. Il morbo colpì 218 persone, causando la morte di 131 di essi, fra cui intere famiglie. Con l'unità d'Italia, Casola fu ridotta a semplice Comune e molte parrocchie ottenute nel 1816 furono restituite a Brisighella. Nel 1871 Casola contava abitanti, che divennero 4.525 dieci anni dopo.

XX secolo

Nel 1904, il 29 marzo, fu fondata la prima Cassa rurale del paese, tuttora esistenteMatteo Pirazzoli, «La nostra banca? 120 anni di cultura cattolica e mutualità», ne «Il nuovo Diario-Messaggero», 16 maggio 2024, pag. 30. Oggi fa parte del Gruppo Bcc della Romagna Occidentale.. Nel 1901 la popolazione del comune ammontava a abitanti, di cui 975 residenti nel capoluogo e 4.153 nelle campagne. Nei dieci anni successivi si ebbe un leggero incremento fino a 5.271. Maggiore fu la crescita fra le due guerre, con 5.749 residenti nel 1921 e 5.831 nel 1931, di cui circa 1.300 nel capoluogo. Anche Casola subì le violenze dei fascisti, che nel gennaio 1922 assassinarono, nella piazza che oggi porta il suo nome, il dirigente socialista Luigi Sasdelli. Nel 1915 Casola diede i natali a Giuseppe Cenni (Medaglia d'oro al valor militare), asso e vera leggenda dell'aviazione.La Seconda guerra mondiale si abbatté su Casola e la valle del Senio nell'ottobre 1944. Nella zona erano già operanti le formazioni partigiane organizzate nella 36ª Brigata Garibaldi "Alessandro Bianconcini". Casola divenne teatro di violenti e sanguinosi scontri tra gli Alleati, impegnati nello sfondamento della Linea Gotica, e l'esercito tedesco. L'abitato non fu risparmiato: prima di ritirarsi a Borgo Rivola più a valle, il 28 novembre i tedeschi fecero esplodere il municipio e le scuole; anche tutti i ponti più importanti furono distrutti dai tedeschi. Il giorno dopo Casola fu liberata dalle truppe indiane Sikh dell'8ª Divisione britannica, ma per mesi rimase totalmente isolata. I caduti riposano nel Campo della Memoria di Zattaglia (ex Sacrario). Per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana, Casola Valsenio fu insignita della Croce di Guerra al Valor Militare.

Nel dopoguerra iniziò una faticosa opera di ricostruzione, segnata da profondi cambiamenti sociali ed economici resi più drammatici dal fenomeno, comune a gran parte degli Appennini settentrionali, dello spopolamento delle aree rurali. Nel secondo dopoguerra i residenti si sono dimezzati, a causa dell'emigrazione dalle zone collinari, scendendo in vent'anni da 5.757 (1951) a 3.389 (1971). Negli anni 1970 e 1980 si sono gettate le basi per un nuovo sviluppo fondato sull'integrazione tra agricoltura specializzata e di qualità, turismo e valorizzazione delle emergenze naturali e ambientali del territorio. È stata realizzata una zona artigianale in località Valsenio, a valle dell'abitato. Il decremento della popolazione è rallentato ma non è cessato del tutto, in quanto nel 1981 sono stati censiti 3.051 residenti, 2.930 nel 1991 e 2.842 nel 2001.

Il giorno 25 febbraio 2015 - dopo giorni di piogge intense e incessanti - alle ore 8:00 del mattino metà del campo da calcio, dove disputa le proprie partite la squadra locale, è rovinosamente franata a valle. Per fortuna in quel momento non si stavano svolgendo né partite né allenamenti. L'accaduto ha destato enorme impressione in paese e in tutta la Regione.

Il mese di maggio 2023 (2 e 3 maggio, 16-17 maggio) ha segnato profondamente l'Appennino romagnolo e il territorio di Casola Valsenio. L'alluvione ha provocato nel territorio comunale oltre 1.300 frane, delle quali 300 hanno devastato gli oltre di strade comunali, compromettendo l'accesso alle aree agricole del territorio. Subito si sono attivati i soccorsi. Fino al 28 luglio i soccorritori e decine di volontari sono rimasti operativi nel territorio; grazie a loro si è riusciti a rendere percorribili le strade, sia quelle comunali, sia quelle interpoderali ad uso pubblico e privato. Hanno così potuto riprendere il lavoro le aziende agricole e le attività di raccolta dei prodotti: frutta, foraggio, trebbiatura cereali, ecc. Fondamentale è stato anche il rifornimento delle attività di allevamento. Il costo del ripristino e della messa in sicurezza della viabilità e delle infrastrutture pubbliche è stato stimato in oltre 124 milioni di euro, che si spera di poter ricevere dallo Stato in tempi brevi, per non compromettere l'assetto socio-economico delle aree e delle attività agricole. Gli interventi di somma urgenza in maggio e giugno hanno avuto un costo di oltre 2,5 milioni di euro; si sono spesi 1,8 milioni per i primi interventi di messa in sicurezza della viabilità rurale comunale.

Simboli Lo stemma si può blasonare d'argento, al ponte di due arcate in raffigurazione naturalistica, movente dai fianchi dello scudo, gettato sopra una corrente d'acqua fluttuosa d'azzurro. Vi è rappresentato l'antico ponte di BaffadiImmagine del ponte di Baffadi negli anni Venti. costruito nel 1621 e distrutto durante la seconda guerra mondiale. Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Onorificenze Il comune di Casola Valsenio è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, è stato insignito della Croce di guerra al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale: