Un angelo (dal greco ánghelos «messaggero») in diverse tradizioni religiose è un essere spirituale che assiste e serve Dio, accompagnando anche l'uomo nel suo progresso spirituale e nella sua esistenza terrena.

Le principali religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islam) da secoli credono nell'esistenza di una numerosa gerarchia di angeli. Secondo l'iconografia tradizionale, quelli fedeli a Dio sono detti «bianchi», in relazione alla luce, mentre ve ne sono anche di ribelli, comandati da Satana, designati come «angeli neri» in analogia all'oscurità.

Etimologia

La parola "angelo" deriva dal latino angelus e ha origine dalla parola greca (traslitterazione: ággelos; pronuncia: ánghelos), traduzione dell'ebraico מלאך, mal'akh, che significa "messo", "messaggero", "servitore".

Attestato nel dialetto miceneo nel XIV/XII secolo a.C. come akero, con il significato di inviato, messaggero, e reso con il termine daimon nelle prime traduzioni greche di testi giudaico-cristiani, resta ad oggi un mistero il passaggio al differente termine greco angelos che aveva invece accezione laica, con poche eccezioni: come messaggero delle divinità, il termine "angelo" appare per la prima volta associato al dio Hermes nelle credenze religiose della civiltà classica, ben distante dalla figura spirituale descritta nei Testi Sacri giudaico-cristiani.

Durante l'alto e il basso medioevo, sino al primo rinascimento, nei territori di dominazione bizantina fu in uso la variante latina e volgare di origine greca 'augello', 'angello' e 'angellus', anche per l'onomastica, ancora chiaramente attestata negli archivi storici medievali di città come ad esempio Caltabellotta, Gaeta, Genova e Padova.Anche come identificativo familiare e come nome proprio di persona. Lo stesso in parte avvenne con la variante 'agnolo' forse ricollegabile al tardo antico 'agnellus'

Nella cultura religiosa classica

Il termine greco antico ánghelos (messaggero) è riferito al dio Hermes considerato il messaggero degli DeiSam Eitrem in Oxford Classical Dictionary, Oxford University Press, 1970. Trad. it. Dizionario di antichità classiche, Milano, San Paolo Edizioni, 1995 pag.115.. Identica funzione viene attribuita a Iride sia nellIliade sia negli Inni omericiSam Eitrem, op. cit., così in Platone, nel Cratilo (407e-408b) queste due divinità vengono indicate come ángheloi degli Dei. Allo stesso modo viene indicata Artemide-Ecate (Sofrone- Scoli a Teocrito, II,12) alludendo ai suoi rapporti con il mondo dei morti (Inferi). Anche Hermes è "messaggero di Persefone" (Inscriptiones Graecae XIV, 769) e quindi in rapporto con il mondo dei morti.In collegamento a ciò, Sam EitremOp. cit. evidenzia che a Tera sono state rinvenute delle interessanti iscrizioni sepolcrali cristiane nelle quali viene menzionato lánghelos del defunto (Inscriptiones Graecae III, 933 e segg.).

Nella riflessione teologico-filosofica antica un tema corrispondente alla comune nozione degli angeli è già presente.

In Talete, come in Eraclito, il mondo è pieno di deiAristotele. De anima I,5 e Diels-Kranz 11 A 22:

Per i pitagorici i sogni erano inviati agli uomini dai geni.

Anche DemocritoPlinio, Historia naturalis, XXX,2. parlò di geni abitanti nello spazio.

Platone, in particolare nel Simposio, menzionò dei dáimōn che, ministri di Dio, sono vicini agli uomini per ben ispirarli.

Con Filone di Alessandria (20 a.C. ca–50 d.C.), filosofo e teologo di cultura ebraica ed ellenistica, lánghelos greco si incrocia con il mal'akh della Bibbia (così già reso nella Septuaginta) e diviene, nella sua spiegazione esegetico-allegorica della stessa Bibbia, il nesso fra il mondo sensibile e quello del Dio trascendente unitamente alle idee, alla sapienza e al pneumaRoberto Radice in Enciclopedia filosofica, vol.5. Milano, Bompiani, 2006, pag.4121. Questo nesso si rende necessario nella teologia di Filone in quanto il Dio trascendente non potrebbe avere un rapporto diretto con il mondo sensibile per via del male in esso contenutoPiero Treves in Oxford Classical Dictionary, Oxford University Press, 1970. Trad. it. Dizionario di antichità classiche, Milano, San Paolo Edizioni, 1995 pag.953..

A partire dal II-IV secolo, la teologia neoplatonica utilizzerà la figura dellánghelos, inserita nella processione dall'Uno unitamente ai Dèmoni e agli EroiGiovanni Reale. Storia della filosofia greca e romana, vol.9. Milano, Bompiani, 2004, pag.98, seguendo l'ordine gerarchico di: Dei, Arcangeli, Angeli, Demoni ed Eroi.

Porfirio sosteneva che sono gli angeli a portare a Dio le nostre invocazioni difendendoci dai dèmoni malvagi.

Giamblico elaborò una gerarchia del mondo celeste sostenendo che gli angeli innalzano l'uomo dal mondo materiale mentre i demoni li spingono a immergervisi, gli arcangeli accompagnano le loro anime nel cielo e gli eroi si occupano del mondo. E la loro visione è ben differente:

Per Proclo gli angeli hanno il compito di aiutare l'uomo a tornare a Dio, sono esseri buoni che comunicano la volontà degli dei:

Il culto degli angeli fiorì in Egitto e Asia Minore tra il II e III secolo d.C.. In questo quadro tale figura veniva evocata dal rito teurgico e considerata come accompagnatore dell'uomo dall'ingresso all'esistenza terrena, quando la sua anima scendeva lungo le varie influenze delle sfere celesti che ne determinavano le caratteristiche personologiche, durante la vita in quanto ne erano guida e protezione, e nel dopo-morte, quando gli angeli divenivano responsabili della sua purificazione, dovendo recidere i vincoli dell'anima del defunto con il mondo della materiaAndrea Piras in Encyclopedia of Religion, vol.1. NY, Macmillan 2005, pag.344.

Andrea PirasIn Encyclopedia of Religion, vol.1. NY, Macmillan 2005, pag.344 evidenzia la stretta connessione tra gli angeli e le anime dei defunti nelle credenze relative all'immortalità delle religioni del mondo classico in quanto, secondo tali credenze, le anime migliori venivano trasformate in angeli. Così se una persona veniva formata attraverso la perfezione spirituale poteva acquisire uno status simile a quello degli angeli e questo spiegherebbe l'aggiunta del termine "angelo" al nome del defunto nelle iscrizioni funerarieAndrea Piras Op.cit..

Nella cultura religiosa dell'area mesopotamica La cultura religiosa dell'area mesopotamica ha elaborato alcune credenze sugli angeli, qui indicati con il termine sukkal (o sukol), che riverbereranno nei successivi monoteismi. Il ruolo dell'angelo babilonese è quello di messaggero-inviato del dio: il sukkal di Marduk è, ad esempio, Nabu, quello di Anu è Papsukkal mentre quello di Inanna è Mummu.

La cultura religiosa babilonese possiede degli angeli-custodi degli uomini (shedu e lamassu) raffigurati all'ingresso delle case per la protezione degli abitanti, accompagnandoli quando escono dalle stesse.

Altra figura importante è il karibu (o karabu, lett. "colui che prega, invoca") da cui deriverà il nome giunto nella lingua italiana come "cherubino"Il termine italiano "cherubino" deriva dal latino tardo cherub (pl. cherubim) a sua volta ripreso dal greco cheroub (cheroubim, Χερουβ, pl. Χερουβίν) che ha origine dall'ebraico kerub (kerubim; כְּרוּב, pl. כרובים) a sua volta dal babilonese e dall'assiro karabu (accadico kuribu).. Il karibu viene raffigurato con le mani protese verso il cielo pronto a intercedere con gli Dei. La sua rappresentazione, in forma antropomorfa o zoomorfa, ma comunque munita di ali è poi declinata nelle iconografie delle religioni abramitiche.

Nello Zoroastrismo

Gli "angeli" ricoprono un ruolo fondamentale nella religione zoroastriana.Lo Zoroastrismo (o Mazdeismo) è la religione fondata dal profeta iranico ZarathuštraLa fondazione di questa religione è basata sull'esperienza estatica del profeta (manthran) Zarathustra il quale, accompagnato dall'Ameša Spenta Vohū Manah, viene portato al cospetto di Ahura Mazdā. Così la parte più antica dellAvestā: presumibilmente tra il X e l'VIII secolo a.C. e che avrà una notevole influenza sull'Ebraismo e sullo stesso CristianesimoAl riguardo cfr., tra gli altri, Paul Du Breuil Zarathustra (Zoroastre) et la transiguration du monde, XI-XII e XIII capitolo, Parigi, Payot, 1978; trad.it. Zarathustra (Zoroastro) e la Trasfigurazione del Mondo (a cura di Gian Luigi Blegnino e Laura Giusti), Genova, ECIG, 1998,. Tale fede religiosa presuppone l'esistenza di un unico Dio indicato con il nome di Ahura Mazdā (Colui che crea con il pensiero) sapiente, onnisciente e sommo bene il quale all'origine dei tempi creò due spiriti superiori (mainyu) più una serie di spiriti secondari. Dopo tale creazione, uno dei due spiriti superiori, Angra Mainyu (Spirito del male), si ribellò al Dio unico trascinando con sé una moltitudine di esseri celesti secondari denominati Daēva, l'altro spirito superiore Spenta Mainyu (Spirito santo del bene) unitamente ad altri spiriti secondari indicati come Ameša Spenta restarono invece fedeli ad Ahura Mazdā, avviando uno scontro cosmico tra il Bene e il Male di cui la creazione dell'universo materiale e dell'uomo ne rappresenterà l'elemento centraleOccorre qui ricordare che la ricostruzione del pensiero religioso di Zarathuštra è assai controversa, risultando le fonti di difficile interpretazione. Se i seguaci di questa religione in India, i Parsi, espongono questa dottrina, vi è chi ha fatto notare che tale lettura del messaggio zoroastriano risente dell'influenza dei missionari cristiani attivi in quel paese nel XIX secolo, in particolare del reverendo della Chiesa di Scozia John Wilson attivo a Mumbai a partire dal 1829. Oggi gli studiosi sono divisi nell'intendere il messaggio originale di Zarathuštra come monoteista o dualista (con le varianti di "monoteismo con dualismo etico"). Ovvero se la personificazione del male, Angra Mainyu, sia da intendersi, nel pensiero originario del profeta iranico, come entita originaria del male o invece creata e successivamente ribellatasi all'unico dio Ahura Mazdā. Per una presentazione delle differenti teorie in merito si rimanda alla voce sul pensiero religioso di Zarathuštra.. All'interno di questo quadro cosmico l'uomo creato dal Dio unico deve scegliere se schierarsi con il Bene o con il Male, il fedele zorastriano non ha dubbi al riguardo:

Così Arnaldo Alberti:

Il libro sacro dello Zoroastrismo, lAvestā, menziona al VI verso del I Yasna anche degli esseri angelici denominati Fravašay (anche Fravaši) in qualità di "angeli custodi" o "spiriti guardiani benefici" degli uomini vivi, delle loro famiglie e comunità e delle loro anime dopo la loro morte Cfr. anche Arnaldo Alberti. Op.cit. pag.631.

Un'ulteriore entità spirituale, indicata come YazataIn lingua pahlavi: Yazad. (lett. il "venerabile") e assimilabile anch'essa alla nozione di angelo, compare tra gli altri nello Yasna I, 3 dellAvestā:

Nell'Ebraismo Il termine "angelo" è usato anche per l'ebraico biblico מלאך, mal'akh, sempre con il significato di "inviato", "messaggero"; anche per אביר, abbir (lett. "potente" o anche "uomo forte, valoroso" nel Salmo 78,25); per א*להים, ělōhîm (sost. masch. plurale; lett: legislatori, giudici - riferito a persone o riferito a Dio, divinità straniere o in talune interpretazioni, spiriti celesti - nel Salmo 8,5); e per שִׁנְאָן shin'an (moltitudini) nel Salmo 68,17.

Giudaismo del Secondo Tempio Il Giudaismo eredita dalla tradizione mesopotamica alcuni termini come Karibu, reso in ebraico come Kerub (כְּרוּב). Ma nel monoteismo biblico KerubReso nella nostra lingua come Cherubino. non è una divinità a cui essere devoti, quanto piuttosto un sottoposto dell'unico Dio onnipotente indicato come Jhwh.

La figura del Kerub compare nel Libro della Genesi: