Bagnara di Romagna (Bagnêra in romagnolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna.
Il borgo è l'unico esempio di castrum medievale integralmente conservato in tutta la pianura cispadana, con gli elementi fondamentali quali rocca, cinta muraria, porta civica, terragli e fosse.
Geografia fisica Territorio Bagnara di Romagna è situata nel settore occidentale della provincia di Ravenna, ai confini con la provincia di Bologna. Il confine tra i due territori è posto, dal 1859, sul fiume Santerno, che scorre ad un chilometro dall'abitato.
Bagnara si trova inoltre lungo gli Stradelli Guelfi, il percorso parallelo alla Via Emilia che un tempo collegava vari castelli, chiese e residenze signorili, da Bologna fino al mare Adriatico. Tra tutti i borghi fortificati che sorgevano lungo il percorso, quello di Bagnara resta l'unico esempio di castrum medievale tuttora integralmente conservato.
Origini del nome Il toponimo originale "Bagnara" si riferisce alla tipologia del suolo che contraddistingue la pianura alluvionale, molto umido e ricco di acque stagnanti e risorgive: la Silva Bagnaria (o Balnearia).
Il nome completo "Bagnara di Romagna" fu assegnato con un Regio decreto (Torino, 11 gennaio 1863), per distinguere il comune romagnolo da quello di Bagnara Calabra.
Storia Fondazione Il territorio su cui sorge oggi Bagnara era anticamente boschivo e paludoso. Fu oggetto di parziale bonifica da parte degli Etruschi e successivamente fu colonizzato dai Romani. Il toponimo latino da cui deriva il nome attuale era Silva Bagnaria o Balnearia. Anche il territorio bagnarese fu interessato alla centuriazione, ovvero alla divisione in lotti ed alla costruzione di un reticolato geometrico di strade. Uno dei cardi era l'attuale via Lunga (via Longa), posta circa un chilometro a sud-est dell'attuale centro abitato.
In epoca altomedievale, nei pressi dell'antica via Lunga (in località denominata "Prati di S. Andrea", oggi interessata da un recupero archeologico e ambientale), un kardo dell'antica centuriazione romana, venne edificato il primo nucleo della città di Bagnara, attorno a un castrum. Il primo documento cartaceo in cui si ricorda Bagnara risale al 7 marzo 855: è una donazione fatta da un nobile imolese, Gisolfo, all'arcivescovo di Ravenna Giovanni. Il padre di Gisolfo, Romualdo, sentendosi prossimo alla morte, aveva deciso di donare alla Chiesa di Ravenna i suoi beni, sparsi nei territori bolognese, imolese e faentino. Tra essi vi era la curtem meam integram que est posista in Balnearia con le sue pertinenze, tra cui un castrum. Il castrum divenne feudo del vescovo di Imola nel 1126 per decisione di papa Onorio II.
Di Bagnara vecchia non rimane più nulla: secondo la ricostruzione storica finora prevalente, il castrum fu distrutto l'8 maggio 1222 nel corso di una battaglia tra le città di Bologna e Faenza, alleate, che sconfissero Imola, da cui dipendeva Bagnara. I sopravvissuti, rimasti senza tetto, si trasferirono in un luogo dove allora sorgeva un oratorio intitolato a San Giovanni, ad appena 800 metri di distanza. Nacque così la nuova Bagnara.
Dal Medioevo all'Unità d'Italia Nei secoli che seguirono Bagnara fu teatro di battaglie, saccheggi e oggetto di negoziati. Il castrum passò di mano a diversi padroni, che l'ottennero come preda di guerra, o per compravendita, oppure per donazione.
Oltre al vescovo d'Imola, si avvicendarono nel suo possesso Uguccione della Faggiola, i Manfredi, gli Ordelaffi, i Da Polenta, i conti di Cunio, i Visconti (siamo alla metà del Trecento), i Malatesta, gli Estensi, poi nel Quattrocento: di nuovo il vescovo d'Imola, Taddeo Manfredi, Galeazzo Sforza e Galeotto Manfredi. Nel 1482 Bagnara fu assegnata a Girolamo Riario quale dono di nozze da parte di Papa Sisto IV, suo zio, assieme alle città di Imola e Forlì. Alla morte del Riario, ucciso in una congiura a Forlì, gli subentrò la vedova Caterina Sforza.
Caterina è, tra le personalità storiche più conosciute, quella le cui vicende sono maggiormente legate a Bagnara. Vendicò il marito in maniera spietata e mantenne il possesso di tutte le sue terre, ereditate dal figlio ancora minorenne, Ottaviano Riario. Caterina nulla poté invece contro l'invasione dell'esercito francese di re Carlo VIII, che nel 1494 scese nella penisola diretto a conquistare il Regno di Napoli. Caterina s'incontrò segretamente, proprio nella rocca di Bagnara, con il duca di Calabria, figlio del re di Napoli, per stringere un'alleanza (23 settembre 1494). Ma l'esito dello scontro fu favorevole a Carlo VIII, che divenne il nuovo padrone della penisola italiana. Dopo i francesi, Bagnara dovette subire anche il dominio del duca Cesare Borgia, che alla fine dell'anno 1499 conquistò Imola e gli altri castelli posseduti da Caterina fino a Forlì.
Il figlio Ottaviano Riario, giunto intanto alla maggiore età, avviò una campagna per la riconquista dei suoi territori, ma si rivelò non all'altezza del compito. Seguirono decenni di lotte per il possesso di Imola e del suo contado, Bagnara compresa, tra sostenitori del Papa e sostenitori del re di Francia. Bagnara dovette subire sanguinose scorrerie da ambedue le parti. Mentre Imola e le località circostanti finirono sotto il controllo del Papa (cioè “immediatamente soggetti”), su Bagnara la giustizia del tempo non trovò una soluzione. I sostenitori del Papa e i sostenitori del re di Francia raggiunsero un accordo di compromesso solo il 30 luglio 1562: Bagnara sarebbe stata “mediatamente” soggetta alla Santa Sede. Inoltre, il vescovo di Imola conservò il titolo di conte di Bagnara e mantenne la proprietà su quasi tutto il territorio comunale; conservò anche il potere di amministrare il comune e la giustizia e di provvedere alla difesa militare del territorio. Spettò al consiglio comunale di Imola il potere di veto sulla nomina del commissario (il sindaco dell'epoca) e il diritto di esigere le imposte fondiarie.
È legata alla devoluzione di Bagnara alla Chiesa di Imola l'edificazione dell'orologio da torre. Nella piazza centrale, sulla torre del palazzo comunale (“Palazzo Vecchio”) fu posto un orologio meccanico con campana. Fu, a quel tempo, uno dei pochi orologi da torre della Bassa RomagnaTonino Pini e Valdo Pirazzini, La tormentata storia di un orologio da torre, Giornale di massa, settembre 2015, pag. 15. Inizialmente suonò solo le ore intere; dal 1792 anche i quarti d'ora. Nel 1815 fu demolito il vecchio palazzo comunale. L'orologio fu collocato su una nuova torre, costruita sopra la porta principale del paese (quella che guarda verso il fiume Santerno).. Il XVI secolo si concluse con un tragico evento: nel 1591, dopo tre anni consecutivi di carestia, scoppiò un'epidemia di tifo petecchiale che causò in paese oltre 223 vittime. Per Bagnara fu il numero massimo di morti mai riscontrato in un solo anno della sua storia.
Nel Seicento andò un po' meglio: la peste “manzoniana” del 1630-31, che mieté numerose vittime nei paesi vicini, non toccò Bagnara, che invocò unito la sua protezione. Per questo motivo il consiglio comunale istituì una festa annuale di ringraziamento alla Madonna, detta “del Voto”, fissata all'ultima domenica di luglio. Negli archivi comunali è conservata la delibera con cui fu istituita la solennità:
Da allora la festa, probabilmente istituita su una tradizione già esistente, è continuata ininterrottamente fino ai nostri giorni. Nel 1610 fu firmata la prima delibera consiliare relativa alla scuola. Nel documento, datato al 5 aprile, si riferiva che il maestro chiedeva una camera per insegnare perché fino ad allora aveva fatto lezione sotto la loggia del municipioValdo Pirazzini, Quando l'italiano era ancora una raffinata lingua straniera, in «Giornale di massa», marzo 2018, pp. 17-18..
Il Settecento fu contraddistinto da diversi flagelli: in primo luogo le guerre di successione, che interessarono indirettamente la Romagna, dove vari eserciti fissarono i propri quartieri invernali e pretesero vitto, alloggio, legna da ardere, biada per i cavalli ed altro dalla popolazione. Nel 1736 all'occupazione straniera si aggiunse anche una grave carestia. Nell'ottobre 1765 si verificarono molti casi di febbre terzana (una febbre intermittente, malarica), accompagnati da epidemie che colpirono il bestiame bovino. Nonostante gli eventi avversi, a Bagnara il comune continuava ad impegnarsi per fornire un'istruzione primaria ai suoi abitanti. All'epoca l'istruzione comprendeva solo le prime tre classi della scuola elementareLa quarta classe venne aggiunta a Bagnara solo nel 1878.. Attorno al 1740 fu nominato maestro il cappellano don Filippo Lucchesi. Esercitò questo servizio per oltre quarant'anni, tanto da ricevere nel 1781 (quando fu collocato a riposo) una pensione di venti scudi mensili. Diventò così il primo pensionato della storia di Bagnara.
Nel 1797 invasero l'Italia i francesi di Napoleone, che abbatterono il vecchio regime e organizzarono nuove circoscrizioni amministrative e giudiziarie. Il vescovo di Imola perse ogni potere e diritto su Bagnara, mantenendo solamente la guida spirituale della parrocchia. Nel 1799 venne costituito il primo Monte frumentario. Si trattava di un luogo in cui si ammassava il grano. I contadini potevano prelevare la quantità che serviva per la semina. Dopo la fine della raccolta, erano tenuti a restituire il grano, aumentato di una percentuale come interesseIl Monte di Bagnara rimase in attività fino alla prima guerra mondiale..
Nel 1810 il Comune di Bagnara fu accorpato a quello di Castel Bolognese. Ma appena quattro anni dopo l'epoca napoleonica giunse alla fine. Il 25 maggio 1814 cessò definitivamente il dominio francese sull'Italia. In Romagna fu ripristinato il governo dello Stato pontificio. Il vescovo di Imola tornò a fregiarsi del titolo di conte di Bagnara, mentre i poteri amministrativi passarono al cardinal legato. Bagnara tornò ad essere un comune autonomo e fu inserita, con Imola, nella Legazione di Ravenna. Nel 1817 il consiglio comunale decise di costruire il cimitero fuori dalla città. Fu scelta un'area di fronte alla chiesa della Madonna del Soccorso (dove il camposanto si trova tuttora). Nel 1821 fu inaugurato il primo ponte sul Santerno, in legnoNon nello stesso punto di oggi poiché all'epoca il fiume descriveva un'ampia ansa. Il ponte si trovava a sud dell'abitato di Mordano.. Col tempo, gli ingenti lavori di manutenzione iniziarono a gravare pesantemente sul bilancio comunale, tanto che dopo poche decine di anni il ponte fu chiuso al traffico. Si ritornò ad attraversare il Santerno con un traghetto, come si faceva sin dal Seicento.
I successivi avvenimenti politici nazionali ebbero una forte eco nel paese: alcuni bagnaresi parteciparono ai moti mazziniani del 1831; nel 1846 venne festeggiata ufficialmente l'elezione al soglio pontificio del vescovo d'Imola Giovanni Maria Mastai Ferretti (Papa Pio IX); nel 1849, dopo la proclamazione della Repubblica Romana, Bagnara subì l'invasione delle truppe austriache che ripristinarono il potere temporale del papato. Gli imperiali entrarono in paese il 22 maggio 1849.
Al 1855 risale l'ultima epidemia di colera in paese, con 16 morti ufficialmente denunciati (ma probabilmente il totale dei decessi raggiunse la quarantina).
Dal Regno d'Italia alla Repubblica Con l'annessione al nuovo regno, si verificano alcuni importanti cambiamenti istituzionali: l'istruzione primaria divenne obbligatoria, così come la leva militare; la nomina del sindaco passò dal vescovo al re; inoltre, passò dalle parrocchie ai comuni la gestione degli istituti di beneficenza nonché la registrazione di nascite, matrimoni e morti. Vennero invece trasferiti direttamente allo Stato i beni ecclesiastici non strettamente necessari al culto. A questi primi anni risale anche la costruzione della prima rete fognaria e delle prime pubbliche latrine.